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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » L’unità della Chiesa passa dalle prossime mosse di Francesco

L’unità della Chiesa passa dalle prossime mosse di Francesco

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Settembre 2018
in World
Reading Time: 6 mins read
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Il papa è chiamato a mettere una parola definitiva sullo scandalo pedofilia. Altrimenti rischia di accentuare le divisioni interne.

MARIO MARGIOCCO

Winston Churchill diceva che la Royal Navy, nella gloriosa stagione della vela, era stata tenuta insieme dal rum, dalla sodomia (usava il cifrato e antico termine inglese di buggery e non il più esplicito sodomy) e dalla frusta. Per quanto possa sembrare sacrilego e offensivo, qualcosa di questa cruda affermazione vale anche per una organizzazione tutta maschile come il clero cattolico, spesso nella versione orribile della pedofilia, ma non di rado nella forma buggery, fra adulti si presume consenzienti. Spiegare il perché della aumentata frequenza è probabilmente impossibile. C’entrano forse una rilassatezza della disciplina, un netto decadimento culturale del clero non più capace di sublimare nello studio, e altro. Ma a differenza della Royal Navy, nella Chiesa le pratiche sessuali, l’orribile pedofilia in particolare, per quanto nettamente minoritarie sono dirompenti, una sconfessione totale della dottrina e della missione. Ancor più che per altri vale infatti Matteo 18,6: «Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina da mulino girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare».

La denuncia fatta il 22 agosto dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò, dove si chiedono addirittura le dimissioni di Papa Francesco reo di non avere agito dopo che Viganò stesso gli aveva segnalato personalmente un grave dossier sul cardinale emerito di Washington, il potente Theodore McCarrick, ha rilanciato alla grande la questione sessuale del clero. Viganò era dal 2011 al 2016 nunzio a Washington, ambasciatore e occhio del Vaticano sulla cattolicità americana. Su McCarrick si erano già mossi i suoi due predecessori, il colombiano Gabriel Montalvo Higuera e l’italiano Pietro Sambi, a Washington dal 2005 fino all’improvvisa morte nel 2011. Di Sambi viene ricordato da Viganò, come gli fu riferito, un tempestoso incontro nel quale il prelato romagnolo (Sambi era di Sogliano al Rubicone) contestò duramente a McCarrick, urlando anche, i suoi comportamenti inaccettabili. A lungo McCarrick ebbe tra l’altro l’abitudine di portare con sé alcuni seminaristi e giovani sacerdoti, quando andava nel Maryland in una sua casa di campagna e di pesca, e pretendeva che sempre qualcuno dormisse con lui. Chiunque abbia conosciuto Sambi sa che se il nunzio prese di petto McCarrick sapeva ciò che faceva.

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LA PARABOLA DEL POTENTE CARDINALE MCCARRICK

Oggi 88 anni, McCarrick fu stimato e usato per vari incarichi informali da Giovanni Paolo II. Fu virtualmente fra i grandi elettori di Bergoglio nel 2013 anche se non sedeva più in Conclave avendo superato gli 80 anni. Ratzinger ne aveva deciso la punizione, mai eseguita. Due mesi fa Bergoglio l’ha messa in atto, togliendogli il rango cardinalizio. McCarrick è stato anche fino a tempi molto recenti grande kingmakerdell’episcopato americano dove ha sponsorizzato nomine dell’ala più vicina a Bergoglio, dialogante su tutti i temi sociali ivi compresa l’omosessualità. È tutt’altro che esiguo negli Stati Uniti il numero di sacerdoti, qualche vescovo compreso, che cercano da tempo le formule dottrinali per inserire pienamente nella Chiesa anche il clero omosessuale attivo. I preti omosessuali che vivono in castità sono da tempo più che accettati ovunque. Ma voler introdurre l’accettazione dell’omosessualità attiva crea un enorme problema: e perché non la sessualità, diciamo, tradizionale, uomo (prete) e donna?

Qui si va al nocciolo del problema. Da secoli, e soprattutto da quando con il 900 la femminilità è stata più in vista con la minore copertura del corpo femminile, prima a volte ossessiva, la donna, il concetto di donna è stato escluso dall’educazione del giovane prete. Nei seminari non si parlava della donna. Nelle visite domenicali delle famiglie erano gradite solo le madri emaciate e gravate dal peso dei doveri, mentre quelle più fresche e le sorelle pimpanti e formose erano malamente tollerate. La donna era un mistero. Esistevano solo Maria, varie sante sempre castissime e le mamme, emaciate appunto. Poi, usciti “nel mondo” come dicevano molti rettori di seminario con parola gravida di preoccupazione, i giovani preti di 23-25 anni al massimo scoprivano le donne. Una realtàesplosiva difficile da gestire. Ci sono infinite cause che possono spingere un prete al rapporto omosessuale. Può essere questa la sua natura, ad esempio. Per la pedofilia non c’è giustificazione: è un crollo verticale di tutti i principi morali e un delitto. Ma è certo che questa difficoltà con il rapporto con le donne può spingere a cercare affinità, consolazione e vicinanza anche fisica con un uomo.

