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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assolto » Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

Nuovo caso di abusi a Napoli, il cardinale Sepe in serio imbarazzo

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Aprile 2019
in Campania
Reading Time: 2 mins read
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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Dopo la brutta vicenda del parroco di Ponticelli assolto dal tribunale ecclesiastico di Milano dall’accusa di pedofilia nonostante le due vittime continuino con forza a chiedere conto alla Chiesa di come sia stato possibile arrivare ad una sentenza del genere, un altro caso di abusi nella diocesi di Napoli rischia di mettere in serio imbarazzo il cardinale Sepe. Stavolta a farsi coraggio e denunciare i fatti – nello spirito indicato da Papa Francesco – è un giovane abusato da un prete quando aveva 14 anni. I medici che lo hanno seguito in questo lungo percorso hanno riscontrato diverse patologie dovute ai traumi subiti.

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Il giovane che oggi ha 22 anni,  dal 2011 a 2013 è stato vittima di ripetute violenze sessuali e psicologiche da parte del parroco al quale la diocesi di Napoli aveva affidato il ragazzo nel 2010 per un tirocinio pastorale, visto che doveva completare la formazione che stava ricevendo in seminario. La storia viene raccontata con particolari e documentazione dal sito Il Faro di Roma.

Ad informare la diocesi di Napoli sono i genitori del ragazzo che prendono contatto con il vescovo ausiliare competente del settore, mentre il rettore e il padre spirituale del seminario minore accompagnano più volte la vittima dall’arcivescovo Crescenzio Sepe. Poco dopo il parroco viene trasferito nella diocesi di Caserta, ufficialmente per stare vicino a una sorella inferma.

Ad aiutare la vittima è uno psicologo sacerdote, don Ermanno D’Onofrio. Intanto contro il parroco abusatore vengono avviate due distinte procedure, quella presso la Procura di Napoli e quella ecclesiastica. Entrambe dovranno ora chiarire anche le responsabilità di chi per 5 anni non ha dato seguito alle prime denunce informali.

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In particolare – spiega Il Faro di Roma – andrebbe valutato il comportamento del consultorio cattolico di Napoli (che fa capo a una prestigiosa università nazionale) e dell’autorità ecclesiastica locale che per 5 anni (dal 2013 – 2018) non hanno denunciato il sacerdote consentendogli così probabilmente di reiterare i suoi gravi reati con altri ragazzi e comunque impedendo ad Antonio di avere giustizia, il che è condizione necessaria perché possa procedere sulla via della guarigione. ciro lardone

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/abusi_napoli_papa_francesco_prete_sepe_vaticano_pedofilia_tribunale-4440717.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.