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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Asti » “Il prete mi spogliava sempre, mi fotografava nudo e mi molestava nella doccia”

“Il prete mi spogliava sempre, mi fotografava nudo e mi molestava nella doccia”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Febbraio 2011
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16 febbraio 2011 Le indagini sul collegio gesuita di Bonn dipingono un quadro di abusi e violenze raccapriccianti

Torture, violenze e molestie sessuali. Per molti decenni i padri gesuiti e gli insegnanti del collegio Aloisius di Bonn hanno fatto passare l’inferno ai giovani studenti. Una scuola elitaria, che si è trasformata in un incubo di silenzio e violenza per le vittime, costrette dai preti ad umiliazioni che li hanno segnati per sempre. Ora si è conclusa l’indagine su quanto accaduto negli ultimi 50 anni nel collegio gesuita, e il quadro tracciato dalle indagine è raccapricciante. Il rettore della scuola si è detto mortificato e ha promesso un risarcimento economico alle vittime, che però l’hanno subito respinto: “I soldi offerti sono solo noccioline, per quello che abbiamo subito durante la nostra adolescenza”.

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PRETI MOLESTATORI – Il rapporto conclusivo delle indagini sul collegio gesuita Aloisius di Bonn accusa 23 dipendenti della struttura, 18 preti e cinque insegnati laici, di continue molestie sessuali, violenze fisiche e torture psicologiche nei confronti degli alunni della scuola. I casi si sono ripetuti per un lasso temporale di circa 60 anni, e si sono conclusi solo nel 2009, poco prima che grazie alle rivelazioni di una vittima scoppiasse lo scandalo, l’ennesimo che coinvolge la Chiesa tedesca. Le vittime sono state 58 studenti, e molte delle violenze sarebbero state perseguibili penalmente se fossero state scoperte quando si sono verificati. Ma i responsabili hanno preferito tacere per non compromettere il buon nome della scuola.

UN MOSTRO IN TONACA – Metà delle violenze sono poi attribuite ad un solo sacerdote, Padre Georg, che è stato una figura storica del collegio gesuita. Nel 1968 è diventato insegnante, per poi fare carriera fino a diventarne il direttore nel 1992. Il prete è poi rimasto attivo come docente fino al 2006, ed è morto l’anno scorso, così che non sarà più perseguibile, anche se la gran parte dei suoi reati sono ormai prescritti. Padre Georg avrebbe molestato oltre 30 ragazzi, costringendoli ripetutamente al sesso orale, facendoli spogliare in palestra davanti a lui, per poi osservarli lussuriosamente mentre eseguivano esercizi ginnici davanti a lui. Padre George decideva anche la disposizione delle camere del collegio, così che faceva alloggiare le sue prede vicino alla sua residenza. Il sacerdote si presentava spesso nelle docce quando gli alunni si lavavano, per toccarli nelle parti intime e costringerli a rapporti sessuali. Un’ulteriore usanza dell’ex direttore del collegio gesuita era la misura della febbre per via rettale, dopo che aveva costretto le vittime a denudarsi ulteriormente. L’uomo era il padre padrone della struttura scolastica, e manipolava i voti e utilizzava comportamenti violenti durante le lezioni per incutere terrore ai giovani studenti, così che la pressione psicologica era così forte che un rifiuto di fronte alle sue perversione era quasi impossibile. Chi si opponeva veniva convinto in modo disgustoso, costretto ad entrare in vasche ripiene di escrementi e topi. Le vittime di padre Georg erano poi continuamente fotografate, ed il sacerdote collezionava gli scatti con i corpi nudi dei suoi studenti preferiti.

SCUSE RESPINTE – Oltre a padre Georg almeno altri 10 sacerdoti avrebbe compiuto ripetute molestie. L’indagine privata commissionata dallo stesso collegio indica che le violenze sono state continue negli anni, e che gli altri gesuiti abbiano preferito tacere di fronte all’evidenza per non danneggiare la fama dell’istituto. Il collegio Aloisius, che si trova nel quartiere di Bad Godesberg, era una delle scuole più esclusive nell’allora capitale tedesca Bonn. Il responsabile dei gesuiti tedeschi, Stefan Kiechle, ha rimarcato di essere profondamente costernato e di provare un profondo senso di vergogna dopo la pubblicazione del rapporto. L’ordine vuole risarcire simbolicamente ogni vittima delle violenze con 5 mila euro, ma secondo la Die Zeit questa somma viene definita “noccioline” da chi ha subito ogni angheria dai sacerdoti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.