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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » avvocato » Processo Barbarin, l’accusa non chiede condanne

Processo Barbarin, l’accusa non chiede condanne

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Gennaio 2019
in World
Reading Time: 2 mins read
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La procura della Repubblica di Lione non ha chiesto alcuna condanna nei confronti del cardinale Philippe Barbarin, da lunedì alla sbarra con altri cinque responsabili della Chiesa cattolica, con l’accusa di omessa denuncia di violenze sessuali su minori. Secondo il Pubblico ministero parte dei fatti sono prescritti e altri non sono stati accertati a sufficienza. La difesa delle vittima degli abusi, liquida la posizione del Parquet come “una opinione come le altre, non è certo il Vangelo… e non deve diventare un coro”, dice ai giornalisti un avvocato.

La decisione di non chiedere condanne segue l’indicazione della procura che nel 2016 propose di archiviare il caso. Le 6 persone costituitesi parte civile furono vittime delle molestie e violenze da parte del sacerdote Bernard Preynat. “Quando il cardinale Barbarin sostiene che solo nel 2014 capì l’ampiezza e la gravità di questi atti… mentre in realtà ne era a conoscenza sin dal 2010, quando erano evidenti sia il numero delle vittime che la natura sessuale di tali atti… quando ha detto al quotidiano La Croix, due mesi dopo aver incontrato padre Peynat, di sentirsi molto vicino all’incommensurabile sofferenza delle vittime… ora non può dirci che aveva capito tutto solo nel 2014… per me è una menzogna”.

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La difesa nega che ci sia stato dolo nel comportamento dell’arcivescovo, che anzi avrebbe incoragiato la giustizia a procedere, “Lo hanno descritto come qualcuno che copre un prete pedofilo. Possiamo accettare che si siano compiuti degli errori, ma senza la volontà di coprire alcunché. Al contrario, il cardinale è soddisfatto che si sia arrivati a questo processo. Spero che questo processo corrisponda a una riabilitazione mediatica dell’immagine del cardinale”. Sempre la difesa di Barbarin parla di processo spettacolo. “Le parti civili non hanno mai nascosto che scopo di questo processo sia quello di provocare cambiamenti nelle regole della Chiesa. In questo senso è un processo spettacolo”.

Nella terza udienza gli altri coimputati dell’arcivescovo hanno risposto alle domande della presidente del Tribunale, sostanzialmente aderendo alla ricostruzione dei fatti proposta dalla difesa di Barbarin. La testimonianza delle vittime degli abusi ha ricostruito tanto le modalità delle azioni del prete pedofilo quanto gli infruttuosi tentativi di denunciare il tutto alle autorità ecclesiastiche. Secondo l’accusa, negli anni Duemila l’arcivescovo di Lione, effettivamente venne a conoscenza di quanto commesso dal prete ma la sua decisione di non denunciare sarebbe prescritta. A fine 2014, l’alto prelato incontrò una vittima di padre Preynat, ma i giudici hanno escluso che il cardinale abbia tentato di ostacolare la giustizia. Il Tribunale ha disposto di allungare di un giorno il calendario delle udienze. Oggi, dunque, difesa e accusa si incontreranno in aula per l’ultima volta.

https://it.euronews.com/2019/01/10/processo-barbarin-l-accusa-non-chiede-condanne

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.