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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi, respinto in Australia l’appello del cardinale Pell

Abusi, respinto in Australia l’appello del cardinale Pell

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Agosto 2019
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L’ex prefetto della Segreteria per l’Economia torna in carcere, i suoi avvocati valutano il ricorso all’Alta Corte. Il Vaticano: prendiamo atto della sentenza, siamo vicini alle vittime di abuso

IACOPO SCARAMUZZI

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CITTÀ DEL VATICANO. La Santa Sede «prende atto» della sentenza, ricorda che Pell «ha sempre ribadito la sua innocenza» e «conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili», precisando che, per quanto riguarda il processo canonico che il Vaticano può intraprendere autonomamente rispetto alla giustizia australiana, «la Congregazione per la Dottrina della Fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso».

L’ex prefetto vaticano della Segreteria per l’Economia è tornato in carcere, dove continuerà a scontare la condanna. La libertà vigilata sarà possibile dopo tre anni e otto mesi. È probabile che i suoi legali facciano appello all’Alta Corte, il grado supremo della giustizia australiana. Secondo la stampa australiana, tale ultimo appello non è automatico ma, vista l’importanza del caso, è probabile.

Il cardinale Pell «è ovviamente deluso dalla decisione odierna», ha dichiarato un suo portavoce presso l’arcidiocesi di Sidney. «Tuttavia i suoi avvocati esamineranno attentamente la sentenza per decidere se chiedere un congedo speciale alla Corte suprema. Nel notare che la decisione è stata presa due a uno, il cardinale Pell continua a protestare la propria innocenza».

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Gli avvocati di Pell avevano fatto appello contestando 13 ragioni per le quali gli abusi sessuali sarebbero stati «fisicamente impossibili» da compiere, sia per quanto riguarda la cronologia, sia perché la violenza sessuale sarebbe avvenuta in sagrestia a conclusione di una messa affollata, sia per l’impossibilità fisica di compiere tale violenza con addosso i pesanti paramenti sacri della messa. Due giudici su tre che componevano il collegio giudicante, Anne Ferguson e Chris Maxwell, hanno respinto l’appello, mentre il giudice Mark Weinberg lo avrebbe accolto. Nel dispositivo di sentenza di oltre 300 pagine si legge che il giudice Weinberg ha trovato che nella testimonianza della vittima ci fossero discrepanze tali da mettere in dubbio la colpevolezza di Pell e che, più in generale, le altre prove portate dalla vittime rendevano il suo racconto «impossibile da accettare». Tuttavia, ha spiegato il giudice Ferguson, «l’appello su base dell’irragionevolezza (dell’accusa, ndr) è stato respinto perché due di noi hanno un diverso punto di vista sui fatti». I giudici hanno invece respinto all’unanimità altri due argomenti della richiesta d’appello relative a presunte irregolarità procedurali del processo di primo grado.

Pell, ha tenuto a precisare il giudice Ferguson, «non è stato reso il capro espiatorio per alcuna mancanza percepita della Chiesa cattolica o per alcun fallimento relativo all’abuso sessuale dei minori da parte del clero».

Il primo ministro australiano Scott Morrison ha commentato la sentenza affermando che «i tribunali hanno fatto il loro lavoro, hanno emesso le loro sentenze. E questo è il sistema di giustizia in questo paese e deve essere rispettato» ed ha aggiunto che prevede che a Pell verranno ritirate le onorificenze statali. In una distinta dichiarazione, il governatore generale David Hurley ha affermato che ritirare l’Order of Australia sarà fatto «quando tutte le procedure legali avranno fatto il loro corso».

L’arcivescovo di Melbourn Peter A. Commensoli ha commentato da parte sua la condanna esprimendo rispetto per la sentenza ma sottolineando che «la complessità della ricerca della verità in questa materia ha messo molti alla prova e continuerà probabilmente a farlo». L’Arcivescovo ha precisato che Pell continuerà a ricevere sostegno pastorale in segno di «carità cristiana» e ha ribadito il proprio sostegno alle vittime di abuso sessuale.

Una folla di persone ha atteso fuori dalla Corte la sentenza ed ha salutato la condanna con esclamazioni di gioia.

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Gli abusi al centro del processo sarebbero avvenuti a danno di due uomini che nel 1996 e 1997 erano minorenni. Delle due vittime, rimaste anonime, una ha potuto testimoniare in tribunale, la secondo è morta di overdose nel 2014. La vittima sopravvissuta ha commentato oggi la sentenza con un comunicato nel quale si dice «sollevato» dalla sentenza, contesta chi ha messo in discussione le sue motivazioni e rivendica di aver messo a repentaglio la propria privacy, la propria salute e la serenità della propria famiglia: «Il mio viaggio non è stato un viaggio facile», scrive, aggiungendo: «Ora ho bisogno di definirmi lontano da tutto questo. Di recente ho iniziato un nuovo capitolo della mia vita come padre. L’esperienza che ho attraversato mi ha aiutato a comprendere cosa è veramente importante».

Il processo di Melbourne, va ricordato, è distinto dalle accuse di insabbiamento di abusi compiuti da altri sacerdoti a Ballarat di cui è stato accusato Pell, e che risalgono all’epoca in cui egli era vescovo ausiliare, che hanno portato il cardinale australiano a comparire a marzo del 2016 davanti alla Royal Commission into Institutional Responses to Child Sexual Abuse (Commissione reale sulle Risposte istituzionali agli Abusi sessuali sui Minori) in video-collegamento da Roma.

Quanto al processo attuale, per il quale a giugno del 2017, sentito papa Francesco, Pell, dopo iniziale tentennamento, ha deciso di tornare in Australia per difendersi in tribunale, senza opporre l’immunità diplomatica, già lo scorso febbraio la Sala stampa della Santa Sede aveva reso noto che «dopo la sentenza di condanna di primo grado nei confronti del cardinale Pell, la Congregazione per la dottrina della fede si occuperà ora del caso nei modi e con i tempi stabiliti dalla normativa canonica».

Il portavoce vaticano Matteo Bruni, oggi, ha commentato così: «Ribadendo il proprio rispetto per le autorità giudiziarie australiane, come dichiarato il 26 febbraio in occasione del giudizio in primo grado, la Santa Sede prende atto della decisione di respingere l’appello del Cardinale George Pell. In attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte. Nell’occasione, insieme alla Chiesa di Australia, la Santa Sede conferma la vicinanza alle vittime di abusi sessuali e l’impegno, attraverso le competenti autorità ecclesiastiche, a perseguire i membri del clero che ne siano responsabili».

«Come per altre vicende, la Congregazione per la Dottrina della Fede attende gli esiti del processo in corso e la conclusione definitiva di tutti i gradi di giudizio prima di occuparsi del caso», ha inoltre precisato Matteo Bruni. «Come dichiarato dalla Sala Stampa il 26 febbraio scorso, il Santo Padre aveva già confermato le misure cautelari disposte nei confronti di George Pell al rientro del cardinale in Australia, ossia, come di norma, la proibizione dell’esercizio pubblico del ministero e il divieto di contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età».

https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2019/08/21/news/abusi-respinto-in-australia-l-appello-del-cardinale-pell-1.37366775?refresh_ce

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