Abusi su due ragazzi al seminario dei Legionari di Cristo: 7 anni all’ex rettore

Vladimir Resendiz Gutierrez, 42 anni, ridotto allo stato laicale, è tornato in Messico. La Procura generale di Torino dice no all’archiviazione del fascicolo su altri 5 vertici della Congregazione: una lettera per «coprire» la vicenda

Sette anni di carcere in rito abbreviato all’ex responsabile del seminario novarese a Gozzano della congregazione di diritto pontificio «Legionari di Cristo» sono già una pena non comune per atti sessuali compiuti da un religioso su due minorenni: ma la sentenza, inflitta ieri in primo grado dal gup Andrea Guerrerio al 42enne ex sacerdote Vladimir Resendiz Gutierrez (ridotto allo stato laicale nell’aprile 2013 dal processo canonico e oggi in Messico), più 160.000 euro di danni ai due 12enni vittime degli abusi sessuali, e 1.000 alla parte civile associazione «Rete l’Abuso», non esaurisce il saldo di questo caso, rimasto sinora sotto traccia benché risalente al 2006-2008 e trasferito al Tribunale di Novara dopo una travagliata indagine a Milano dei pm Bianca Maria Eugenia Baj Macario e Lucia Minutella all’epoca del procuratore aggiunto Pietro Forno.

Anzi, ora il procuratore generale di Torino Francesco Saluzzo e il sostituto pg Andrea Bascheri avocano (cioè tolgono ai pm di Novara) lo stralcio sul ruolo di 5 figure di vertice dei «Legionari di Cristo» sulla bozza sottoposta nel 2013 (insieme a 15.000 euro di «ristoro e solidarietà») ai genitori di uno degli abusati: avocazione con cui il pg torinese evidenzia la non condivisione (additata già dall’avvocato Daniela Cultrera parte civile per i genitori del ragazzo) dell’archiviazione del rettore dell’Università Europea di Roma, padre Luca Gallizia, del legale rappresentante della congregazione Manuel Cordero Arjona, del direttore territoriale del Nord-Italia Oscar Nader, dell’economo Victor De Luna, e dell’avvocato Corrado D’Agostino.

I pm novaresi, ricevuti gli atti dai colleghi milanesi nell’agosto 2017, avevano lamentato che il lungo lasso di tempo avesse fatto prescrivere già al momento della trasmissione un altro (pur confessato) episodio di abusi su un terzo ragazzo; poi, a proposito della scrittura privata del 2013 nella quale «le parti si impegnano a mantenere assoluta riservatezza, fatta eccezione per eventuali audizioni dell’autorità giudiziaria, obbligandosi a riferire le stesse dichiarazioni rese nella presente scrittura», la pm Silvia Baglivo vi aveva letto non una estorsione della congregazione ai genitori, ma «una mera proposta transattiva» priva di «alcuna condotta minacciosa». Al contrario, la Procura generale torinese ora vi ravvisa «un tentativo di eludere eventuali investigazioni dell’autorità giudiziaria» (favoreggiamento personale), e «una minaccia al fine di determinare le parti offese a rendere false dichiarazioni» (violenza privata).

https://milano.corriere.it/19_marzo_27/07-interni-luigicorriere-web-milano-d4be7d9e-50c9-11e9-bc24-e0a60cf19132.shtml

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