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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Arezzo » “Maltrattati e insultati all’asilo”: due bambini possono testimoniare, nei guai una suora

“Maltrattati e insultati all’asilo”: due bambini possono testimoniare, nei guai una suora

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Aprile 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Nei guai anche una suora. “Hai le briciole in testa” una delle frasi rivolte ai piccoli e contestate 

Arezzo, 17 aprile 2018 – Potranno raccontare anche al Gip quello che hanno già detto in famiglia, che a soli quattro anni cioè avrebbero subito i maltrattamenti e gli insulti della suora di un asilo cattolico della periferia, in una delle frazioni di cintura. Parole anche pesanti che sarebbero andate ad offendere la sensibilità dei piccoli: «Hai la testa piena di briciole», «non capisci niente», «stupido», «deficiente» e persino un politicamente scorrettissimo «handicappato». Il via libera è arrivato dalla psicologa Veronica Andreini, che in dicembre era stata incaricata dal Gip Giampiero Borraccia di una perizia sulla capacità di testimoniare dei piccoli.

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Ebbene, scrive la professionista nella sua relazione finale, due dei ragazzini (all’epoca dei fatti, fine 2016, avevano quattro anni) sono in grado di affrontare la prova davanti al giudice, sia pure (ed è ovvio) con le modalità protette previste in situazioni del genere: in strutture che non sono quelle del tribunale, con l’ausilio di giochi e con l’assistenza di specialisti dell’infanzia. Altri due bimbi, invece, non sono stati considerati idonei per un test così arduo psicologicamente, mentre per due sono stati i genitori a non concedere il consenso. ù

Un altro Gip, Fabio Lombardo che ha appena preso possesso dell’incarico, ha di conseguenza fissato per il 28 maggio l’incidente probatorio. In sostanza un anticipo di processo con valore di prova, pensato appunto in casi come questo per evitare ai due piccoli protagonisti di doversi presentare in aula. In realtà, le indagate di questa ennesima storiaccia di presunta malascuola sono due. Non solo la suora, settantenne, factotum dell’asilo e autentica istituzione, difesa da molti altri genitori che si dicono pronti a testimoniare in suo favore, ma anche una maestra laica sulla quarantina.

Per entrambe le accuse partono direttamente dai bambini, che riferirono a casa, con le famiglie, di quelli che sarebbero stati i metodi della materna, soprattutto all’ora di pranzo, quando i piccoli sarebbero stati costretti a mangiare anche contro la loro volontà, fino a vomitare. In qualche caso addirittura a maleparole.

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Da lì la denuncia dei genitori e l’inchiesta del Pm Elisabetta Iannelli che portò persino all’installazione di un sistema di microfoni e videocamere dentro l’asilo. Le riprese però non portarono grossi elementi di novità. Prove di maltrattamenti fisici non ne vennero fuori e anche gli insulti restano affidati soprattutto alla memoria e alla sensibilità offesa dei sei bambini al centro del caso. Si è giunti così all’udienza di dicembre, in cui si cominciò a parlare di incidente probatorio per far testimoniare i bambini, ma prima il Gip volle il conforto della psicologa.

L’avvocato della maestra laica, Lorenzo Pisano, fece poi eccezione di tardività per la propria assistita e ottenne che l’eventuale incidente probatorio non la riguardasse. La patata bollente è rimasta quindi nelle mani della suora, difesa da Giovanni Borghi. Lei giura che non c’è niente di vero. Le famiglie si sono invece affidate all’avvocato Giulio Canobbio, genovese, specializzato in materia d’infanzia. Si è già occupato dei maltrattamenti all’asilo Cip Ciop di Pistoia, processo finito con pesanti condanne a carico delle maestre.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.