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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Benedetto XVI » Il Vaticano sapeva degli abusi di Marcial Maciel dal 1943. Una “mafia” l’ha protetto per 63 anni

Il Vaticano sapeva degli abusi di Marcial Maciel dal 1943. Una “mafia” l’ha protetto per 63 anni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Gennaio 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Il Vaticano sapeva degli abusi del sacerdote Maciel dal 1943. Una “mafia” l’ha protetto per 63 anni

MADRID-ADISTA. Il Vaticano sapeva dei reati di pedofilia del fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado, dal 1943. Non si è proceduto contro di lui perché «coloro che lo proteggevano erano una mafia, non erano Chiesa». È quello che ha detto il prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata (la Congregazione per i religiosi), il card. João Braz de Aviz in un servizio del settimanale cattolico spagnolo Vida nueva pubblicato nel numero del 15 novembre 2018. Se è riemerso dalle brume della disattenzione (anche di Adista, confessiamo) è per merito del quotidiano El País che ne riferisce il 2 gennaio, trovando eco su molti media in varie parti del mondo.

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Il prefetto si trovava a Madrid perché aveva assistito all’Assemblea generale della Confederazione dei religiosi spagnoli (13-15/11/18). Il settimanale riporta le risposte, tutte interessanti e su vari temi, del cardinal prefetto in un libero scambio con i religiosi, e certo la sua affermazione su Maciel, quella che abbiamo virgolettato all’inizio, è quella che, infine e a ragione, ha fatto maggior chiasso. Peraltro corredata da qualche breve considerazione: «Ho l’impressione – ha detto – che le denunce di abusi cresceranno, perché siamo solo all’inizio. Sono 70 anni di insabbiamento, e questo è stato un tremendo errore». Proprio «il problema attuale ci indica che molte cose nel passato si sono fatte male», «si mentiva». «A quelli della mia generazione – ha lamentato – nessuno parlava di sessualità e questo oggi va ripensato nel quadro della formazione».

È El País a ricostruire con maggiori dettagli il percorso tortuoso e inefficace (fu sotto indagine per ben due volte, nel 1956 e nel 1959) delle denunce contro Maciel, che il quotidiano descrive come «amico di vari papi e il maggiore predatore sessuale della storia recente della Chiesa», «presentato per anni da Giovanni Paolo II come apostolo della gioventù e coccolato da innumerevoli vescovi e cardinali, molti dei quali spagnoli», condannato nel 2006 sotto Benedetto XVI – «mesi dopo la morte del pontefice polacco» – a ritirarsi in Messico dedicando il resto della vita «alla penitenza e alla preghiera», e morto «senza chiedere perdono due anni più tardi, quando una commissione di indagine aveva già portato alla luce senza ombra di dubbio le sue attività delittuose e una vita di bagordi tollerata dal Vaticano» (ebbe anche vari figli da diverse donne). E tuttavia, pur togliendo a p. Maciel il diritto di esercitare il suo ministero di sacerdote, il dicastero vaticano comunicava (v. Adista Notizie n. 29/11) di aver deciso, dopo «attento studio», di «rinunciare ad un processo canonico», adducendo a motivi ufficiali l’età avanzata e la cagionevole salute di Maciel che all’epoca aveva 86 anni. Un ulteriore riguardo, insomma, dopo un annosissimo immobilismo criminale che ha permesso all’abusatore di continuare a delinquere.

«Le denunce delle sue innumerevoli vittime [di pedofilia], alle quali si aggiunsero più tardi quelle delle donne con le quali il sacerdote Maciel aveva avuto figli», seguita El País, «gravarono sulla situazione fino a renderla insopportabile per il Vaticano», ma, «nessuno prese misure. “Non si processa un amico del papa”, argomentavano quelli che dovevano intervenire, in primo luogo il card. Joseph Ratzinger, oggi papa emerito. Maciel era anche amico suo, oltre che confessore del papa polacco in più occasioni».

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Ricorda il quotidiano che «appena una settimana prima che Ratzinger [ancora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede] notificasse l’apertura di un’indagine [a carico di Maciel], il celebre fondatore dei Legionari festeggiò i suoi 60 anni di sacerdozio con un atto al quale assistettero il papa [Giovanni Paolo II] e il suo segretario di Stato, cardinal Angelo Sodano». Il papa polacco, un santo. (eletta cucuzza)

https://www.adista.it/articolo/60475?fbclid=IwAR3G-Tz-ipBbUR9v4Up5IVQHkfofgqNlvOGJbKgOKpFvM5sdqDCdhx2FHi8
 

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.