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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Angelo Sodano » Pedofilia, in Cile si fa il nome del cardinale Sodano: promosse i vescovi insabbiatori

Pedofilia, in Cile si fa il nome del cardinale Sodano: promosse i vescovi insabbiatori

Redazione WebNews by Redazione WebNews
18 Giugno 2018
in World
Reading Time: 2 mins read
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Città del Vaticano – Il cardinale Angelo Sodano – già Segretario di Stato e attuale Decano del Collegio Cardinalizio – non solo era molto vicino a padre Fernando Karadima, il pedofilo seriale cileno attualmente in pensione, ma i tre vescovi in Cile che hanno insabbiato il caso, ignorando le reiterate denunce delle vittime, diventarono tutti vescovi grazie ai buoni uffici di Karadima che ne consigliò la promozione all’allora nunzio apostolico Sodano. Un sistema marcio alle radici. A descrivere questa catena di omertà e omissioni è Oscar Karadima, 77 anni, uno dei fratelli minori del prete pedofilo, reduce da un incontro in Vaticano con Papa Francesco la scorsa settimana.

La Tercera, un importante giornale cileno, lo ha intervistato raccogliendo il senso di quell’incontro e lo scambio di impressioni avute con Bergoglio. «Per me è stato un onore assistere alla messa del Papa. La celebrazione è iniziata di pomeriggio e c’erano anche i cinque sacerdoti che sono stati vittime nella parrocchia dove mio fratello faceva il parroco. Il Vaticano nel 2011, ha condannato padre Fernando Karadima anche se lui continua a dirsi innocente e da parte sua non c’è mai stata una sola parola di pentimento».

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Il fratello parla poi delle cattive relazioni che suo fratello ha con tutti i membri della famiglia, tanto che nessuno ha mai avuto il suo cellulare. «Ci considerava poco. Ora siamo distrutti dal dolore e indignati per quello che ha fatto, per la manipolazione continua, per lo strazio che ha dato a mia madre. Era uno che tendeva a dividere le persone piuttosto che a unirle. Io penso che sia colpevole. Mi costa dire questo, visto che è mio fratello, ma è terribile».

Oscar Karadima spiega anche di avere avuto incontri con le vittime. James Hamilton, José Andrés Murillo, Juan Carlos Cruz. Quanto ai vescovi insabbiatori, Juan Barros, Tomislav Koljatic, Horacio Valenzuela e Andrés Arteaga, ha pochi dubbi: «sono persone ben conosciute, che si vedevano sempre nella parrocchia di mio fratello e sono stati formati proprio da lui. Quando il Papa mi ha chiesto di parlargli di Barros io gli ho riferito che Barros ha mentito. Egli era amico di mio fratello e faceva parte della sua stretta cerchia. Barros, ma anche Koljatic, Valenzuela e Arteaga sono stati fatti vescovi grazie a mio fratello che era molto vicino all’allora nunzio in Cile, il cardinale Angelo Sodano che poi è diventato Segretario di Stato vaticano. Lo sanno tutti qui in Cile che sono diventati vescovi grazie a lui».

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_cile_karadima_sodano_vaticano_vescovi_chiesa-3803214.html

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.