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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » andrea tornielli » Qualcuno spieghi a Andrea Tornielli che il trauma dell’abuso non è come rompersi un braccio

Qualcuno spieghi a Andrea Tornielli che il trauma dell’abuso non è come rompersi un braccio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Marzo 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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Su Vatican Insider di oggi, il vaticanista Andrea Tornielli torna all’attacco (della presunta vittima) sul caso di don Mauro Galli che vedrebbe coinvolto l’arcivescovo di Milano Mario Delpini, ed espone una sua pittoresca tesi di difesa (del prelato) che parte già malissimo per il solo fatto che, contrariamente ai colleghi, la sua è l’unica interpretazione di quel fascicolo (che dice di aver letto) che solleverebbe monsignor Delpini da ogni responsabilità.

La tesi di Tornielli gira tutta su un’analisi di una superficialità grottesca, infatti il cavillo sul quale insiste è il fatto che, nell’immediato, la presunta vittima non abbia dato una dettagliata versione dell’evento sessuale, limitandosi a denunciare soltanto che il prete lo abbia portato a dormire nel suo letto e ci sia stato un contatto fisico.

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Premesso che, nella quasi totalità dei casi, neppure le vittime adulte di violenza sessuale riescono a dettagliare nell’immediato la sequenza delle violenze subite, perché il trauma è così violento da richiedere del tempo per essere metabolizzato e rielaborato da chi lo subisce, dobbiamo tener conto di questo e del fatto che, in questo caso, non parliamo di un adulto, ma di un 15enne particolarmente fragile e che il suo presunto abusante non era “uno a caso”, ma il suo padre spirituale.

Ignorando il fatto che da parte di don Mauro Galli c’è stata una sorta di premeditazione, consistita nell’aver dato ad intendere al ragazzo, ed ai genitori, che non fosse il solo a dormire in parrocchia quella notte;

ignorando l’immediata ammissione di don Mauro che non ha negato ai superiori, tra cui Delpini, di aver dormito col ragazzo ed averlo abbracciato, rimproverandosi  soltanto di aver commesso una grave leggerezza;

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ignorando il fatto che la mattina successiva la scuola fu costretta a chiamare la madre del ragazzo chiedendo di  andarlo a prendere perché era in evidente stato di shock;

ignorando il parere della psicoterapeuta che lo ha soccorso nell’immediato, ignorando tutto questo Tornielli ribalta completamente la situazione, attaccandosi allo stress post-traumatico della presunta vittima che nell’immediato, è vero, non ha avuto la forza di dettagliare i particolari sessuali di quella notte, ma ha denunciato l’accaduto e comunque va detto che, se non fosse neppure riuscita a denunciare nell’immediato, lo stato di shock in cui versava la mattina dopo avrebbe – come di fatto è avvenuto per tutti, tranne Delpini – dato un segnale inequivocabile che qualcosa di devastante era accaduto.

Stando alla tesi di Tornielli, che contrasta addirittura con le dichiarazioni dello stesso monsignore che a tutti i costi pare voler scagionare: Delpini nella sua deposizione alla p.g. dichiara che don Carlo Mantegazza al telefono gli ha parlato immediatamente di abusi. Quindi, tesi a parte, Tornielli ci faccia capire:  vuole forse dire che Delpini avrebbe mentito in quella deposizione ?

Dall’audizione in aula di don Mantegazza e di don Rivolta emerge chiaramente non solo che la situazione era chiara da subito, ma era così tanto chiara che i due sacerdoti non erano d’accordo con la leggerezza di monsignor Delpini che, malgrado tutto, decise  comunque di trasferire don Galli a Legnano, ancora con i minori.

In aula sono state anche molto chiare le deposizioni della fidanzatina del ragazzo, come quella di don Rivolta. Entrambi hanno incontrato il minore il giorno stesso e ne hanno descritto le condizioni. Forse Tornielli, non essendo presente in aula, non ha avuto modo di leggere neppure le trascrizioni di quelle deposizioni.

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Se vogliamo essere onesti va detto che, da quanto emerge, Delpini ha dimostrato di non essere stato all’altezza della situazione. L’ha sottovalutata e non solo, ha persino omesso di seguire le più basilari indicazioni date dalle Linee Guida della Santa Sede che prevedevano almeno un’indagine più approfondita, inoltre, ad oggi, non ha incontrato una sola volta il ragazzo per chiedere la sua versione dei fatti.

E anche qui Tornielli ci spieghi:  non lo ha incontrato perché voleva insabbiare il caso, o perché quanto aveva appreso era già di per sè inequivocabile ?

Francesco Zanardi

Presidente Rete L’ABUSO

Caso don Mauro Galli: emergono nuovi particolari inquietanti, UN ALTRO MINORE fu costretto a dormire nel letto matrimoniale del prete.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.