Il prete sotto inchiesta per abusi si autosospende dalla parrocchia

Don Dondoli lascia Pietramala dopo il via libera dell’arcivescovo Giuseppe Betori. «Ha chiesto un periodo di riposo»

di Giulio Gori e Valentina Marotta

Don Emanuele Dondoli, il pievano indagato per violenza sessuale aggravata, lascia la parrocchia San Lorenzo a Pietramala, nel Comune di Firenzuola. A darne notizia il suo legale Francesco Stefani: «Ha chiesto un periodo di riposo per tutelare la comunità che rappresenta e raccogliere le energie per difendersi dalle accuse contestate dalla Procura fiorentina». Una richiesta subito accolta dal cardinale Giuseppe Betori, fa sapere la Diocesi, «per garantire la serenità della comunità». Presto sarà nominato un amministratore parrocchiale per garantire l’assistenza spirituale ai fedeli e la celebrazione della messa.

Un epilogo forse annunciato. Dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta della Procura, l’arcivescovo aveva annunciato l’avvio di un’indagine canonica e la possibile sospensione del sacerdote. A far partite le indagini la denuncia di una ragazza di 19 anni. In un momento di fragilità e confusione personale, nel marzo 2018, aveva cercato conforto in chiesa. Era convinta di essere posseduta dal demonio e si era rivolta a don Emanuele, che conosceva da tempo. Il religioso, secondo il pm Benedetta Foti, avrebbe abusato di lei per quattro mesi. In più occasioni, don Dondoli, secondo l’accusa, l’avrebbe invitata spogliarsi e a sdraiarsi su un lettino in sagrestia praticandole massaggi con un unguento e facendole credere che si trattava di «benedizioni» per liberarla dal maligno. Lei all’inizio è «incapace» di respingerlo, dirà poi la perizia psichiatrica disposta dalla Procura perché «affetta da un disturbo della personalità ansioso depressivo».

Solo nel giugno 2018, la ragazza trova il forza di denunciarlo. La polizia sequestra nella casa del sacerdote, pc e cellulare, in cui vengono scoperte foto di donne nude, ma non pare della giovane, oltre a un’ampolla contenente il presunto unguento miracoloso. L’inchiesta ora è chiusa, ma il difensore chiederà, con incidente probatorio, una nuova perizia psichiatrica sulla giovane. «Don Emanuele è sempre stato molto isolato rispetto al presbiterio (il resto del clero, ndr). Molti anni fa decise di ritirarsi a Pietramala, di isolarsi. Quando mi è capitato di incontrarlo l’ho trovato un uomo molto affabile, ma è successo di rado, perché è un personaggio molto chiuso in se stesso».

A spiegarlo è don Alfredo Jacopozzi, direttore dell’ufficio cultura e università della Curia di Firenze, che proprio come don Dondoli fu ordinato sacerdote nel 1988. Quattro anni dopo, era il ‘92, don Emanuele diventò parroco nella pieve di San Lorenzo a Pietramala e da allora non si era più spostato da quel paesino di duecento anime. E anche se al Ponte di Mezzo i suoi coetanei che tra gli anni ’70 e ‘80 frequentavano la parrocchia della Regina della Pace, a Firenze Nova, non lo ricordano, più di un sacerdote assicura che don Dondoli si formò religiosamente in quella chiesa. «Al seminario di Firenze arrivò con la presentazione della parrocchia della Madonna della Pace, questo lo ricordo bene — racconta don Giovanni Paccosi che era qualche anno di corso davanti a lui — Era un ragazzo cordiale, poi però l’abbiamo perso di vista». Non è chiaro invece se don Emanuele fosse allievo di don Lelio Cantini, né se facesse parte dell’«esercito» del sacerdote che anni dopo sarebbe finito nello scandalo pedofilia. «Ci sono otto ragazzi che vanno e frequentano il seminario — scriveva don Cantini in un dattiloscritto datato 1979 sui suoi giovani fedeli che aveva indirizzato al seminario — bisogna che vi rendiate conto della grandezza di questa cosa, siamo un esercito che fa paura ai preti».

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