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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » Barbarin in tribunale per difendersi dalle accuse di insabbiamento

Barbarin in tribunale per difendersi dalle accuse di insabbiamento

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Gennaio 2019
in World
Reading Time: 3 mins read
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Dopo l’archiviazione di una prima indagine preliminare, il cardinale arcivescovo di Lione nuovamente a processo dal 7 al 9 gennaio per non aver denunciato gli abusi compiuti da un sacerdote della diocesi nei decenni precedenti

IACOPO SCARAMUZZI
CITTÀ DEL VATICANO

Il cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione, comparirà davanti al tribunale correzionale della sua città, da lunedì a mercoledì prossimi (7-9 gennaio), per difendersi dall’accusa di non aver denunciato gli abusi sessuali che il sacerdote Bernard Preynat avrebbe compiuto a danno di oltre settanta scout minorenni.

Le aggressioni sessuali compiute da padre Preynat quando era responsabile del gruppo scout Satin Luc di Sainte-Foy-les-Lyon, negli anni Settanta e Ottanta, dunque quando arcvivescovo di Lione era monsignor Albert Decourtray, emergono nel 2015. A promuovere le denunce è l’associazione La Parole liberée. A quel punto il sacerdote, oggi 72 anni, viene sottoposto al controllo giudiziario e, in attesa che si esaurisca il processo canonico, sospeso dalle sue funzioni. Alcune vittime sporgono denuncia contro il cardinale Barbarin, oggi 68enne, arcivescovo di Lione dal 2002, accusandolo di non averlo denunciato alla giustizia pur essendo venuto a conoscenza dei fatti.

Una indagine preliminare si conclude nell’agosto del 2016: la procura lionese archivia il caso ritenendo che per il periodo anteriore al 2014 il delitto di mancata denuncia sia prescritto e che quando, nel 2014, il porporato ha ricevuto una vittima di Preynat, non ha ostacolato il corso della giustizia. Dieci vittime, però, non sono soddisfatte e, ritenendo che l’obbligo di denuncia non estingua fintantoché le aggressioni sessuali rimangono ignote alla giustizia civile, chiamano nuovamente in causa Barbarin. Questa volta, però, tramite la procedura della «citazione diretta», che, nel sistema giurisdizionale francese, permette di saltare l’indagine preliminare e andare direttamente a processo. E il processo, che inizialmente doveva tenersi ad aprile, poi ad ottobre scorso, si aprirà lunedì.

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Concludendo l’Anno della misericordia, il 21 novembre 2016, peraltro, il cardinale Barbarin, che ha più volte denunciato un accanimento contro la sua persona, ha fatto pubblicamente mea culpa, affermando: «Chiedo perdono davanti a Dio e davanti a tutta la nostra diocesi di non avere preso l’iniziativa per indagare come si sarebbe dovuto fare quando mi è giunta una prima testimonianza, perdono di non avere sanzionato immediatamente un prete per i suoi antiche atti, molto gravi e chiaramenti indegni del suo ministero, perdono per mi miei errori di governo che hanno causato scandalo».

Insieme al cardinale Barbarin sono chiamati a comparire altre cinque persone che in passato sono stati membri degli uffici della diocesi di Lione: monsignor Maurice Gardès, nel frattempo divenuto arcivescovo di Auch, Thierry Brac de la Perrière, oggi vescovo di Nevers, e inoltre l’ex capo di gabinetto del cardinale, Pierre Durieux, oggi a Nantes, Régine Maire, incaricata della cellula di ascolto delle vittime, e il vicario diocesano Xavier Grillon, all’epoca superiore gerarchico diretto di padre Preynat.

Il cardinale Luis Francisco Ladaria, prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, chiamato in causa per la risposta data ad una richiesta di consulenza chiestagli da Barbarin, non comparirà avvalendosi della immunità diplomatica.

Il 20 febbraio, intanto, in Francia è prevista l’uscita sugli schermi del film Grace a Dieu (Grazie a Dio, da un’espressione utilizzata in una conferenza stampa da Barbarin, quando disse che «la maggioranza dei fatti grazie a Dio è prescritta ma altri forse no, sarà la giustizia a decidere») del regista Francois Ozon che ruota attorno all’affaire Preynat e alla nascita dell’associazione La Parole liberée.

https://www.lastampa.it/2019/01/05/vaticaninsider/il-cardinale-barbarin-a-processo-per-insabbiamento-9cW8V25qs1CNj0dSBsCgaO/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.