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Left, Giustizia divina, una denuncia e Rete L’Abuso

Redazione Media Web by Redazione Media Web
7 Dicembre 2018
in Archivi, Il punto della Rete L'ABUSO, Interviste
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La Rete L’Abuso ha denunciato presso la procura di Savona i cosiddetti quattro “casi Viganò” italiani. Quattro significative storie di pedofilia nella Chiesa insabbiate dalle gerarchie ecclesiastiche. Left è l’unico giornale che a livello nazionale se ne è occupato costantemente.

Queste inchieste sono state approfondite dal redattore di Left Federico Tulli e da Emanuela Provera nel loro libro Giustizia divina (Casa Editrice Chiarelettere, 2018) Con il nostro giornalista, ne parlano in studio Francesco Zanardi, presidente di Rete L’Abuso, e Mario Caligiuri, avvocato del foro di Roma * Per la legge vaticana sono prima di tutto dei peccatori, come tali devono espiare secondo i canoni della giustizia divina. Il libro Giustizia divina rompe un altro muro di silenzio sui privilegi del Vaticano. Che fine fanno i sacerdoti denunciati per abusi, truffe o altri reati? Pochissimi finiscono in carcere.

C’è una giustizia parallela che con il benestare dello Stato italiano – che a volte sfocia nella complicità come denuncia Rete L’Abuso in questo video -, opera attraverso l’aspersorio, la preghiera, l’espiazione, perfino l’esorcismo. Una giustizia parallela che è la parte più occulta dei numerosi privilegi riconosciuti al mondo ecclesiastico in virtù del Concordato. Benefici che rendono migliaia di cittadini italiani – vescovi, cardinali, parroci, preti suore sacerdoti etc – più cittadini degli altri.

L’ex numeraria dell’Opus Dei Emanuela Provera e il giornalista Federico Tulli – che da anni sul settimanale Left segue con inchieste e approfondimenti queste tematiche molto scomode per il Vaticano, la Chiesa e l’Italia – hanno attraversato il Belpaese visitando e raccontando i cosiddetti centri di cura per sacerdoti e suore “in difficoltà” e parlando con chi li gestisce e chi vi è assistito. Come funzionano? Chi li finanzia? Da nord a sud, operano nella più assoluta discrezione e riservatezza. Ospitano sacerdoti e suore con le storie più diverse, alcuni dei quali sottratti alla giustizia. Di loro si occupa la Chiesa, come una “madre amorevole”. La violenza sui minori non è l’unico reato commesso da ecclesiastici.

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C’è la suora stalker, il sacerdote omicida, quello che scappa dopo aver provocato un incidente, il ladro che ruba i soldi delle offerte, storie di truffe, bancarotte, appropriazioni indebite. C’è l’omosessualità, che per la Chiesa resta un peccato da espiare lontano da occhi indiscreti. C’è il prete affetto da ludopatia e quello ossessionato dai siti porno. Una minoranza, certo. Ma molto numerosa. Tutta colpa del diavolo, dice la Chiesa, come documenta l’ultima parte di questa inchiesta, dedicata alle scuole di esorcismo in Italia e alle cerimonie di liberazione dal “maligno” a cui gli autori hanno partecipato di persona. «La “posseduta” è una donna e madre di famiglia. È seduta alla sinistra dell’altare, indossa una felpa, un paio di jeans, scarpe da ginnastica; ha i capelli corti e un viso serio e cupo. La pelle olivastra, gli occhi marrone scuro.

Due uomini e una donna le stanno vicino, le pongono un plaid sulle gambe perché la chiesa è piuttosto fredda e umida; la testa della “posseduta” è appoggiata al muro, dietro le mettono un cuscino nero. L’esorcista è inginocchiato, rivolto verso i fedeli, con gli occhi chiusi». Ci siamo anche noi, abbiamo avuto il permesso di assistere. E nel libro in presa diretta viene raccontato cosa (non) accade durante un esorcismo. E anche come e dove si formano i nuovi “cacciatori del demonio”. Lo sapevate che ogni anno a Roma presso l’università dei Legionari di Cristo si svolge un master per esorcisti? I due autori sono stati anche lì. Attraverso gli esorcisti da tempo la Chiesa cattolica ha lanciato la sua personale battaglia contro le sette, le pratiche esoteriche, magiche o sataniche. Non che in Italia siano particolarmente diffuse ma un esorcista in ogni diocesi era un progetto di Benedetto XVI e in Italia è stato ormai quasi del tutto realizzato.

A Milano, per dire, nel 2012 il cardinale Angelo Scola ha nominato dodici nuovi sacerdoti, e c’è anche un call center per consentire alle persone di mettersi in contatto con loro. La «guerra contro il demonio», che nell’ultimo mezzo secolo ha avuto Paolo VI e Giovanni Paolo II come esponenti di spicco, ha trovato nuovo vigore con papa Francesco. Monsignor Larry Hogan, vicepresidente dell’Aie, ha fatto notare come il pontefice argentino abbia «citato il diavolo quattro volte nei primi dieci giorni del suo pontificato». E da allora non si è più fermato, fino ad arrivare a una netta presa di posizione quando il 20 settembre 2016 ad Assisi, davanti a oltre cinquecento leader religiosi e politici di tutto il mondo, ha affermato: «Non esiste un dio della guerra: è il diavolo che vuole uccidere tutti». Oltre ad essere, sempre secondo la Chiesa, il responsabile della pedofilia, degli scandali finanziari, etc etc etc Seguici anche su Facebook! https://www.facebook.com/LeftAvvenime…

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.