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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

Provolo: già con l’edificio nelle mani dei suoi proprietari, insistono nel riaprire l’istituto

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Marzo 2018
in World
Reading Time: 6 mins read
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Il commissario dell’ordine religioso dichiarato che chiederanno nuovamente l’abilitazione educativa. Dalla DGE chiariscono che è “impossibile”.

Di Ignacio de la Rosa – [email protected]

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La settimana scorsa la Giustizia ha disposto la restituzione dello stabile e del podere di 6 ettari dove ha funzionato fino a novembre del 2016 l’istituto per bimbi sordi Antonio Próvolo (Luján), lo stesso sul quale si indaga per i presunti abusi sessuali contro bimbi sordi nel quale sono imputate 14 persone (2 preti e 2 suore tra di essi). L’associazione Obra San José è la proprietaria dell’immobile e -considerando che non restano misure in sospeso in quel luogo e sono già state completate tutte le perquisizioni ed i rastrellamenti -, il pubblico ministero Gustavo Stroppiana (il quale istruisce la causa penale) ha deciso di restituire l’immobile.

Avendo l’immobile nelle proprie mani, i proprietari cercano di ottenere nuovamente l’abilitazione per poter riaprire come stabilimento di educazione speciale.  Tuttavia, nelle condizioni attuali è impossibile.

“La congregazione Compagnia di Maria per l’educazione dei bambini sordomuti ha donato la propietà all’ associazione Obra San José perché lì funzioni la scuola. L’associazione è la proprietaria dell’immobile, anche se è passata da una crisi molto importante ed ora sono state designate le nuove autorità della commissione direttiva. Siamo in attesa che la Direzione delle Persone Giuridiche della Provincia approvi la nuova commissione, perché l’idea è tornare ad avere l’abilitazione come scuola speciale”, ha sottolineato a “Los Andes” il commissario dell’ordine religioso in tutto il mondo, Alberto Bochatey.

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“Nostra intenzione è tornare a ciò che di buono che è stato fatto in quel luogo”, ha aggiunto il sacerdote.

“Nello stato attuale, l’abilitazione è impossibile. Nel febbraio del 2017, per mezzo della decisione 93 e nell’indagine sommaria amministrativa, è stata disposta una sospensione preventiva della prestazione di servizi e funzionamento di tutte le attività educative che si svolgevano fisicamente in questo luogo. Detta sospensione si prolunga fino a che il processo penal determinerà o no la colpevolezza. Se si determinerà che c’è, resta ferma l’espirazione permanente dell’abilitazione. E se si determina che non c’è responsabilità penale, il caso non è comunque chiuso poiché comunque sono state individuate una serie di irregolarità amministrative”, ha indicato la direttrice di Educazione Privata della DGE, Beatriz Della Savia.

“È importante chiarire che è sospesa la persona giuridica dell’associazione Obra San José, indipendentemente da chi c’è nella sua commissione”, ha chiarito in maniera categorica.

Nell’indagine penale, il pubblico ministero Stroppiana ha dato luogo ad una sollecitazione dei denuncianti ed ha richiesto formalmente all’ Arcivescovato di Mendoza di restituire la copia del primo corpo del fascicolo e la causa che -sostengono gli avvocati- fatta a metà dell’anno scorso.

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“Vogliamo poter riaprire il collegio un momento o l’altro”. La frase è di Bochatey, e non è la prima volta che manifesta pubblicamente una delle intenzioni che ha da quando è stato nominato come commissario.

“Nessuno può discutere che fosse una gran scuola, d’eccellenza. Perché devono pagare le colpe coloro che non hanno avuto responsabilità? Ci siamo rallegrati che ci sia stata restituita la proprietà, che è stata semichiusa più di un anno. È sorprendente che non l’abbiano restituito prima”, ha insistito il commissario.

“Vogliamo che si arrivi fino alla fine e si sappia la verità di ciò che è successo”, ha aggiunto, indicando che si sta lavorando seriamente nella causa.

Al di là dell’intenzione di Bochatey e dei proprietari dell’immobile di Boedo 385, attualmente è impossibile recuperare l’abilitazione come stabilimento educativo.

“La sentenza 93/17 involucra l’opera Antonio Provolo, ‘associazione Obra San José e la Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti. I 3 attori sono coinvolti nell’indagine, che è per una causa penale per delitti molto gravi. È per questo che è stata disposta la sospensione preventiva dell’abilitazione”, ha insistito Della Savia.

La funzionaria ha sottolineato inoltre che tutti gli alunni sono stati reindirizzati in scuole speciali – a gestione pubblica o privata-, e che tutte le loro necessità sono state coperte.

