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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Capuana è sicuro della sua innocenza, c’è un attacco mediatico contro di lui”

“Capuana è sicuro della sua innocenza, c’è un attacco mediatico contro di lui”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Aprile 2019
in Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Catania Today intervista Mario Brancato, avvocato del “santone”, e parla di un uomo sereno e in attesa di giudizio. Chiamerà a testimoniare in suo favore oltre 100 persone, tra cui il vescovo di Acireale“

Il “santone” 75enne Piero Capuana è attualmente libero, non frequenta la comunità religiosa che ha fondato e attende “con serenità” l’esito giudiziario della vicenda che l’ha travolto e visto sotto accusa per presunti abusi sessuali.

A renderlo noto è il suo legale, l’avvocato Mario Brancato che fa chiarezza sulla posizione dell’uomo finito al centro dell’inchiesta “12 apostoli” e che, dopo l’ultimo servizio de Le Iene, parla di un vero e proprio “attacco mediatico” contro il suo assistito.

Proprio l’avvocato Brancato, per accelerare i tempi del processo, ha chiesto il rito immediato. Così il prossimo 13 maggio inizierà il tanto atteso processo. Con Capuana ci saranno, dinanzi la seconda sezione penale del tribunale, le tre presunte fiancheggiatrici: Katia Concetta Scarpignato, di 59 anni, Fabiola Raciti, di 57, e Rosaria Giuffrida, di 59 anni.

Le accuse nei confronti di Capuana sono molto gravi: avrebbe circuto le fedeli presentando i presunti atti sessuali che sarebbero avvenuti in comunità come una sorta di rito di purificazione.

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“Ho avuto la sensazione – spiega l’avvocato Brancato – che da parte dei mass media vi sia stato un discorso di base come se già fosse stata acclarata la colpevolezza dell’imputato, mentre siamo in una fase in cui tutto si deve accertare e verificare”.

Capuana è in stato di libertà dopo una iniziale detenzione in carcere e poi ai domiciliari, durata complessivamente circa sei mesi.

Per il suo legale non vi era l’esistenza di alcuna setta e chiarisce il ruolo dell’associazione Acca: “Posso dire a voce alta che è una associazione religiosa che fa beneficienza, visite negli ospedali, assistenza agli anziani. Inoltre non c’è stata una posizione di sudditanza nei confronti di nessuno: c’è un leader carismatico, come vi sono anche altri leader che vengono seguiti, così come avviene in qualsiasi altra associazione”.

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La strategia difensiva dell’avvocato Brancato punta a “smontare” le testimonianze contro il suo assistito e a chiamare in causa oltre 110 testimoni che giurerebbero sulla condotta immacolata di Capuana: “Queste ragazze che lo accusano hanno avuto la possibilità, ed è documentato, di parlare tra di loro e coordinare una linea di condotta comune. Linea che viene smentita da centinaia di testimonianze di natura diversa: abbiamo 110 testimoni che chiameremo tutti al processo per dimostrare la verità”.

Capuana è fiducioso e attende giustizia convinto della sua innocenza. Durante il processo sarà chiamato anche il vescovo di Acireale Raspanti come testimone. Per il legale si potrà delineare così “il comportamento della Chiesa di Acireale nei confronti della comunità Acca”.

“Alla morte di padre Cavalli, fondatore con Capuana, della comunità era presente l’arcivescovo e altri sacerdoti che hanno elogiato la figura di padre Cavalli che era anche figliolo prediletto di Padre Pio con cui aveva rapporti continui”, conclude Brancato.

Adesso Capuana non frequenta più la comunità in attesa degli svilluppi processuali. Il prossimo 13 maggio inizierà l’iter per l’accertamento della verità e si capirà di più su una vicenda che ha sconvolto le coscienze di molti.

http://www.cataniatoday.it/cronaca/capuana-avvocato-innocenza-attacco-mediatico-18-aprile-2019.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.