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Cile, Errazuriz: “Non ho fornito io al Papa notizie false sugli abusi”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
14 Aprile 2018
in World
Reading Time: 5 mins read
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Il cardinale, anche membro del C9, si difende dalle accuse dopo la lettera del Papa: «Non era tra i miei compiti informare il Pontefice su questi casi, ci sono altri canali». La diocesi di Santiago convoca intanto “uno stato di preghiera”

e2792106 3f2b 11e8 bc8c 1e438c369b8c 4f902995990f025b137374e7457c796b 1024x728 koUC U1110400013118K3G 1024x576@LaStampa.itSALVATORE CERNUZIO
CITTÀ DEL VATICANO

Non sono stato io ad aver fornito «informazioni false» al Papa sui casi di abusi di padre Fernando Karadima, né rientrava «tra i miei compiti» informare il Pontefice su questi casi. In una intervista con la stampa cilena il cardinale Francisco Javier Errazuriz Ossa, arcivescovo emerito di Santiago, prende le distanze da chi, dopo la lettera di Papa Francesco dello scorso 11 aprile (ma già da molto prima), lo accusa di essere uno dei responsabili della «mancanza di informazione veritiera ed equilibrata» denunciata dal Pontefice nella lettera ai vescovi cileni, insieme al nunzio Ivo Scapolo e al cardinale Ricardo Ezzati, attuale pastore di Santiago.

Il porporato 84enne è il membro più anziano del C9, il Consiglio di nove cardinali chiamati dal Papa per assisterlo nella riforma della Curia romana e nel governo della Chiesa. Un lavoro, dunque, a stretto contatto con il Pontefice: tuttavia, chiarisce Errazuriz, esso «non consiste nell’informare il Papa sulle difficoltà, i possibili errori o i mali che soffre la Chiesa in tutti i paesi».

«Il Santo Padre conta con altri canali per questo», come le nunziature, «i rapporti settoriali che vengono consegnati regolarmente alle congregazioni romane, ossia, ai ministeri della Chiesa» e le periodiche visite ad limina, che i vescovi fanno ogni cinque anni. Nel 2017, la Conferenza episcopale del Cile è stata ricevuta non una ma due volte da Francesco: la prima il 20 febbraio, per circa tre ore , dialogando su tutte le problematiche del paese; la seconda il 24 dello stesso mese , per un incontro più informale alla presenza anche di sette capi Dicastero.

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In entrambe le occasioni si è affrontato il tema della pedofilia. Come riferiva ai microfoni dell’allora Radio Vaticana il cardinale Ezzati l’argomento è stato trattato «con molta sincerità, con la capacità – che il Papa ci ha chiesto – di essere attenti ai problemi, appunto, e alle ingiustizie che, quando si tratta soprattutto di pedofilia, sono mancanze gravissime riguardo ai diritti umani e sono anche un grave peccato davanti a Dio». «Il Papa – aggiungeva l’arcivescovo di Santiago – ci ha raccontato che una volta, uscendo dalla metropolitana di Buenos Aires, in una piazza affollata perché c’era una manifestazione, c’erano dei genitori con un bambino e questi genitori gridarono al piccolo: “Vieni via, perché ci sono i pedofili”. Il Papa ci rimase male, ma ora ci ha detto: “Guardate fino a che punto può arrivare una mentalità che vede il male dappertutto”. Quindi ci ha invitato a superare anche questa situazione».

E in Cile i casi di abusi sessuali perpetrati dal carismatico Karadima e non solo, “insabbiati”, a detta delle vittime, dalle gerarchie ecclesiastiche, hanno creato un grosso malessere che ha portato le parrocchie a svuotarsi e una Chiesa che durante gli anni di dittatura di Pinochet aveva brillato per la vigorosa denuncia delle violazioni dei diritti umani e la difesa dei più deboli a godere di una pessima reputazione. In alcune diocesi, come quella di Osorno, dove è stato nominato come vescovo uno dei più stretti collaboratori di Karadima, Juan Barros, sono numerose manifestazioni di protesta.

Il cardinale Errazuriz, interpellato sulla situazione, spiega che all’inizio dell’inchiesta su Karadima, parroco di El Bosque, legato a personaggi di potere della Chiesa e della politica cilena, formatore di circa la metà del clero e dell’episcopato cileno, «era quasi impossibile avere una visione realista di quello che accadeva». Le persone vicine al sacerdote «lo proteggevano e non parlavano mai male di lui». «Grazie a Dio – aggiunge il prelato – tre di loro, Andres Murillo, Juan Carlos Cruz e il dottor Hamiliton, hanno rotto questo silenzio».

Proprio Murillo, Cruz ed Hamilton puntano oggi il dito contro Errazuriz, affermando che da anni il cardinale, insieme a Scapolo ed Ezzati, ignora totalmente le loro richieste d’aiuto, le loro denunce e gli appelli per la verità. Le tre vittime, che hanno fornito la più grossa percentuale di materiale all’inchiesta condotta dall’arcivescovo maltese Charles Scicluna , inviato dal Papa a febbraio per indagare sulla vicenda, sono state invitate in Vaticano insieme ai vescovi cileni per incontrare Francesco «nelle prossime settimane».

Lo hanno confermato loro stessi ieri in un comunicato comune, in cui spiegano di star «valutando la possibilità di assistere» all’incontro con Bergoglio, nei confronti del quale ribadiscono la profonda gratitudine per la lettera. «Il senso di tutte le nostre azioni è sempre stato il riconoscimento, il perdono e la riparazione per quanto si è sofferto, e continuerà ad essere così, finché la tolleranza zero dell’abuso e della copertura dell’abuso nella Chiesa diventerà una realtà», scrivono.

In particolare Cruz, interpellato dall’Ansa degli Stati Uniti, dove vive ormai da anni e dove ha pubblicato il suo libro “La fine dell’innocenza” in cui racconta la sua esperienza di abuso tra il 1981 e il 1995, ha detto che le parole del Pontefice lo hanno «colpito e commosso»: «Il Papa si è svegliato» e «gliene sono grato». Apprezzabile, a detta dell’uomo, anche il gesto di convocare l’episcopato cileno a Roma «dove saranno decise azioni a breve e lungo termine».

Intanto l’arcidiocesi di Santiago ha convocato in tutta la Chiesa del paese latinoamericano «uno stato di preghiera», assecondando la richiesta del Pontefice nella sua missiva. Si tratta di «un tempo di profonda riflessione e serie decisioni che devono essere prese dal Santo Padre», spiega una nota dell’ufficio stampa diocesano. «In questo modo tutti i fedeli e le persone di buona volontà sono chiamate a pregare, a livello personale e comunitario, il futuro della Chiesa e il suo servizio pastorale e umano».

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Sulla stessa scia, l’arcivescovo Ezzati ha organizzato un incontro con tutti i sacerdoti della diocesi per approfondire la lettera del Papa «Ci sembra di massima importanza che, come clero, possiamo condividere, riflettere e accogliere ciò che il Papa ha voluto trasmettere alla Chiesa che è pellegrina in Cile con questo coraggioso intervento. Sarà positivo per noi condividere e ascoltarci a vicenda». L’incontro, riferiscono i media locali, dovrebbe svolgersi il prossimo giovedì 19 aprile, intorno alle 10, nell’arcivescovado.

http://www.lastampa.it/2018/04/13/vaticaninsider/ita/vaticano/cile-errazuriz-non-ho-fornito-io-al-papa-notizie-false-sugli-abusi-2VsmyJtVSIMdaUSgRIvxxM/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.