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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » carabinieri » Si indaga su “abusi sessuali” contro i chierichetti del Papa

Si indaga su “abusi sessuali” contro i chierichetti del Papa

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Giugno 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Ai pm la denuncia di un ragazzo che viveva nell’istituto in Vaticano: “Un seminarista, oggi prete, mi violentò per anni. E ci sono altre vittime”

Di Alessandro Mantovani e Ferruccio Sansa

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C’è un’inchiesta alla Procura di Roma, a un chilometro dalle mura vaticane, che può mettere in imbarazzo le gerarchie ecclesiastiche fino a papa Francesco. Riguarda i presunti abusi, almeno in parte fra minori, commessi nel Preseminario San Pio X, l’istituto che all’interno della Santa Sede ospita i chierichetti che servono messa in San Pietro con il Papa. Ragazzini in un percorso “pre-vocazionale”.

“Ci entrai nel 2006, avevo 13 anni”, ha raccontato un giovane, oggi 26enne, che chiameremo Mario. “Appena arrivai l’allora rettore, monsignor Enrico Radici, mi indicò un ragazzo di un anno più grande di me, già ammesso al seminario. Mi disse che ero giovane e per ogni cosa dovevo affidarmi a lui. Di lì a poco iniziò a entrare quasi tutte le notti nella stanza in cui dormivo con altri due, mi accarezzava, mi praticava sesso orale, costringeva me a fare altrettanto, poi veri e propri atti di sodomia”.

COSI’, RACCONTA Mario, per sei anni, finchè non decise di andarsene nel 2012. Non senza aver parlato, almeno dal 2009, con monsignor Radice: “Mi disse che ero invidioso di lui, che mi avrebbe mandato via e avrebbe raccontato tutto alla mia famiglia”. Il giovane riferisce di gravissime sofferenze.

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“Si è sentito solo, abbandonato, nonostante il tempo trascorso non ha superato quello che ha vissuto, la sua vita di relazioni è seriamente compromessa, è tuttora in cura da una psicoterapeuta – spiega l’avvocato Dario Imparato, che lo assiste –. Un anno di differenza a quell’età vuol dire molto, per di più il rettore aveva attribuito grande autorità all’altro giovane”. Nella denuncia il ragazzo scrive che altri giovanissimi avrebbero subito gli stessi abusi da parte di Gabriele Martinelli, oggi sacerdote 27enne in Lombardia.

La storia è nota dalla fine del 2017, quando ne scrisse Gianluigi Nuzzi nel libro Peccato originale (Chiarelettere) e se ne occuparono Le Iene. La riferì un giovane polacco, Kamil, che per due anni, tra il 2010 e il 2011, aveva condiviso la cameretta con Mario e disse di aver assistito ai continui abusi e ai tentativi del ragazzo di negarsi al seminarista. Anche secondo Kamil, non era una libera relazione tra giovani gay. Solo allora Mario, raggiunto dalle Iene, si affidò all’avvocato Imparato per sporgere denuncia. “Mi rivolsi – spiega il legale – all’ufficio del Promotore di Giustizia vaticano”, il pubblico ministero della Santa Sede, al vertice del quale c’è il professore Gian Piero Milano con l’aggiunto professor Roberto Zanotti.

Per quanto si è capito hanno indagato, hanno sentito una trentina di persone, nel dicembre scorso Panorama ha scritto che l’inchiesta era conclusa ma poi non se n’è saputo più niente, forse perché gli abusi su minori nel codice penale vaticano sono puniti solo in caso di tempestiva querela, mentre in Italia si procede d’ufficio.

IL SERVIZIO della Iene lo vide anche l’allora procuratore della Repubblica di Sondrio, che aprì un fascicolo perché il presunto responsabile degli abusi diceva messa nel territorio di sua competenza. Poiché però le presunte violenze sarebbero state commesse in Vaticano, da Sondrio gli atti furono trasmessi, nel 2018, alla Procura di Roma, competente per i reati avvenuti all’estero, Vaticano compreso, in danno di cittadini italiani, esattamente come avviene per l’omicidio Regeni o i sequestri dei nostri connazionali all’estero. L’inchiesta è condotta nel più stretto riserbo dal pm Stefano Pizza con i carabinieri, sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Maria Monteleone ed è alle battute conclusive. Al centro c’è don Martinelli, che si occupava addirittura di ritiri spirituali, cioè anche di giovanissimi, ma poi – secondo alcune fonti – sarebbe stato trasferito ad altro incarico.

Ci sono gli abusi denunciati da Mario. La Procura sta anche ricostruendo, anche al di là dei possibili rilievi penali, l’atteggiamento delle gerarchie ecclesiastiche. Perché le notizie sui presunti abusi sono arrivati molto in alto, fino ai vertici dell’Opera Don Folci di Como che gestisce il preseminario San Pio X e al cardinale Angelo Comastri, vicario generale del Papa per la Città del Vaticano. Ci sono alti prelati che si sono dati da fere per chiarire, altri invece si sono girati dall’altra parte. Ai tempi dei presunti abusi, quando sul soglio pontificio c’era papa Ratzinger, come ai tempi in cui la vicenda è emersa sotto il pontificato di Bergoglio, che ha dichiarato guerra ai preti pedofili in tutti i continenti.

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SAREBBE INCREDIBILE se i magistrati di Piazzale Clodio aprissero un processo prima di quelli della Santa Sede su abusi avvenuti in Vaticano, nell’istituto in cui i chierichetti del Papa dovrebbero essere trattati meglio di qualsiasi altro ragazzino, accanto a Casa di Santa Marta dove vive il pontefice. Proprio lui, papa Francesco, ha o avrà in mano le conclusioni dell’inchiesta vaticana. E il pontefice, se volesse, potrebbe intervenire anche sul codice, introducendo la procedibilità d’ufficio per gli abusi in danno di minori.

(trascrizione da Il Fatto Quotidiano del 27 giugno 2019)

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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