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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Indagine federale negli Usa su Chiesa e abusi

Indagine federale negli Usa su Chiesa e abusi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Novembre 2018
in World
Reading Time: 5 mins read
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Un conflitto istituzionale e giudiziario senza precedenti si è aperto in America: il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, infatti, ha chiamato in causa gli stessi vertici della conferenza episcopale nelle indagini relative allo scandalo degli abusi sessuali sui minori. Con una lettera inviata il nove ottobre al cardinale Daniel Di Nardo, presidente dei vescovi Usa, il Dipartimento di giustizia – che ha aperto un’indagine sulle diocesi della Pennsylvania – ha fatto sapere che «quest’ufficio sta indagando su possibili violazioni della legge federale»; per tale ragione si chiede alla conferenza episcopale e a tutti i funzionari, a tutte le diocesi del paese, di conservare, e soprattutto «di non distruggere, eliminare o alterare in alcun modo» i documenti relativi ai casi di abuso sessuale nei quali sono coinvolti sacerdoti cattolici, le informazioni relative ai loro trasferimenti o quanto è conservato negli archivi segreti. Rispetto ai reati contestati – per esempio pedofilia o pedopornografia – d’ora in avanti si terrà conto della legislazione federale, assai severa in materia. L’inchiesta, inoltre potrebbe allargarsi a macchia d’olio.

IL CONFLITTO TRA GOVERNO E CHIESA

La richiesta avanzata dall’ufficio del procuratore federale per la Pennsylvania orientale, William McSwain, un repubblicano di tendenze conservatrici nominato da Donald Trump, rappresenta una svolta nel lungo conflitto fra la giustizia americana e la Chiesa non solo perché questa volta a scendere in campo è il governo federale. Per la prima volta viene infatti coinvolto anche il vertiche della Chiesa negli Usa e non solo le singole diocesi, prospettando in tal modo ipotesi di reati che richiamano alla responsabilità diretta dell’episcopato. Quest’ultimo, d’ora in avanti, si sentirà inevitabilmente sotto scacco rispetto al governo: fin dove potranno spingersi i vescovi nei loro pronunciamenti pubblici rispetto alle tante questioni critiche che attraversano il Paese se si sentiranno esposti, di fatto, alla minaccia permanente di un’indagine giudiziaria? E tuttavia, se questo è un quadro certamente angoscioso per la Chiesa americana, non ci si è arrivati per caso.

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LA STRATEGIA DELL’INSABBIAMENTO

L’indagine federale è stata aperta nei confronti delle diocesi cattoliche della Pennsylvania dopo che l’estate scorsa fece scalpore la pubblicazione, seguita a due anni di indagine, del rapporto di un Gran Giurì sugli abusi commessi in 6 delle 8 diocesi dello stato, indagine promossa dal procuratore generale della Pennsylvania Josh Shapiro, del partito democratico. Centinaia di migliaia di documenti esaminati, l’individuazione di 300 preti responsabili di almeno 1000 abusi nell’arco di settant’anni, il sospetto, assai fondato, che non tutti i reati siano stati denunciati in questi decenni: il rapporto aveva un contenuto a dir poco esplosivo. Due elementi dell’indagine del Gran Giurì hanno accelerato gli eventi successivi: la partecipazione all’inchiesta di un gruppo di esperti dell’Fbi, e il fatto che – muovendosi su più diocesi contemporaneamente – sia emersa con una chiarezza estrema una “strategia” dell’insabbiamento. Da qui a coinvolgere l’intera chiesa americana nelle indagini, il passo è stato breve.

La guerra interna alla Chiesa dietro lo scandalo abusi

Dietro lo scandalo abusi sui minori c’è una lotta interna alla Chiesa. Dal rapporto Viganò fino ai nuovi filoni di indagine, il punto.

