5 maggio, giornata dell’ipocrisia della chiesa sulla pedofilia.

Da Avvenire al Faro di Roma, spopolano, almeno così dicono, le lettere di elogio e ringraziamento in vista della 33esima giornata dei “bambini vittime di pedofilia”, iniziativa promossa da Meter Onlus, fondata da don Fortunato di Noto, un prete che da 30 anni combatte la pedofilia, ma non quella dei preti, quella su internet…

Certo la cosa fa specie, dopo 20 anni di fallimento della chiesa cattolica in materia e, soprattutto, dopo che lo scorso 7 aprile anche il pontefice ha riconfermato, nel Motu Proprio, la regola dell’omertà !

I vescovi dovranno continuare a denunciare all’autorità ecclesiastica, non a quella civile.

Gli accrediti citati sono quanto meno dubbi; dall’arcivescovo di Milano Mario Delpini, protettore di don Mauro Galli, condannato in primo grado per abuso di minore a 6 anni e 4 mesi, a mons. Giampaolo Crepaldi, subito seguita dal vescovo di Savona, Calogero Marino, che offrì alle vittime, come indennizzo, un numero verde gestito dalla chiesa e dove le vittime non avrebbero neppure potuto lavorare.

Ma l’ipocrisia arriva da nord a sud della penisola italiana, dall’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, a mons. Tommaso Valentinetti, mons. Giovanni Paolo Benotto… insomma la creme della creme dell’omertà cattolica italiana.

Da vittima e da presidente di un’associazione di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero, mi oltraggia vedere ancora una volta la chiesa, farsi propaganda sulla pelle delle proprie vittime…

Buona giornata dell’ipocrisia a tutti voi !

Francesco Zanardi

Gli insabbiatori

Diocesi non sicure

 

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