Summit abusi, incontro vittime e comitato vaticano: dialogo franco e momenti di tensione

Oggi il colloquio nell’Istituto Santissima Maria Bambina con 12 sopravvissuti: «Il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora». La Santa Sede: «Grazie per la sincerità e la forza delle loro testimonianze» 

Non è stato un incontro del tutto tranquillo quello tra le vittime di abusi e il comitato organizzatore del summit sugli abusi in Vaticano, che si è svolto questa mattina nell’Istituto Santissima Maria Bambina, a due passi dal colonnato di San Pietro. Ci sono stati momenti di tensione e qualcuno ha anche alzato la voce tra le 12 vittime presenti – uomini e donne dei diversi Paesi, in rappresentanza delle diverse associazioni a Roma per il vertice -, alcune delle quali si dicono «indignate» dal fatto che «almeno per ora, sembra che non ci sia un piano» da parte della Santa Sede su come contrastare il male degli abusi.

«Il Vaticano potrebbe fare molto di più di quello che sta facendo. I discorsi sono stati sempre i soliti», si sfoga con Vatican Insider uno dei presenti all’incontro, che riferisce di un momento particolarmente teso quando, da parte vaticana, in risposta alla domanda sul perché ancora non ci siano norme universali in tutti i Paesi, è stato detto che «è difficile adottare strategie valide ovunque perché in Paesi di Africa e Medio Oriente quello degli abusi non rappresenta un problema, non è ben compreso e via dicendo…». «Ma quindi – è stata la nostra domanda – in altri posti dell’Europa, degli Stati Uniti e dell’America Latina dove quello degli abusi è un problema e anche grave, per questo motivo dobbiamo ancora vedere vescovi insabbiatori e preti abusatori al loro posto?».

Da parte dei membri del comitato – i cardinali Cupich e Gracias, l’arcivescovo Scicluna e i gesuiti Lombardi e Zollner – c’è stata tutta la volontà di intavolare un dialogo franco con le vittime e ascoltarle fino in fondo. Ad ognuno sono stati offerti cinque minuti per presentarsi, raccontare la propria storia e confessare le reali aspettative dal summit che si apre domattina nell’Aula nuova del Sinodo. «I membri del Comitato sono molto grati alle vittime che hanno partecipato per la sincerità, la profondità e la forza delle loro testimonianze, che li aiuteranno certamente a comprendere sempre meglio la gravità e l’urgenza dei problemi che saranno affrontati nel corso dell’incontro», si legge in una nota diffusa nel pomeriggio dal portavoce vaticano ad interim Alessandro Gisotti.

Il colloquio è durato circa un’ora e mezzo, e sono stati presi molti appunti. Molto apprezzati da parte delle vittime gli interventi di monsignor Scicluna, «ma la sua è una voce su un migliaio». I sopravvissuti si dicono comunque «insoddisfatti», almeno allo stato attuale.

Sono agitati, lo si notava già nel briefing di lunedì scorso: gli occhi del mondo sono puntati a Roma in questi giorni del summit e per loro il vertice può essere un punto di svolta, non vogliono che si arrivi a lunedì prossimo con un nulla di fatto. «Abbiamo chiesto al Comitato quale sia il suo piano? Non abbiamo avuto risposta», riferisce l’ospite presente alla riunione. «Tutte le cose che abbiamo detto nel colloquio già le conoscevano perché le hanno dette prima di noi le Nazioni Unite, le Commissioni d’inchiesta in Australia, Germania, Irlanda, ecc. Già sanno cosa fare, ma sembra che manchi la volontà di farlo».

Ma esattamente cosa? «Tolleranza zero. Serve che il Papa emani una legge universale per terminare gli abusi ora, non lunedì o martedì». Ai survivors non basta quindi che il Papa abbia convocato 190 vescovi, cardinali, patriarchi e superiori degli ordini religiosi, per un evento del tutto inedito nella storia della Chiesa a dimostrazione di una forte presa di coscienza del problema e della volontà di cambiare strategia. Non basta neppure la promessa che già da lunedì 25 febbraio si terrà un incontro più ristretto con il comitato esecutivo per un follow up alla luce dei risultati del meeting, che darà il via a molti altri incontri nel futuro.

«Non lo so… ancora incontri, ancora discussioni, ma qual è il piano? Non c’è un piano», dice la vittima ricalcando quanto già affermato pubblicamente da Peter Isely, statunitense, tra gli esponenti dell’Eca (Ending of Clergy Abuse), ai media raggruppati fuori dall’istituto.

Le aspettative, insomma, sono alte. Le speranze poche e «non nel Vaticano» ma nella voce delle vittime che raccontano la loro storia pubblicamente, nei tribunali e nei media». Il giudizio, per ora, è tranchant: «Se il summit resterà a questo livello non servirà a nulla. Se, invece, alla fine di questa riunione il Papa comincerà, ad esempio, a riunirsi periodicamente con associazioni di vittime o dei diritti umani, se utilizzerà noi che siamo attivisti, esperti, quelli che hanno tolto il tappo a scandali altrimenti sommersi, a riformare la Chiesa da questo punto di vista allora l’incontro sarà stato utile. Altrimenti rimarrà solo una campagna di marketing per le relazioni pubbliche».

https://www.lastampa.it/2019/02/20/vaticaninsider/summit-abusi-incontro-tra-vittime-e-comitato-vaticano-dialogo-franco-e-momenti-di-tensione-R59OHlZqPZEr7hGHQFJAxM/pagina.html

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