Qualche commentatore (ad esempio, Alberto Melloni su La Repubblica) ha molto enfatizzato il riferimento critico che il Papaha fatto al clericalismo nella sua “lettera al popolo di Dio” ispirata dalle recenti rivelazioni sui crimini sessuali del clero. Innanzitutto va detto che si tratta di poche righe all’interno di un testo che presenta, per il resto, una lettura inadeguata e puramente spirituale della vicenda della pedofilia clericale, tutta centrata sul pentimento, la preghiera e il digiuno, ovvero su quelle medicine spirituali dispensate a piene mani lungo i decenni dai vescovi che coprivano pedofili e gli abusatori.
In secondo luogo, si tratta di un riferimento vaghissimo e totalmente incongruente con la strategia che Francesco ha deciso di seguire sul tema. Riferendosi al clericalismo infatti il pontefice ha evocato “un modo anomalo di intendere l’autorità nella Chiesa […]” che “non solo annulla la personalità dei cristiani, ma tende anche a sminuire e a sottovalutare la grazia battesimale che lo Spirito Santo ha posto nel cuore della nostra gente. Il clericalismo, favorito sia dagli stessi sacerdoti sia dai laici, genera una scissione nel corpo ecclesiale che fomenta e aiuta a perpetuare molti dei mali che oggi denunciamo. Dire no all’abuso – ha concluso sul punto il papa – significa dire con forza no a qualsiasi forma di clericalismo”.
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