La condanna di Barbarin scuote (ancora) la Chiesa: al Papa la decisione sulle sue possibili dimissioni
Il porporato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per non aver denunciato un prete pedofilo "Per non...
Troppo a lungo ignorato, e poi sottovalutato quando è venuto alla luce, lo scandalo dei preti pedofili che scuote fin nelle fondamenta la chiesa cattolica americana sta avendo conseguenze giudiziarie che si allargano a macchia d’olio e sono destinate a pesare per anni su questa istituzione religiosa. Quando, a fine luglio, venne pubblicato il rapporto del grand jury della Pennsylvania che denunciava gli abusi commessi per decenni da 300 preti su più di mille bambini in quasi tutte le diocesi dello Stato, l’indignazione fu enorme. Scuse della Chiesa, parole di contrizione, ma i vescovi sperarono che, col tempo, potesse passare la bufera: con le acque più calme ci si sarebbe resi conto che gran parte degli abusi denunciati risalgono a oltre vent’anni fa, mentre le contromisure prese dalla Chiesa dopo il 2000 sembrano aver funzionato abbastanza bene.
Speranza svanita ieri quando l’attorney general di New York, cuore del cattolicesimo americano, ha annunciato l’avvio di un’inchiesta a tappeto analoga a quella della Pennsylvania con subpoena (citazioni in giudizio alle quali non ci si può sottrarre) che interesseranno tutte le diocesi cattoliche dello Stato. L’inchiesta promossa da Barbara Underwood, praticamente il ministro della Giustizia dello Stato, coinvolge tutti i procuratori distrettuali, gli unici abilitati ad attivare il meccanismo del grand jury. Contemporaneamente il suo collega del New Jersey, l’attorney general Gurbir Grewal, ha creato una task force giudiziaria per indagare i casi di abuso sessuale e quelli che ha definito i tentativi dell gerarchia ecclesiastica di coprire lo scandalo in questo Stato confinante con New York e Pennsylvania. Qualche giorno fa in un’intervista al Corriere il teologo Tom Reese aveva invitato i vescovi Usa ad aprire tutti gli armadi pubblicando un rapporto su tutti gli scandali del passato, avvertendo che quella di aspettare che passi la bufera non è una strategia lungimirante. L’enorme emozione provocata dal grand jury della Pennsylvania si ripeterà quando, tra uno o due anni, arriveranno i risultati delle altre indagini in corso. Reese aveva fatto riferimento esplicito alle inchieste, simili a quella della Pennsylvania, già avviate da tempo dall’Illinois e dal Missouri, oltre a quella che sta per essere lanciata dalla California. Ora le nuove iniziative giudiziarie di New York e del New Jersey allargano di molto il fronte di una valanga che sembra destinata a durare ancora per anni. E che ora potrebbe colpire o infangare anche gli ex capi di una diocesi, quella di New York, che è da sempre la più importante d’America.
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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.
Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.
Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.
Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.
Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.
E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non - seppur condannate nei primi gradi di giudizio.
Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.
E questo principio facciamo nostro.
Il direttivo della Rete l’Abuso