Caso prete Impirotta, pena ridotta da quattro a tre anni
Confermata ma ridotta la pena per il prete di Randazzo, Vincenzo Calà Impirotta, accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane, all’epoca...
Le vittime si rivolgevano a padre Salvatore Anello chiedendo esorcismi per liberarsi di problemi materiali e psicologici. Il sacerdote approfittava dei riti per commettere atti sessuali
Il Tribunale di Palermo ha condannato a 6 anni e 10 mesi di reclusione, per violenza sessuale, padre Salvatore Anello, che secondo l’accusa avrebbe molestato e palpeggiato alcune parrocchiane. Le vittime si sarebbero rivolte al prete per chiedergli degli esorcismi: questi, da parte sua, prometteva di liberarle dai problemi materiali e psicologici di cui soffrivano. Ad accusare il sacerdote sono state alcune delle vittime, che hanno raccontato come padre Anello abbia approfittato della loro vulnerabilità per commettere atti sessuali. Il frate era finito in cella insieme a un colonnello dell’esercito, Salvatore Muratore, animatore della comunità ‘Rinnovamento dello Spirito Santo’, a cui vengono contestati gli stessi reati. Il militare, però, ha scelto il rito abbreviato ed è già stato condannato a sei anni e due mesi.
“Ero in uno stato di soggezione. Non ero lucida ed ero emotivamente dipendente dalla preghiera perché all’inizio mi faceva stare meglio. Mi rendevo conto che quello che faceva padre Anello non era giusto, ma non riuscivo a non andare agli appuntamenti”, ha raccontato una delle vittime agli inquirenti. La donna ha deposto al processo in cui Anello è imputato. La teste ha ricordato come aveva iniziato a frequentare il frate cappuccino e come il rapporto era diventato ben presto ambiguo. Il prete aveva cominciato a farle delle avances durante la preghiera e a toccarla. Stesso trattamento avrebbe riservato alla figlia minorenne della donna, che aveva problemi di salute. La ragazza, insieme ad altre vittime minori, è stata sentita in incidente probatorio. Analogo il racconto dell’altra vittima del frate, anche lei sentita al processo. L’accusa in giudizio è sostenuta dalla pm Giorgia Righi. Il religioso teneva incontri di preghiera per ottenere la “guarigione e liberazione dai demoni”.
https://tg24.sky.it/palermo/2019/05/28/palermo-condannato-prete-abusi-sessuali.html?fbclid=IwAR0sMJwoDT79Y9F5q2ayTHQlgqrytznMq7-6vIJzaZK4oJVV9NdOcZeGJlI
Confermata ma ridotta la pena per il prete di Randazzo, Vincenzo Calà Impirotta, accusato di violenza sessuale ai danni di un giovane, all’epoca...
Meno male che l'hanno preso prima che diventasse sacerdote: con l'accusa di avere adescato giovanissimi sui social network la polizia...
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso
