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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Angelo Sodano » Quei nomi di peso dietro lo scandalo pedofilia nella Chiesa cilena

Quei nomi di peso dietro lo scandalo pedofilia nella Chiesa cilena

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Giugno 2018
in World
Reading Time: 4 mins read
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Lo scandalo della Chiesa cilena continua a far parlare di sé. Vengono fatti i nomi del cardinal Sodano e di un gesuita “consigliere” di Bergoglio. Karadima sarebbe stato vicino all’ex segretario di Stato, mentre un gesuita “bergogliano” avrebbe avuto un ruolo nell’elevazione a vescovo di Barros

Lo scandalo cileno ha travolto la Chiesa cattolica. L’intero episcopato della nazione sudamericana ha rimesso le proprie dimissioni nelle mani di Papa Francesco.

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Le prime tre “rinunce” accettate da Bergoglio sono state quella del vescovo Barros, quella dell’arcivescovo Cristián Caro Cordero e quella del vescovo Gonzalo Duarte García de Cortázar. Tutti e tre sarebbero in qualche modo coinvolti nei casi affrontati di questi tempi dal Vaticano. Barros, nello specifico, è stato uno dei più stretti collaboratori di padre Karadima, l’uomo già condannato a una vita di preghiera e penitenza per abusi ai danni di minori.

Sempre Barros, che è l’ex arcivescovo della diocesi di Osorno, era finito al centro delle polemiche dopo che, durante la visita pastorale in Cile del pontefice argentino, Il Santo Padre aveva parlato di “calunnie” fino all’emersione di prove. Evidenze che sarebbero poi arrivate, tanto che il Papa ha ammesso di aver commesso “errori di valutazione”. Charles Scicluna, il “plenipotenziario” per la lotta alla pedofilia, è da poco tornato dal suo secondo viaggio nella nazione cilena. Il primo era risultato fondamentale per lo sviluppo di un dossierdenso di testimonianze, lo stesso che ha “costretto” i vescovi alle dimissioni collettive. Bergoglio ha optato per “spedire” Scicluna in Cile una seconda volta.

Alla base di questi “errori di valutazione”, però, ci sarebbe stata la mancanza di “informazioni veritiere ed equilibrate”. Da allora la domanda che circola è sostanzialmente una: chi potrebbe aver tratto in inganno il pontefice argentino? Sì perché Barros, nonostante le accuse provenienti da più parti, era stato elevato vescovo della diocesi citata.

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Bergoglio ha da poco incontrato il fratello di Karadima. Quest’ultimo è stato intervistato da La Tercera, uno dei principali quotidiani cileni. In uno dei virgolettati riportati da Il Faro di Roma, il fratello minore del padre carsimatico cileno ha dichiarato:”Quando il Papa mi ha chiesto di parlargli di Barros io gli ho riferito che Barros ha mentito. Egli era amico di mio fratello e faceva parte della sua stretta cerchia. Barros, ma anche Koljatic, Valenzuela e Arteaga sono stati fatti vescovi grazie a mio fratello che era molto vicino all’allora nunzio in Cile, il cardinale Angelo Sodano che poi è diventato Segretario di Stato vaticano. Lo sanno tutti qui in Cile che sono diventati vescovi grazie a lui”.

Le informazioni che potrebbero essere dedotte, prendendo per buone queste dichiarazioni, sarebbero due: Barros stesso avrebbe mentito a Papa Francesco; Karadima sarebbe stato “vicino” all’ex segretario di Stato Angelo Sodano, quando questi era nunzio apostolico. Spunterebbe quindi una nuova ipotesi: Karadima avrebbe fatto elevare a vescovi membri della sua “cerchia ristretta” utilizzando la “sponda” del cardinale italiano. Uno scandalo nello scandalo?

Su Il Messaggero, all’interno di questo pezzo, si legge:”Il cardinale Angelo Sodano – già Segretario di Stato e attuale Decano del Collegio Cardinalizio – non solo era molto vicino a padre Fernando Karadima, il pedofilo seriale cileno attualmente in pensione, ma i tre vescovi in Cile che hanno insabbiato il caso, ignorando le reiterate denunce delle vittime, diventarono tutti vescovi grazie ai buoni uffici di Karadima che ne consigliò la promozione all’allora nunzio apostolico Sodano. Un sistema marcio alle radici”. Il nome fatto dal fatello di Karadima è di quelli pesanti. Inutile aggiungere che si attendono possibili prese di posizione da parte della Santa Sede. Ma non è tutto.

Il vaticanista Sandro Magister, sul suo blog de L’Espresso, ha parlato di un altro uomo di Chiesa, il gesuita Arana, che sarebbe molto vicino a Bergoglio e che “aveva avuto un ruolo decisivo, tre-quattro anni prima, nella nomina di Barros a vescovo di Osorno, stando – sottolinea Magister – a quanto asserito con sicurezza lo scorso maggio sul sito paravaticano “Il Sismografo” dal suo fondatore e direttore Luis Badilla, vaticanista cileno che vive a Roma, già giornalista della Radio Vaticana, dopo che le prime indiscrezioni sul ruolo del gesuita erano apparse sul sito spagnolo “Infovaticana””.

La questione, insomma, si farebbe complicata. I responsabili indiretti delle promozioni discusse potrebbero essere alti prelati vaticani, nel caso di Sodano, che magari era stato malconsigliato da Karadima. In relazione al presunto ruolo di Germàn Arana verrebbe tirato in ballo, invece, un gesuita considerato consigliere del Papa. Un “bergogliano”, si direbbe in termini sintetici. Mentre in Vaticano continua la battaglia per la trasparenza, ci si aspetta di capire se qualcuno ha davvero avuto un ruolo in queste discusse “promozioni”. Lo scandalo cileno sembra non finire più.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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