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“Norberto Rivera mi offrì di essere un vescovo in cambio del silenzio sulla pederastia”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Aprile 2019
in Storie - Lettere di vittime e lettori, World
Reading Time: 3 mins read
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Athié Gallo lasciò il sacerdozio intorno al 2003, dopo aver realizzato la grave situazione e il suo occultamento da parte della Chiesa.

Alberto Athié Gallo, un ex prete che aveva 20 anni di servizio nell’Arcidiocesi del Messico, condivide il fatto di aver lasciato il sacerdozio nel 2003 dopo aver preso coscienza della grave situazione della pedofilia clericale e dell’occultamento della chiesa, a livello locale e globale.

Fino a quando, come afferma, a quel tempo il cardinale Norberto Rivera gli offrì la posizione di vescovo in cambio del silenzio nelle sue lamentele contro i preti pedofili, che fu la goccia che fece traboccare il vaso per appendere la stola, perché Rivera venne a proteggere Marcial Maciel, accusato di aver abusato sessualmente di piccoli discepoli della congregazione dei “Legionari di Cristo”.

“Si è offerto di farmi vescovo se avessi taciuto, ho detto di no. Certo che non avrei accettato, andai anche dal nunzio apostolico, il quale mi disse che ciò che il cardinale Rivera proponeva era assolutamente impossibile e lo stava facendo, poi col tempo lo stesso nunzio mi diede la ragione “.

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Questo è stato condiviso da Athié Gallo nella sua partecipazione come relatore a Torreón nel “Forum nazionale della pederastia clericale, per la cultura della prevenzione”.

Cosa pensi della pedofilia?

Anche se fino al 70% degli abusi su minori provengono dalla stessa famiglia ed è difficile denunciare abusi, nel caso della Chiesa essi non devono nascondere un atto contro un bambino perché contraddicono la loro missione, mentre i vertici del clero contraddicono la loro missione proteggendo l’aggressore invece di proteggere la vittima.

Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho trattato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

Eri un prete, quale era la ragione principale per smettere di essere uno?

Sono stato prete per 20 anni della mia vita e mi sono reso conto di questa situazione quando ho incontrato le vittime di padre Marcial Maciel. Quando ho cercato di dire cosa stava succedendo, mi sono reso conto che c’era un sacco di occultamento da parte delle autorità ecclesiastiche a tutti i livelli e non potevo continuare a farne parte.

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Ti consideri un credente?

Non sono più un credente come lo ero prima. Non credo più nell’istituzione e se Dio esiste penso che non dovrebbe essere d’accordo con questo tipo di azione, anche con coloro che sono venuti a farlo nel suo nome e nei valori religiosi.

Qual è il denominatore comune per il quale un sacerdote arriva a commettere abusi su un minore?

La pedofilia clericale si riferisce a un doppio abuso, da un lato l’abuso dell’autorità spirituale morale e religiosa, poi quando l’abuso sessuale è consumato in modo sessuale, tutti i vescovi, i cardinali e persino la santa sede, coprono la situazione, oltre a minimizzare e disprezzare le vittime. Prima viene la manipolazione delle coscienze e poi arriva l’abuso sessuale, che è un altro modo di abusare dell’autorità, ma in modo fisico.

Da quando combatti per sradicare la pedofilia del clero?

Come seminarista ho iniziato a notare che c’era un danno per il bambino, ma era qualcosa che si sentiva da lontano, come il rumore del corridoio, era anche un argomento a cui era proibito accedere. Successivamente come sacerdote ho trovato diversi casi in cui ho detto “questo non può essere”. Per prima cosa ho combattuto dall’interno, non da un denunciante esterno. Ho combattuto dal 1994 al 2001 all’interno della chiesa. Ho cercato di convincere la chiesa a riconoscere che c’era un grave problema, per aprire allo stesso tempo a cercare una soluzione sotto i principi evangelici della chiesa, ma anche con quelli della legge, tuttavia non hanno prestato attenzione.

Sei stato perseguitato dalla Chiesa per le tue accuse?

Perseguitato no, ma bloccato perché mi è costato molto lavoro per trovare un lavoro stabile, infatti il cardinale Rivera ha combattuto contro di me per non farmi trovare lavoro a Città del Messico, quindi ho dovuto lasciare il paese per un po’. Era tutta una guerra aperta, senza violenza ma era un ostacolo.

Quali sono le notizie in Messico su questa situazione?

C’è molto da fare, ma questo tipo di Forum sulla pedofilia del clero aiuta a sensibilizzare la comunità con la presentazione dei casi. Nel frattempo, il ruolo che le autorità religiose continuano a svolgere nel condannare la pedofilia e, dall’altra parte, si vede come gestiscono il caso per salvare il loro prestigio, senza riconoscere che i loro membri hanno ferito migliaia e migliaia di minori.

https://www.milenio.com/estados/mas-estados/no-creo-mas-en-la-institucion-y-si-dios-existe-debe-estar-de-acuerdo

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.