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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

Caso Provolo; bambini ammanettati e stuprati, mandato internazionale per una suora, vertici e insegnanti nel mirino degli inquirenti.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
1 Aprile 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Triveneto
Reading Time: 4 mins read
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Forte accelerata nelle indagini partite nel novembre scorso in Argentina, dopo l’arresto di don Nicola Corradi il prete italiano nascosto oltreoceano dopo le denunce di abusi sessuali su piccoli allievi sordi dell’istituto Provolo di Verona commessi quasi fino agli anni 80.

La magistratura argentina sembra voler seguire i passi di quella italiana aprendo anche un fascicolo per favoreggiamento nei confronti degli insegnanti e responsabili delle strutture Provolo argentine, per gli inquirenti c’erano chiare evidenze di ciò che stava succedendo e nessuno ha avvisato le autorità.

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Nel frattempo è stato spiccato un mandato di cattura internazionale per complicità in abuso sessuale aggravato nei confronti di una suora dell’istituto, Kosaka KumiKo (nella foto) che sembrerebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto veronese ha un’altra succursale. Secondo l’accusa la monaca sarebbe stata parte attiva nelle violenze – racconta una delle vittime oggi 17enne – la suora “ha posto un pannolino assorbente alla bimba per fermare l’emorragia che gli aveva provocato la violenza subita da Horacio Corbacho. Inoltre avrebbe obbligato la piccola ad assistere alle lezioni in piedi, poiché non si poteva sedere per i dolori che le provocavano le ferite inflitte”.

Ma l’orrore continua, pochi giorni fa, a seguito del racconto di un’altra vittima gli investigatori hanno deciso di verificarne le dichiarazioni procedendo alla perquisizione di alcune stanze dell’istituto di Mendoza, quello diretto proprio da don Nicola Corradi, facendo così una scoperta agghiacciante.

Al quinto piano hanno trovato una stanza chiusa con un lucchetto, nel muro un buco nel quale secondo il racconto della vittima, erano fissate delle catene alle quali veniva poi ammanettata e abusata. All’interno di quella stanza un’altra porta, anche questa ben chiusa con un lucchetto. Al suo interno sono stati trovati decine di DVD con copertine apparentemente innocue che saranno comunque visionati dagli inquirenti, in oltre sono state rinvenute bottiglie di alcolici.

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Si aggraverebbe anche la posizione degli istituti, soprattutto quello italiano che non solo non ha fermato don Nicola Corradi quando era in Italia, ma che a capo di quello di Mendoza gli ha addirittura permesso di creare all’interno della struttura per bambini sordi un vero e proprio “harem” per pedofili.

Aumenta anche il numero delle vittime e il periodo in cui sono stati commessi gli abusi, molte di loro sono ancora adolescenti. In precedenza si parlava di circa 60 allievi, oggi in aumento grazie all’affiancamento di un team di psicologi messi a disposizione dalla procura che stanno cercando di aiutare gli inquirenti nel delicato lavoro. E’ anche stato aperto uno sportello diretto con l’Autorità Giudiziaria al quale le vittime possono rivolgersi e denunciare.

È giallo anche sulla scomparsa di padre Spinelli, anche lui accusato in Italia e poi trasferito. Di lui non si hanno più notizie dai primi di dicembre quando sparisce letteralmente. La dichiarazione ufficiale è che sia morto, ma nessuno sa dire dove sia sepolto o che fine abbia fatto il suo cadavere.

Una vicenda che sta facendo emergere aspetti inquietanti di fronte ai quali la Casa Madre veronese si è chiusa a riccio costringendo pochi giorni fa Francesco Zanardi, (portavoce della Rete L’ABUSO) che accompagnava Gianni Bisoli presso l’istituto veronese nell’intento di ritirare il suo foglio di congedo – quello che nella copia autentica consegnata alla Commissione d’Inchiesta sembrerebbe contraffatto – a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine per poter parlare con qualcuno dell’istituto.

Dai risvolti torbidi anche il misterioso furto avvenuto presso l’Istituto di Chievo dove viene conservata parte della documentazione, probabilmente molta di quella indicata anche nelle varie denunce depositate, accaduto il primo marzo quando Leonardo L. si introduce nell’istituto.

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Dai filmati che possediamo integralmente, immediatamente consegnati all’Autorità Giudiziaria, si vede parlare l’uomo con il linguaggio dei segni, è visibilmente in video chiamata con qualcuno che lo segue dall’esterno col quale dialoga e fa vedere quanto è all’interno della struttura. Entra nell’istituto apparentemente senza forzare porte o finestre, non è per nulla spaventato e dopo 47 minuti, questa è la durata del video, esce tranquillamente e sosta davanti all’ingresso.

I dialoghi sono stati tradotti integralmente e l’uomo fa anche alcuni nomi di cui abbiamo trovato riscontro, gira in uffici nei quali si vedono ammassati decine di faldoni di documenti, foto, supporti video, i più VHS, tutto materiale potenzialmente rilevante, soprattutto alla luce di quanto sta evolvendosi in Argentina.

Un furto dalle tempistiche e dinamiche sospette e una riflessione che difficilmente non possiamo non fare, chi può essere così folle da introdursi furtivamente in una proprietà privata, filmarsi e poi pubblicare i video su Facebook?

Sul versante argentino sembra che la situazione si evolva di ora in ora facendo emergere uno scandalo internazionale senza precedenti.

L’Ufficio di Presidenza della Rete L’ABUSO Onlus

DI SEGUITO LA CONFERENZA STAMPA TENUTA A VERONA LO SCORSO 27 MARZO.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.