UN DOPPIO STANDARD CHE SFOCIA IN UNA ORRIBILE TOLLERANZA

Ciò che molti ignorano è che da sempre molti vescovi sono più preoccupati quando giungono voci che un parroco forse si prende troppo cura di una o due parrocchiane che non quando le voci aprono al sospetto di un parroco omosessuale attivo. E il motivo è semplice: con le donne ci può sempre scappare una gravidanza, e che si fa con il figlio del prete? Questo doppio standard arriva persino a una certa tolleranza della pedofilia, per quanto orribile possa sembrare. Basti ricordare l’episodio che ha coinvolto indirettamente il cardinale Godfried Danneels, al vertice del progressismo fra gli alti prelati, emerito di Bruxelles e primo grande elettore di Bergoglio nel Conclave del 2013. Francesco lo invitò personalmente al sinodo sulla famiglia del 2015 anche se ormai era nota la registrazione di un incontro in cui Daneels aveva cercato di dissuadere a denunciare un suo protetto, Roger Vangheluwe, vescovo di Bruges, protagonista di uno degli episodi più sordidi avendo abusato per 13 anni di due suoi nipoti, incominciando quando il più grande aveva cinque anni.

Il dossier Viganò va visto anche come episodio nella guerra civile che già da prima del Concilio Vaticano II divideva la Chiesa

Viganò probabilmente ha sbagliato nel chiedere ripetutamente, nella sua Testimonianza del 22 agosto, le dimissioni del papa, reo di avere saputo di McCarrick e di non avere agito, se non in ultimo e in parte. La stessa lettura delle 10 pagine aiuta a capire perché la richiesta di dimissioni è fuori luogo. Descrivono infatti un mondo di silenzi, di dossier insabbiati, di lettere senza risposta, di domande inevase, di segnalazioni precise nascoste al papa, che non può non apparire omertoso. Dove ogni banda, e le più grandi di tutte sono quelle dei progressisti e dei conservatori, protegge i suoi pedofili e i suoi gay, ma si direbbe non i suoi dongiovanni.

UNA GUERRA CIVILE IN CORSO DAGLI ANNI 60

Il dossier Viganò, scritto da un arcivescovo che da tempo si schiera con gli avversari di Bergoglio, va visto anche come episodio nella guerra civile che già da prima del Concilio Vaticano II, da prima del 1962 cioè, divideva la Chiesa fra progressisti nelle varie gradazioni e conservatori, anche questi di vario tipo. Sono tempi lunghi, ma la Chiesa è bimillenaria. Da metà Anni 60 la guerra civile è sempre in corso, tra chi dice che il Concilio è stato tradito da destra e chi dice che il tradimento fu a sinistra, e in questa Viganò si schiera. Si schierano ugualmente i vari vaticanisti zelanti che, ignorando le accuse precise, cercano di spiegare che tutto è “molto delicato” (lo sappiamo da soli) e che Viganò è poco credibile. Viganò però, pur togliendosi fin troppi sassolini dalle scarpe, dice anche varie cose precise, alcune facilmente già confermabili, altre non ancora e forse mai, ma su tutte occorre una parola definitiva. L’ha chiesta il cardinale Daniel DiNardo di Houston, presidente dei vescovi americani.

Se papa Francesco non lo fa, rimarrà come il pontefice che ha trovato una Chiesa divisa e l’ha lasciata ancora più divisa. La questione sessuale è insieme un fatto a sé e la punta di un iceberg, un segno di enorme confusione nella Chiesa. Non si tratta solo di dire che è colpa di chi alla fine ha frenato il Concilio, di Paolo VI quindi, che secondo don Giuseppe Dossetti e la sua scuola bolognese tradì lo “spirito” di Giovanni XXIII, oltre che allontanare Dossetti stesso dal suo ruolo molto attivo di ispiratore dei progressisti al Concilio. Se la purezza del Vangelo fosse stata ritrovata non ci sarebbe pedofilia, è la tesi. Si tratta di dare una risposta seria su che cosa ha fatto il Concilio e se ha saputo rinnovare bene o se invece è stato travolto da una generica ondata di “nuovismo” e quindi non sempre ha rinnovato bene. Il tema, dopo 60 anni, è ancora incandescente.

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NON SARANNO CERTI PRETI A RIEMPIRE LE CHIESE

Per incominciare a riflettere, basterebbe leggersi una Costituzione Apostolica che si intitola Veterum Sapientia, è su Internet e spiega e ordina che cosa e come va mantenuto dell’antica sapienza in una Chiesa postconciliare molto rinnovata. Lettera morta. Mai citata. Totalmente ignorata. Non compare quasi mai nella bibliografia dei documenti preparati per la beatificazione dell’autore. Che era papa Roncalli. Dalla confusione delle idee chissà non derivi anche, in parte, questo esecrabile aumento della confusione dei costumi. Intanto le chiese sono sempre più vuote, nel nostro mondo, Italia compresa. E pensare che lo slancio conciliare avrebbe dovuto riempirle, come profetizzava con entusiasmo il cardinal Giacomo Lercaro. Preti e prelati con propensione alla buggery o peggio non le riempiranno di certo.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.