Può un pedofilo mantenere la porpora?

Quando Francesco fu eletto papa (13 marzo 2013), e una settimana dopo iniziò solennemente il suo ministero di «pastore universale della Chiesa», mai forse immaginò che proprio nel conclave che lo aveva scelto vi era chi, più tardi, sarebbe stato condannato da tribunali civili per aver «coperto» preti pedofili, o per esserlo stato lui stesso.

Eppure, a sei anni da quella data cruciale, la piaga della pedofilia del clero è diventata una spina dolorosa per il pontefice, che ha definito «strumenti di satana» gli ecclesiastici rei di tanto «abominio». E le responsabilità di quei «delitti» sono di chi li compie (tra il 4 e il 6% del clero, secondo statistiche vaticane), ma anche dei vescovi che hanno «tollerato» i violentatori, limitandosi a spostarli, se parroci, da una parrocchia all’altra.

Ma, dopo aver toccato vescovi, ora l’ombra nera lambisce anche  porporati, cioè quella ristrettissima ed elitaria cerchia del collegio cardinalizio in cui 120 membri, che non abbiano superato gli ottant’anni, hanno il grave ed esclusivo compito di eleggere il vescovo di Roma.

Infatti, l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin (classe 1950), il 7 marzo è stato condannato, con la condizionale, a sei mesi di carcere per non aver denunciato alle autorità civili un prete pedofilo seriale. Egli ha offerto le sue dimissioni al papa che, finora, non si è espresso. Poi mercoledì scorso il cardinale australiano George Pell (1941) in patria è stato condannato a sei anni di prigione, per aver lui stesso, e già vescovo, nel 1996-97 violentato adolescenti. I due prelati hanno fatto ricorso.

In Cile, poi, molti cattolici chiedono le dimissioni da arcivescovo di Santiago del cardinale Ricardo Ezzati (1942), e la sua estromissione – insieme al suo anziano predecessore, Francisco Errázuriz – dal collegio cardinalizio: ambedue sono accusati di aver «coperto» per anni preti pedofili.

Sono stati infedeli, questi porporati «tolleranti», o hanno agito secondo disposizioni canoniche stabilite da Roma? Fino agli anni Novanta del secolo scorso la Curia vaticana invitava il vescovo, di fronte ad un prete pedofilo, a salvaguardare soprattutto il buon nome della Chiesa, per «evitare lo scandalo»; non v’era molta considerazione per la vittima. Poi la normativa è mutata e, seppure permangano nodi irrisolti, ora vige la «tolleranza zero».

Se ad essere negligenti sono vescovi, li papa li sospende; ma se  porporati? Nel luglio scorso Francesco ha tolto la porpora al cardinale Theodore McCarrick, ottantanovenne, ex arcivescovo di Washington: ma era stato lui stesso un violentatore.
Che farà ora Bergoglio, con Pell e Barbarin condannati in primo grado? Un tempo, nei paesi «cattolici», gli ecclesiastici godevano del «privilegium fori»: se rei di delitti, a giudicarli era la Chiesa e non lo Stato. Quel tempo, però, è finito.

D’altra parte, se oggi si celebrasse un conclave, in teoria potrebbero entrarvi, essendo ancora «votanti», i due cardinali condannati. Un’ipotesi che fa tremare la Chiesa romana.

http://www.ladige.it/blogs/diario-vaticano/2019/03/18/pu-pedofilo-mantenere-porpora

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