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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bari » Può un pedofilo mantenere la porpora?

Può un pedofilo mantenere la porpora?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Marzo 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Quando Francesco fu eletto papa (13 marzo 2013), e una settimana dopo iniziò solennemente il suo ministero di «pastore universale della Chiesa», mai forse immaginò che proprio nel conclave che lo aveva scelto vi era chi, più tardi, sarebbe stato condannato da tribunali civili per aver «coperto» preti pedofili, o per esserlo stato lui stesso.

Eppure, a sei anni da quella data cruciale, la piaga della pedofilia del clero è diventata una spina dolorosa per il pontefice, che ha definito «strumenti di satana» gli ecclesiastici rei di tanto «abominio». E le responsabilità di quei «delitti» sono di chi li compie (tra il 4 e il 6% del clero, secondo statistiche vaticane), ma anche dei vescovi che hanno «tollerato» i violentatori, limitandosi a spostarli, se parroci, da una parrocchia all’altra.

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Ma, dopo aver toccato vescovi, ora l’ombra nera lambisce anche  porporati, cioè quella ristrettissima ed elitaria cerchia del collegio cardinalizio in cui 120 membri, che non abbiano superato gli ottant’anni, hanno il grave ed esclusivo compito di eleggere il vescovo di Roma.

Infatti, l’arcivescovo di Lione, cardinale Philippe Barbarin (classe 1950), il 7 marzo è stato condannato, con la condizionale, a sei mesi di carcere per non aver denunciato alle autorità civili un prete pedofilo seriale. Egli ha offerto le sue dimissioni al papa che, finora, non si è espresso. Poi mercoledì scorso il cardinale australiano George Pell (1941) in patria è stato condannato a sei anni di prigione, per aver lui stesso, e già vescovo, nel 1996-97 violentato adolescenti. I due prelati hanno fatto ricorso.

In Cile, poi, molti cattolici chiedono le dimissioni da arcivescovo di Santiago del cardinale Ricardo Ezzati (1942), e la sua estromissione – insieme al suo anziano predecessore, Francisco Errázuriz – dal collegio cardinalizio: ambedue sono accusati di aver «coperto» per anni preti pedofili.

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Sono stati infedeli, questi porporati «tolleranti», o hanno agito secondo disposizioni canoniche stabilite da Roma? Fino agli anni Novanta del secolo scorso la Curia vaticana invitava il vescovo, di fronte ad un prete pedofilo, a salvaguardare soprattutto il buon nome della Chiesa, per «evitare lo scandalo»; non v’era molta considerazione per la vittima. Poi la normativa è mutata e, seppure permangano nodi irrisolti, ora vige la «tolleranza zero».

Se ad essere negligenti sono vescovi, li papa li sospende; ma se  porporati? Nel luglio scorso Francesco ha tolto la porpora al cardinale Theodore McCarrick, ottantanovenne, ex arcivescovo di Washington: ma era stato lui stesso un violentatore.
Che farà ora Bergoglio, con Pell e Barbarin condannati in primo grado? Un tempo, nei paesi «cattolici», gli ecclesiastici godevano del «privilegium fori»: se rei di delitti, a giudicarli era la Chiesa e non lo Stato. Quel tempo, però, è finito.

D’altra parte, se oggi si celebrasse un conclave, in teoria potrebbero entrarvi, essendo ancora «votanti», i due cardinali condannati. Un’ipotesi che fa tremare la Chiesa romana.

http://www.ladige.it/blogs/diario-vaticano/2019/03/18/pu-pedofilo-mantenere-porpora

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.