Guai per Zanchetta, diocesi perquisita e sequestrati i pc

Nico Spuntoni

Nuove ombre su Gustavo Óscar Zanchetta, il vescovo argentino sul quale è già in corso un’inchiesta per presunti abusi sessuali. I locali della diocesi di Orán sono stati perquisiti dagli uomini della Procura della Repubblica. Un provvedimento scaturito nell’ambito di un’indagine per presunte frodi contro lo Stato ed amministrazione fraudolenta.

Nuove ombre su Gustavo Óscar Zanchetta, il vescovo argentino sul quale è già in corso un’inchiesta per presunti abusi sessuali. I locali della diocesi di Orán, di cui il prelato fu titolare dal 2013 al 2017, sono stati perquisiti dagli uomini dell’Unità per i crimini economici della Procura della Repubblica.

Un provvedimento scaturito nell’ambito di un’indagine per presunte frodi contro lo Stato ed amministrazione fraudolenta. L’accusa è relativa a fatti che sarebbero avvenuti proprio nel periodo in cui Zanchetta, prima di essere nominato a sorpresa assessore dell’Amministrazione del patrimonio della Sede Apostolica, ricopriva l’incarico di vescovo. La perquisizione, condotta da Monica Viazzi, procuratore penale di Salta, ha portato al sequestro dei computer e dei documenti presenti nel quartier generale amministrativo della diocesi e risalenti a quel lasso temporale.

La scorsa estate il pubblico ministero competente ha formalizzato contro Zanchetta l’accusa di “abusi sessuali continui ed aggravati” sulla base delle testimonianze di due seminaristi che hanno raccontato di aver subito molestie sessuali tra il 2016 ed il 2017. Dall’Argentina, i problemi del vescovo emerito di Oràn sono arrivati in Vaticano: su di lui è stata aperta un’indagine anche da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Questo però non gli ha impedito di partecipare agli esercizi spirituali nella Casa del Divin Maestro ad Ariccia lo scorso marzo, invitato direttamente da Francesco. Il papa ed il vescovo indagato si erano conosciuti quando entrambi lavoravano nella conferenza episcopale argentina: Zanchetta era stato il sottosegretario esecutivo durante la presidenza dell’allora cardinale Bergoglio. La sua era stata una delle prime ordinazioni episcopali dell’attuale pontificato, il 23 luglio del 2013. Quattro anni dopo, però, il pontefice aveva dovuto accogliere le sue dimissioni arrivate dopo le continue lamentele pervenute in Vaticano tramite la Nunziatura e relative ad una presunta gestione economica disordinata della diocesi e a comportamenti autoritari.

Nonostante ciò, il 19 dicembre del 2017 Zanchetta è stato nominato Assessore dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, incarico nel quale non ha predecessori e – finora – neppure successori. Pur essendo sospeso dalle sue funzioni per l’indagine portata avanti sul suo conto dall’ex Sant’Uffizio, il nome del prelato argentino continua a comparire nella struttura dell’organismo guidato da monsignor Galantino. Non a caso, lo scorso giugno, nell’ambito del processo argentino per abusi nel quale è imputato, Zanchetta ha ottenuto il permesso di tornare a Roma per motivi di “natura occupazionale” almeno fino ad agosto.

La decisione del giudice Claudio Alejandro Parisi non aveva accolto le richieste del pm che si era opposto alla possibilità di lasciar partire il vescovo, ma aveva mantenuto le misure restrittive disposte in precedenza. Francesco, rispondendo ad una domanda sull’ex sottosegretario della conferenza episcopale argentina, durante un’intervista concessa alla giornalista Valentina Alazraki per Televisa, aveva spiegato di aver creato per Zanchetta una posizione ad hoc all’Apsa, la cassaforte immobiliare della Santa Sede, perché “economicamente era disordinato, ma non ha gestito male economicamente le opere che ha fatto. Era disordinato ma la visione è buona”.

La Santa Sede, attraverso un comunicato emesso allo scoppio del caso dall’allora portavoce ad interim della Sala Stampa, Alessandro Gisotti, aveva sostenuto che al momento della nomina presso l’organismo presieduto da monsignor Galantino, contro il vescovo argentino erano emerse accuse di autoritarismo ma non ancora quelle di abusi sessuali.

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