Se i minori avranno l’accortezza di farsi abusare nello Stato della Città del Vaticano, vedranno tutelati i loro diritti; al di fuori, non possiamo agire.

Questo è quello che nella sostanza è contenuto nel Motu Proprio di papa Francesco che, è bene ricordare, ha validità nel solo Stato della Città del Vaticano. Pur ammettendo (essendo tra i rappresentanti delle 8 associazioni nazionali, di diversi paesi, ricevute dalla commissione prima del summit) che sono state accolte in qualche modo le nostre richieste, tra le prime quella dell’assistenza alle vittime che, come leggiamo nel documento, sarà gestita dalla Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, mi domando come potrà mai essere accessibile alle vittime di tutto il mondo, dovranno recarsi in Vaticano per ricevere assistenza?

Noi avevamo chiesto indennizzi che avremmo gestito nella nostra facoltà: queste sono  invece misure improponibili, persino ci venisse pagato il volo per andare in Vaticano dallo psicologo.

Anche riguardo all’applicazione delle norme penali: queste hanno validità solo all’interno di quell’appezzamento di circa un km quadrato che è la Città del Vaticano. Papa Francesco potrebbe applicarle immediatamente, dando giustizia ai chierichetti del papa, abusati proprio in Vaticano, nel pre-seminario, dove il motu proprio ha validità.

Nulla di nuovo nemmeno sul fronte dell’obbligo di denuncia, che viene rinnovato solo al Vaticano e non all’autorità civile.

Nel Motu Proprio di Francesco c’è ancora una verità vaticana: cambiare tutto, perchè tutto resti come è.

Quel tacito accordo tra lo Stato e la Chiesa che garantisce l’impunita dal carcere a sacerdoti Cattolici

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