Polonia, il docufilm sui preti pedofili che fa indignare il Paese

Il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra

Aurora Vigne

Abusare, e poi nascondere. Una modalità già vista questa dei preti pedofili che ora emerge con forza da un nuovo documentario girato in Polonia.

Al centro di questo lungometraggio, appunto, i casi di abusi sessuali su minori da parte di sacerdoti cattolici. Il docufilm, che su YouTube ha avuto oltre sette milioni di visualizzazioni, da quando è stato pubblicato sabato scorso ha provocato un’ondata di reazioni indignate.

Intitolato “Tylko nie mòw nikomu” (Ma non dirlo a nessuno) e realizzato dai fratelli Tomasz e Marek Sekielski, il documentario dà voce a diverse vittime di abusi sessuali che coinvolgono il clero e punta il dito contro la pratica di spostare noti pedofili da una parrocchia all’altra.

Le reazioni della Chiesa polacca hanno spaziato tra chi ha chiesto scusa “per gli errori”, come l’arcivescovo e primate di Polonia Wojciech Polak, a chi si è barricato dietro un no comment, come l’arcivescovo di Danzica, Slawoj Glod, il quale ha detto di “non aver visto il documentario”. L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, invece, ha bollato il film come un modo di “fare politica miserabile, basandosi sulle menzogne”.

Jaroslaw Kaczynski, leader del partito nazionalista al governo Diritto e giustizia, ha annunciato che si preparano modifiche al codice penale per inasprire le pene a chi commette abusi su minori. “Le pene potrebbero arrivano fino a 30 anni di carcere”, ha avvertito Kaczynski, nel pieno della campagna elettorale per le Europee del 26 maggio. Al momento, per gli abusi sessuali su bambini al di sotto di 15 anni, in Polonia sono previste pene fino a 12 anni di carcere.

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