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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » 3 novembre » FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

FERRARA; nuova denuncia per don Andrea Margutti “dichiarazioni mendaci e diffamazione a mezzo stampa”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
5 Novembre 2017
in Emilia Romagna, Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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A pochi giorni dalla conclusione del processo che ha visto Francesco Zanardi e Damnjan Mitrovic assolti dalle accuse di diffamazione avanzate nel 2014 da don Andrea Margutti, proprio mentre Zanardi stava preparando la sua difesa per quell’udienza, sono emersi nuovi fatti.

Tra il materiale raccolto dall’Associazione Rete L’ABUSO dopo i vari eventi, che siano incontri pubblici, processi o altre iniziative, spesso arrivano a vario titolo anche gli articoli di giornale legati all’evento, materiale che spesso non viene guardato ma semplicemente archiviato come rassegna stampa.

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Ed è proprio tra questo materiale, mentre si preparava all’udienza dello scorso 3 novembre, che cercando le parole chiave Andrea Margutti spunta dall’archivio un articolo de “Il resto del Carlino” del 29 marzo del 2017, il giorno successivo all’udienza che vide deporre in aula a Ferrara, proprio il Presidente della Rete L’ABUSO.

Un articolo sfuggito all’attenzione di Zanardi che il giorno successivo a quell’udienza era in viaggio verso Verona dove aveva una conferenza stampa relativa al caso dell’Itituto Antonio Provolo, per poi rientrare solo il giorno successivo nella sede di Savona.

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Nell’articolo apparso a pagina 3 a firma del giornalista Nicola Bianchi dal titolo “Io parroco reietto della Chiesa. Scaricato per quelle accuse false”, subito nelle prime righe si legge alla domanda “don MARGUTTI come sta” – “Male malissimo. La mia vita, dal giorno in cui quei delinquenti hanno inventato quelle storie contro di me è totalmente cambiata. Distrutto”.

Dopo la grave affermazione, l’articolo continua riportando una serie di dichiarazioni mendaci da parte del Margutti, il quale piangendosi addosso, si dice ridotto allo stremo economico, imputando l’intera responsabilità a quelli che lui definisce essere “delinquenti”.

Ma il Margutti mente, e lo fa senza alcun ritegno perché sa bene, almeno quanto lo sappiamo noi della Rete L’ABUSO, che la sua sospensione a divinis non è affatto dovuta a quelle accuse di pedofilia, lo conferma anche la diocesi, ironia della sorte proprio nella stessa pagina dell’articolo in oggetto.

Quanto apparso su “Il resto del Carlino” era già più che sufficiente per l’accusa di diffamazione aggravata a mezzo stampa, tanto più che i due “delinquenti” risultano incensurati.

Ma come dice il detto “il diavolo fa le pentole e non i coperchi” così, mentre Zanardi per rispolverare i passaggi di quell’indagine continua a leggere i documenti del caso, nelle trascrizioni delle fonoregistrazioni dell’udienza avvenuta il giorno precedente alla pubblicazione dell’articolo, si accorge di un’altra dichiarazione non corrispondente al vero, questa volta però fatta da Margutti durante l’udienza e di fronte al Giudice.

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A pagina 15 della trascrizione infatti, alla domanda dell’avvocato Debora Grigolato (difensore di Zanardi) “lei è stato sospeso? (…)”, il teste Andrea Margutti risponde: “io posso anche rispondere, io sono stato sospeso a divinis a seguito della condanna di primo grado perché lo prevede il diritto canonico, non è che lo hanno fatto perché io sono pelato, sono brutto, è perché il diritto canonico prevede che in caso di una condanna, in questo caso poi era una condanna per pedofilia, quindi la cosa più brutta…”.

Infatti, presumibilmente al fine di aggravare la posizione degli imputati, al fine di giustificare la propria sospensione a divinis e probabilmente al fine di legittimare e rafforzare la richiesta di risarcimento danni insita nella propria costituzione di parte civile, don Andrea Margutti effettua delle dichiarazioni nei fatti non corrispondenti al vero.

Nei giorni scorsi è stata depositata formale querela per i fatti che riteniamo gravi, diffamatori e lesivi non solo dell’onorabilità del presidente Francesco Zanardi, ma della stessa associazione che si ritrova lesa per quelle dichiarazioni, in un articolo che di fronte alle pesanti affermazioni del sacerdote, non ha ritenuto opportuno, almeno per una doverosa replica, di interpellare i diretti interessati.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.