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Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano La Curia di Napoli invece temporeggia sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

Redazione WebNews by Redazione WebNews
20 Maggio 2018
in Campania
Reading Time: 3 mins read
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di Dario Striano


La Chiesa cilena ha chiesto perdono, quella italiana e quella napoletana ancora vacillano. Venerdì i 34 vescovi sudamericani – 31 in servizio e 3 emeriti -, accolti da Papa Francesco in Vaticano – durante un vertice straordinario a porte chiuse -, hanno cercato di ‘riparare’ allo scandalo pedofilia che ha travolto il loro Paese, annunciando le loro dimissioni; la Curia di Napoli di fatti non ha ancora preso alcun provvedimento nei confronti del parroco don Silverio Mura, il prete di Ponticelli accusato di aver abusato di almeno 12 ragazzini della periferia est di Napoli, e scoperto recentemente a insegnare, sotto falsa identità, catechismo ai ragazzini di Montù Baccaria, nel Pavese.

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Le scuse cilene
e le coperture napoletane
Se i vescovi clienti hanno chiesto «perdono per il dolore causato alle vittime, al Papa, al popolo di Dio» e al Cile per «i gravi errori e omissioni» da loro commessi, nulla di nuovo invece si è mosso in questi giorni sul fronte napoletano, dove Diego Esposito, il 40enne partenopeo che più di tutti ha denunciato gli abusi subiti da don Mura in età adolescenziale, attende ancora Giustizia. E nonostante sia stato ricevuto la settimana scorsa dal cardinale Crescenzo Sepe, attende ancora di sapere che fine abbia fatto il suo ‘orco’. «In questo momento don Mura potrebbe insegnare ancora catechismo altrove sotto falso nome – così Diego Esposito al termine dell’incontro con la Curia di Napoli di qualche giorni fa – Noi volevamo precisazioni. Ma la Curia di Napoli ci ha detto di chiedere al Vaticano. Che loro non sanno niente».

Il ‘dialogo onesto’ cileno e
il processo civile al tribunale di Napoli
Da un lato dunque, quello che i monsignori Fernando Ramos e Juan Ignacio Gonzales hanno definito «il dialogo onesto» della Chiesa Sudamericana con i vescovi che non solo hanno ammesso le loro colpe ma hanno ‘addirittura’ ringraziato le vittime «per la loro perseveranza e il loro coraggio nonostante le enormi difficolta’ personali, spirituali, sociali e famigliari». Dall’altro invece, il silenzio della Curia napoletana, accusata da Diego Esposito, anche in manifestazioni pubbliche, non solo di «aver insabbiato le molestie e gli abusi sessuali», ma anche di aver «coperto la falsa di identità di don Silverio Mura». Di averlo «nascosto al Nord Italia». Circostanza che ha spinto Rete l’Abuso, associazione da anni in trincea contro i preti pedofili, a presentare una denuncia al tribunale di Pavia, supportata dalla perizia della criminologa Luisa D’Aniello, la consulente di parte nel processo civile scaturito dalle denunce di Diego Esposito che inizierà nel 2019.

Lo scandalo del Cile
e il ruolo di Papa Francesco
Eppure vi sono alcune similitudini tra i due scandali pedofilia. Anche in Cile il ‘terremoto’ partì dagli abusi compiuti da un singolo sacerdote Fernando Karadima, oggi ultra ottantenne, responsabile della parrocchia El Bosque di Santiago, condannato nel 2011 dalla Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede per abusi sessuali sui minori. E anche in Sudamerica alcune vittime accusarono il clero di aver coperto e insabbiato le molestie per anni. Puntando il dito non solo contro il vescovo Juan Barros, uno dei più stretti collaboratori di Karadima, ma anche contro Papa Francesco che durante la sua visita in Cile aveva provato a prendere le difese di Barros. Prima di fare dietrofront, e di inviare sul posto Charles Scicluna, arcivescovo di Malta e presidente del Collegio per l’esame di ricorsi in materia di delicta graviora alla Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, per ascoltare le vittime e raccogliere un dossier sulla dolorosa vicenda. Dopo il report di monsignor Scicluna, 2mila 300 pagine in cui sono raccolte 64 testimonianze, Bergoglio ha chiesto scusa alle vittime e ha voluto con l’incontro di questi giorni fare chiarezza sulla vicenda.

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La speranza di Diego
e l’incontro con Bergoglio
Anche con il caso Diego Esposito il primo dietrofront a far riaccendere i riflettori sulla vicenda è stato fatto dal Papa che a inizi febbraio 2018 ha chiesto di aprire nuovamente le indagini su don Silverio, forse archiviate con troppa fretta qualche anno fa, quando il 40enne fu ascoltato dalla Curia. Lo stesso Papa Francesco che Diego spera presto di vedere dal vivo. «Ho parlato con la prima sezione del Vaticano – così Diego il 15 maggio – mi hanno promesso che non appena il Sommo Ponte si sarà occupato del caso di pedofilia che coinvolge i preti cileni, mi riceverà privatamente e mi parlerà. Speriamo bene. Spero nella Giustizia. Che chi abbia sbagliato chieda perdono e paghi per i suoi errori». Come pare stia avvenendo con il caso dei vescovi cileni su cui Francesco ha già annunciato di voler fare «rimozioni», dopo la loro richiesta di dimissioni.

Preti pedofili, 34 vescovi cileni lasciano La Curia di Napoli invece temporeggia sugli abusi subiti da Diego a Ponticelli

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.