LA STORIA RACCONTATA DAL FILM IL CASO SPOTLIGHT

Quella degli abusi sessuali è diventata una storia da premio Oscar con il film Il caso Spotlight, nel 2016, che raccontava la storica inchiesta del Boston Globe sui casi di pedofilia della diocesi di Boston nel 2001. L’indagine all’inizio riguardava pochi preti, poi emerse un’altra realtà: almeno 80 sacerdoti coinvolti, abusi protrattisi negli anni, coperture al più alto livello – venne chiamato in causa l’arcivescovo della città, il cardinale Bernard Law che poi trovò rifugio in Vaticano – lo spostamento dei sacerdoti predatori di parrocchia in parrocchia. Da allora la Chiesa americana, i pontefici che si sono succeduti, hanno cercato di arginare e fermare il fenomeno, di smantellare l’omertà interna, di infrangere la congiura del silenzio e il primato del “buon nome dell’istituzione’ che prevaleva anche sul senso di giustizia e la pietà per le vittime. D’altro canto è vero che molti dei casi denunciati riguardano i decenni passati e tuttavia è altrettanto innegabile che gli episodi di abuso spesso arrivano fino a periodi molto recenti. Di certo il problema era molto più diffuso e radicato di quanto la stessa Chiesa non abbia cercato di far credere, mentre le coperture sono durate fino all’oggi anche per i fatti del passato. Per la Chiesa americana in modo specifico, che aveva proclamato un po’ frettolosamente la “tolleranza zero“, si tratta di una sorta di disfatta generale le cui conseguenze sulla tenuta dell’istituzione sono ancora difficilmente prevedibili.

UNA SPIA NELLA DIOCESI DI BUFFALO

D’altro canto l’indagine della Pennsylvania è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso dando il via a una serie di altri scandali che si stanno aprendo a catena: in Cile sono ormai diversi i vescovi che il Papa ha fatto dimettere mentre la credibilità della Chiesa è ridotta ai minimi termini. Negli Stati Uniti prosegue lo stillicidio di indagini interne alle diocesi o condotte dalle autorità giudiziarie. Da ultimo, un vescovo ausiliare di New York, John Jenik, è stato rimosso dal suo incarico dopo essere stato riconosciuto responsabile di abusi commessi negli anni ’80. Un’ex segretaria del vescovo di Buffalo (mons. Richard Malone), Siobhan O’Connor, ha aiutato l’Fbi a smascherare un gigantesco lavoro di insabbiamento (anche in questo caso è in corso un’indagine federale). Il vescovo è accusato di aver escluso i nomi di decine di preti molestatori da un rapporto pubblicato in marzo nel quale si annunciava un programma di risarcimento delle vittime di una quarantina di sacerdoti.

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L’ARCHIVIO DI O’CONNOR CHE IMBARAZZA LE GERARCHIE

Ora, centinaia di documenti degli archivi della diocesi fotocopiati segretamente dalla O’Connor, aprono una straordinaria finestra sulle decisioni prese dal vescovo nei confronti dei preti accusati di abusi. I religiosi accusati di molestie sarebbero stati in realtà oltre un centinaio, senza il lavoro di Siobhan O’Connor – che pure si professa cattolica e dice di amare profondamente la Chiesa – sarebbero rimasti segreti. Nelle settimane e nei mesi scorsi, ha fatto scalpore il caso dell’ex cardinale Theodore McCarrick, coinvolto in vicende di abusi avvenute nel corso della sua lunga carriera; McCarrick – ormai molto anziano – non è più cardinale per decisione del Papa; dopo di lui, che ricoprì pure l ‘incarico di arcivescovo di Washington, ha lasciato il suo posto – in seguito a quanto rivelato dal rapporto del Gran Giurì della Pennsylvania, il cardinale Donald Wuerl, successore di McCarrick alla guida della diocesi della capitale americana. Lo tsunami pedofilia, intanto, ha raggiunto pure l’Europa.

Il rapporto choc sulla Chiesa in Germania: 3.677 abusi su minori

Il rapporto choc sulla Chiesa cattolica in Germania: 3.677 casi di abusi su minori dal 1946 al 2014.

DALL’AMERICA ALL’EUROPA: IL CASO FRANCESE

Il caso abusi sta infatti esplodendo in Spagna dove si parla già di centinaia di vittime, e in Francia dove iniziano i primi processi mentre un rapporto della stessa conferenza episcopale ha cominciato a raccontare una verità amara: dal gennaio 2017 fino ad oggi – riporta il Sir, l’agenzia stampa della Cei riferendo sul caso francese – sono state 211 le persone che hanno denunciato casi di abuso ai vescovi e 75 i fatti segnalati e denunciati alla giustizia; 129 i sacerdoti coinvolti, 49 quelli sospesi precauzionalmente. Dal 3 al 6 novembre, i vescovi francesi si sono riuniti a Lourdes dove, per la prima volta, hanno ascoltato la voce di 8 vittime. Un cammino penitenziale e di trasparenza è dunque iniziato, e tuttavia sembra evidente che la tentacolare crisi degli abusi del clero sia ben lungi dal dirsi conclusa. Per questo, decisivo potrà essere l’incontro dedicato al problema che si svolgerà a febbraio in Vaticano, sarà un confronto aperto fra il Papa e tutti i presidenti delle conferenze episcopali del mondo.

http://va.newsrepublic.net/a/6621904744333967878?

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.