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Abusi, spuntano le lettere di McCarrick: Roma sapeva

Redazione WebNews by Redazione WebNews
29 Maggio 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 5 mins read
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Sullo scandalo McCarrick spunta un report del segretario che pubblica le lettere dell’ex cardinale predatore: confermano che fu posto sotto restrizioni nel 2008 e testimoniano che l’arcivescovo di Washington, Wuerl, sapeva; e che McCarrick protestò cercando in tutti i modi di eludere le restrizioni con la complicità di Wuerl. Quel materiale deve essere alla Congregazione dei vescovi. Perché allora il cardinale Ouellet non ne ha fatto menzione nel suo attacco a Viganò? E perché anche ieri – in un’intervista – il Papa ancora diceva che sul suo conto non sapeva nulla? 

Un rapporto di dieci pagine di quello che è stato il segretario personale di Theodore McCarrick per un anno, e che in seguito l’ha servito come segretario a Roma per diciannove anni, getta una luce ulteriore sulla vicenda, e conferma la veridicità di quanto affermato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò nella sua testimonianza dell’agosto scorso (LEGGI QUI IL DOSSIER). E a questo proposito c’è da registrare la prima risposta fornita dal Pontefice regnante sul colloquio avuto con mons. Viganò il 23 giugno 2013. Lo ha fatto proprio ieri a Valentina Alazraki, di Televisa: ha detto “Su McCarrick non sapevo niente, ovviamente, niente, niente. L’ho detto molte volte, non sapevo niente, nessun’idea”. E alla collega messicana ha detto ancora, su Viganò: “Non ricordo se mi ha parlato di questo. Se è vero o no. Nessun’idea. Ma sapete che di McCarrick non sapevo nulla. Se no, non sarei rimasto tranquillo, giusto?”.

Bisogna però sottolineare a corredo e luce di questa dichiarazione pontificia, che le circostanze del colloquio con Viganò furono diverse. Non fu il Nunzio a parlare di McCarrick, ma fu il Pontefice a chiedergli, di sua iniziativa, informazioni sul cardinale. Che era stato a vedere il Papa solo tre giorni prima dell’udienza a Viganò, e ne aveva ricevuto l’incarico di andare in Cina come rappresentante non ufficiale del Vaticano. E quando Viganò gli rispose in maniera molto dura e grave, dicendo che c’era un grosso dossier su di lui alla Congregazione per i vescovi, che aveva rovinato generazioni di preti e che Benedetto XVI gli aveva imposto restrizioni, il Pontefice non fece una piega, non mostrò nessuna emozione o interesse, e passò ad altro argomento. Un comportamento certamente singolare. È difficile alla luce di queste circostanze credere – anche se è il Papa a rivendicarlo – in un improvviso vuoto di memoria, su una questione che per quanto si possa essere cinici non sembrava secondaria, o di scarsa gravità. Come gli sviluppi successivi delle indagini hanno dimostrato ad abundantiam.

Di grande importanza è il rapporto di Anthony Figuereido, che si può trovare a questo indirizzo, http://thefigueiredoreport.com. Anthony Figuereido è un sacerdote americano, ordinato da McCarrick, che ha lavorato con lui come segretario per un anno e in seguito, quando si trovava ormai a Roma, era il suo aiutante, in particolare nelle traduzioni e nella corrispondenza. Le dieci pagine di questo rapporto, scritte per contribuire alla trasparenza e alla limpidezza nella Chiesa, contengono lettere e e-mail d McCarrick. Testimoniano che il cardinale fu posto sotto restrizioni, con una lettera del Prefetto dei Vescovi, il cardinale Re, nell’estate del 2008, da parte di Benedetto XVI; che l’arcivescovo di Washington, Donald Wuerl, contrariamente a quanto ha sempre affermato, e ancora sostiene, sapeva delle misure prese; e che McCarrick protestò prima, e poi fece finta di accettare ma poi cercò in tutti i modi di eludere le restrizioni, probabilmente con la complicità di Wuerl. Fra l’altro, un dettaglio importante: poiché il cardinale Re scrisse sia a McCarrick che all’arcivescovo di Washington, copie della lettera devono essere sia nell’arcidiocesi che alla Congregazione per i Vescovi. Come mai il cardinale Ouellet non ne ha fatto menzione nella sua lettera di attacco a Viganò? E perché la promessa di mettere a disposizione del pubblico tutti i documenti esistenti in Vaticano sul caso McCarrick non è mai stata soddisfatta, a oltre nove mesi dalla testimonianza di Carlo Maria Viganò?

