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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

I laici ai vescovi Usa: “Rendere noti tutti i documenti su McCarrick”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Giugno 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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I casi di abusi sessuali commessi da chierici sono di nuovo al centro dei lavori dell’assemblea generale dei vescovi degli Stati Uniti. L’appuntamento di primavera, in corso nella consueta sede di Baltimora, prevede un voto sulle misure per la responsabilità dei vescovi nella gestione degli abusi.

Il Comitato di controllo ha anticipato i dati dei casi registrati negli ultimi trent’anni, precisando che dagli anni Ottanta a oggi il numero si è dimezzato e che nel 2018 si sono verificati solo tre episodi.

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“Le nuove accuse sono poche rispetto al passato”, ha detto il presidente della Conferenza episcopale, cardinale Daniel DiNardo. “In ogni caso per fare giustizia dobbiamo cercare ogni figlio di Dio la cui innocenza è stata sottratta da un orribile predatore in un momento qualsiasi, decenni fa o oggi stesso”.

Intanto, come riferisce Matt Hadro della Catholic News Agency, gli organi consultivi della Conferenza episcopale degli Stati Uniti hanno chiesto ai vescovi di sollecitare la Santa Sede affinché renda pubblica tutta la documentazione relativa alla condotta di Theodore McCarrick, in accordo con il diritto canonico e civile.

“Presentiamo ancora una volta una risoluzione relativa allo scandalo McCarrick”, ha dichiarato Anita Raines, presidente del Consiglio consultivo nazionale, nella sua relazione di fronte all’assemblea. “Il Consiglio chiede all’unanimità che i vescovi statunitensi esortino la Santa Sede a rendere pubblici i risultati delle indagini diocesane e dell’arcidiocesi su Theodore McCarrick”.

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Subito dopo, Francesco Cesareo , presidente del National Review Board (NRB), gruppo consultivo formato da laici per aiutare i vescovi statunitensi in materia di protezione dei minori, ha chiesto a sua volta ai vescovi di sollecitare il rilascio di tutti i documenti rilevanti per l’inchiesta su McCarrick.

Facendo riferimento a una risoluzione, adottata dai vescovi nel loro incontro del novembre 2018, che chiedeva il rilascio dei documenti (richiesta poi respinta perché si temeva che potesse essere considerata in contrasto con la Santa Sede) Cesareo ha esortato i vescovi a premere comunque in tale direzione, sostenendo che “la salvezza delle anime è la legge suprema della Chiesa” e che “la cura per il popolo deve essere in primo piano quando si affronta questo problema”.

Il National Review Board, composto da tredici membri, è stato costituito dalla Conferenza episcopale Usa nel 2002, dopo le rivelazioni sugli abusi sessuali su minori commessi nel corso di decenni e in tutto il paese da parte di chierici.

Oltre a chiedere la pubblicazione dei documenti relativi all’indagine della Santa Sede su McCarrick, entrambi gli organi consultivi hanno espresso preoccupazione per le proposte della Conferenza cattolica degli Stati Uniti circa l’attuazione del motu proprio Vos estis lux mundi di Papa Francesco come risposta alla crisi degli abusi.

In particolare, Anita Raines ha affermato che le direttive, pur incoraggiando il coinvolgimento dei laici da parte dei metropoliti nelle indagini sulle accuse di abuso sessuale, non richiedono un coinvolgimento di esperti laici. Ma in questo modo, escludendo esperti qualificati dalle indagini, si ha la “percezione di vescovi che indagano su vescovi”.

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Preoccupazioni simili sono state espresse da Cesareo. “Mentre il National Review Board loda la Santa Sede per aver fatto un passo avanti così deciso circa i casi di chierici responsabili di abusi”, il consiglio “prova disagio” per quanto riguarda il modello che prevede che il metropolita sovrintenda alle indagini sulle accuse di abuso nei confronti di altri vescovi. “Questo essenzialmente significa che i vescovi controllano i vescovi”.

“Il coinvolgimento dei laici è la chiave per ripristinare la credibilità della Chiesa”, ha sottolineato Cesareo. Lasciarli fuori dal processo investigativo “segnalerebbe la continuazione di una cultura di autoconservazione che suggerirebbe complicità”.

Tra le altre richieste, Cesareo ha citato la necessità di migliorare e ampliare il processo di revisione relativo alla Carta di Dallas, assicurando che sia veramente indipendente.

La Carta di Dallas per la protezione dei bambini e dei giovani è stata redatta nel 2002 come risposta alle rivelazioni di abusi sessuali su minori avvenuti negli Usa da parte di chierici.

A.M.V.
https://www.aldomariavalli.it/2019/06/12/i-laici-ai-vescovi-usa-rendere-noti-tutti-i-documenti-su-mccarrick/amp/
 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.