“Il Provolo forniva i servizi educativi e di salute concentrati in uno stesso luogo. Ma non può essere considerato uno stabilimento modello per questo. Le prestazioni essenziali continuano ad essere coperte, ed oggi i bambini vanno a scuola e poi si rivolgono agli effettori della salute”, ha sentito Della Savia.

L’avvocato Carlos Lombardi – della Rete di sopravvissuti agli abusi sessuali ecclesiastici in Argentina – non si è nemmeno mostrato sorpreso per l’intenzione di riaprire il Provolo; anche se sì preoccupato. “L’idea primigenia era cambiare la commissione direttiva dell’associazione civile, e poi chiedere alle autorità della DGE che venisse tolta la sospensione. Cercano di fare un arroccamento di commissioni”, ha indicato Lombardi.

“Si stanno muovendo perché vogliono continuare a lucrare ed a ripulirsi l’immagine. Non importano loro le vittime. Vogliono mettere una vernice di trasparenza e pulizia a questo istituto.Se arrivassero a togliere loro la sospensione, sarebbe come mettere in funzione la ESMA dopo ciò che è stata la dittatura. Una cosa orripilante”, ha indicato Lombardi.

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“Più che preoccuparsi di riaprire l’istituto, dovrebbero preoccuparsi di indennizzare le vittime. E non di schivare i diritti (altrui – ndt) come hanno fatto durante tutta la storia”, ha sintetizzato l’avvocato dei denuncianti, Sergio Salinas.

In Italia, denunciano un boicottaggio volto ad impadronirsi delle proprietà

Il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti ha accusato un’associazione civile delle persone sorde di quella città di essere dietro a tutte le denunce di abusi sessuali nelle sedi del Provolo (nella città italiana, in La Plata ed in Mendoza).

La denuncia fa parte di un’accusa che Zenti ha fatto nel febbraio dell’anno scorso, quando il caso Provolo era già esploso in Mendoza e si parlava inoltre di dettagli di episodi accaduti nelle sedi veronese e platense.

Zenti ha accusato un gruppo di ex studenti del Provolo -dove si trova Gianni Bisoli (il quale ha denunciato di essere stato abusato in Italia dal prete Nicola Corradi, detenuto per i casi in Mendoza) – di spingere tutte queste denunce per “impadronirsi delle bellissime istallazioni dell’istituto in quei luoghi”.

Sempre secondo Zenti, nel 2007 l’associazione degli antichi studendi del Provolo (diretta da Giorgio Dalla Bernardina) si è rivolta a lui chiedendogli di intercedere per l’utilizzo di alcune istallazioni dell’istituto per far sì che loro potessero riunirsi, e lì lo avrebbero minacciato sostenendo che “altrimenti lo avrebbero accusato di pedofilia”.

“Zenti sfiora il grottesco. È una realtà che la legione di preti del Provolo in Italia hanno violentato, vessato ed abusato sessualmente più di 60 persone in Italia. E parte di loro sono venuti in Argentina; ed uno di loro (Corradi) è agli arresti domiciliari. Il tema degli  abusi sessuali è indiscutibile”, ha sottolineato l’avvocato Carlos Lombardi, il quale è inoltre il procuratore dell’associazione La Rete L’ABUSO (la quale accompagna la denuncia Provolo in Verona).

“Con l’accusa di Zenti, si cerca di sviare l’oggetto della discussione. Non crediamo che il giudice darà un’entità a questo imbroglio che cerca di sviare ciò che realmente è successo”, ha aggiunto.

Per Sergio Salinas, anch’egli avvocato “è una mancanza di rispetto verso le vittime, e, in particolare, il segreto che esiste nell’indagine ordinata dai giudici” dell’accusa.

“Se questo prete ha informazione, sará di quelle che sono state portate contro i diritti delle vittime dell’Arcivescovo di Mendoza e che nel giorno di oggi (per ieri) -per una richiesta nostra -, il pubblico ministero ha sollecitato all’Arcivescovo di Mendoza che restituisca il fascicolo dove ci sono i dati delle vittime”, ha aggiunto Salinas.

“L’opinione di questo prete è uguale a quella di tutta la Chiesa, ma non solo non ci ha dato informazione quando è stata richiesta ed imposto dalla magistratura ma che oltretutto la occulta”, ha sentenziato Salinas.

http://losandes.com.ar/article/view?slug=provolo-ya-con-el-edificio-en-poder-de-sus-duenos-insisten-con-reabrir-el-instituto

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