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Anthony Figuereido, che fortunatamente è uscito da un grave stato di dipendenza dall’alcol, indotto, dice dai sensi di colpa originati dalla conoscenza di tante cose riprovevoli, forse scriverà altri rapporti, grazie ai documenti di cui dispone. Dallo scambio di lettere offerto da Figuereido appare chiaro che nell’agosto 2008 McCarrick ricevette una lettera in cui gli si imponevano restrizioni. McCarrick afferma inoltre che il cardinale Donald Wuerl, allora arcivescovo di Washington, ne era a conoscenza e fu coinvolto in conversazioni sull’attuazione delle restrizioni.

Sebbene i dettagli di quelle restrizioni non siano mai stati resi pubblici, la corrispondenza mostra che la prima richiesta era quella di un cambiamento di residenza (non più nel seminario); McCarrick promette di non viaggiare senza espresso permesso del Vaticano e di dimettersi da tutti i ruoli in Vaticano e all’interno della Conferenza dei vescovi (USCCB) degli Stati Uniti; protesta però per la proibizione di venire a Roma. In una lettera, McCarrick suggerisce che il Vaticano vuole “evitare la pubblicità” e quindi per questo mantiene le restrizioni riservate.

La corrispondenza mostra anche che, nonostante le restrizioni, McCarrick ha ripreso gradualmente a viaggiare già al tempo di Benedetto XVI, e poi a svolgere ruoli diplomatici di primo piano sotto Francesco. Non è escluso che in questo quadro siano compresi i colloqui con la Cina che potrebbero aver contribuito a definire il controverso accordo del 2018 tra Roma e Pechino sulla nomina dei vescovi.

Dopo l’elezione di papa Francesco, le attività e i viaggi di McCarrick sono state compiute alla luce del sole; il cardinale scriveva a Papa Francesco tra il 2013 e il 2017 per informarlo sui suoi viaggi e attività. Nella corrispondenza, McCarrick nega qualsiasi condotta sessuale scorretta. “Non ho mai avuto relazioni sessuali con nessuno”, ha scritto, ma ammette “una sfortunata mancanza di giudizio” nel condividere il suo letto con i seminaristi tra i venti ei trent’anni.

“Mentre i problemi dell’abuso sessuale hanno cominciato a emergere, ho capito che era imprudente e stupido e si è fermato”, ha scritto in una lettera del 2008 a un alto funzionario vaticano. Pare evidente che questa affermazione sia risultata falsa alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che lo ha condannato qualche mese fa e in conseguenza della cui condanna è stato ridotto allo stato laicale.

Da un esame della corrispondenza, che comprende e-mail e lettere private di McCarrick nel periodo 2008-2017, sembra che alti funzionari della Chiesa, incluso il Segretario di Stato vaticano sotto il Papa Benedetto XVI, il capo della Congregazione per i Vescovi, e l’ambasciatore di papa negli Stati Uniti, fossero a conoscenza delle restrizioni. McCarrick scrive anche di aver discusso le restrizioni con Wuerl nel 2008, dicendo che “l’aiuto e la comprensione di Wuerl è, come sempre, un grande aiuto e sostegno fraterno per me”. Ora, è da sottolineare che in caso di restrizioni, la principale responsabilità della sorveglianza cade sul titolare della diocesi. Ma come ha ben testimoniato mons. Viganò, Wuerl probabilmente ha chiuso entrambi gli occhi. E rimase senza risposta una lettera di Viganò all’attuale Segretario di Stato, il card. Parolin, a cui si chiedeva se le restrizioni fossero state abolite, vista l’attività pubblica e i viaggi di McCarrick.

All’inizio dell’ottobre del 2018, il Vaticano ha rilasciato una dichiarazione in cui diceva che il Pontefice aveva ordinato uno “studio approfondito” dei suoi archivi in relazione al caso McCarrick ; si prometteva che che i risultati sarebbero stati rilasciati “a tempo debito”.  Evidentemente, sei mesi dopo il “tempo debito” non è ancora maturo.

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http://www.lanuovabq.it/it/abusi-spuntano-le-lettere-di-mccarrick-roma-sapeva?fbclid=IwAR1me5z2kGWeAU287Md_3S_JxphJeUkCSGbgNzgHxVpUkEhTKpB1vKQ-Q7c#.XO6mmHIXCck.facebook

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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