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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assistenza » Nord Irlanda, la Chiesa chiede giustizia per le vittime di abusi

Nord Irlanda, la Chiesa chiede giustizia per le vittime di abusi

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Marzo 2018
in World
Reading Time: 4 mins read
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A un anno dalla conclusione dei lavori della Commissione Hart tutto è fermo per la mancanza di un Governo delle sei contee. L’appello dei vescovi di Derry e di Down and Connor e le dimissioni del presule di Dromore dopo una trasmissione BBC

John McAreavey, vescovo della diocesi di Dromore in Nord Irlanda si è dimesso. La decisione, con effetto immediato è stata resa nota ieri. McAreavey celebrò nel 2002 i funerali di padre Malachy Finnegan, un sacerdote che nel periodo in cui si trovava al St. Colman’s College di Newry avrebbe abusato di dodici persone. Le accuse erano note alle autorità della Chiesa in Irlanda fin dalla metà degli anni ’90.

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Le dimissioni del vescovo McAreavey giungono dopo la trasmissione televisiva di BBC Northern Ireland, dal titolo “Spotlight”, che ha ricostruito il caso di padre Finnegan, intervistando alcune delle vittime. La nota del vescovo Mc Areavey parte proprio da qui: «A seguito delle notizie riportate dai media che hanno scosso molte persone della diocesi e non solo ho deciso di dimettermi». Un gruppo di genitori di una scuola primaria della contea di Down ha infatti chiesto a McAreavey di non presiedere le prossime Cresime. Lo stesso gruppo ha incontrato il vescovo, secondo quanto riferito dal suo portavoce, assieme al direttore dell’Ente di protezione dei bambini ed ad un consulente della diocesi.

Il punto cruciale che viene contestato a McAreavey è di aver saputo fin dalla metà degli anni ‘90 degli abusi compiuti da padre Finnegan e, nonostante questo, di averne celebrato i funerali nel 2002. Il vescovo ammette che questo è stato un errore: «Ho compreso dalle vittime – dice – che ho fatto uno sbaglio nel celebrare i funerali di padre Malachy. Nel novembre del 2002 una vittima mi ha raccontato quanto questa mia decisione gli abbia fatto del male. Ho compreso di aver fatto un errore di giudizio. È qualcosa di cui mi pento e che non ripeterò mai più».

Le dimissioni del vescovo McAreavey arrivano ad un anno dalla conclusione dell’HIA report, l’Historical Institutional abuse inquiry. Si tratta del rapporto che ha stilato la Commissione presieduta dal giudice Hart, voluta dall’esecutivo del Nord Irlanda per fare luce sui casi di abuso che ci sono stati nelle scuole, negli istituti professionali e negli orfanotrofi. Il rapporto, riguardando il nord dell’Isola, all’epoca a maggioranza protestante ed in cui non c’è lo stesso legame forte tra Stato e Chiesa che esiste nella Repubblica d’Irlanda, non si occupa solo di strutture cattolico romane: 12 sono laiche, una protestante e 9 della Chiesa cattolica. Le sue conclusioni, che invitano al riconoscimento delle atrocità compiute perché non accadano mai più oltre che a un risarcimento delle vittime sono oggi lettera morta. Tutto è infatti fermo a causa della chiusura del Parlamento di Stormont, a cui Westminister, in base agli accordi di pace di 20 anni fa, devolve alcuni poteri a patto che ci sia accordo tra il primo ministro di espressione Unionista ed il vice, Repubblicano. Dopo le speranze riaccese qualche settimana fa, Dup e Sinn Fein, i due partiti che dovrebbero esprimere l’esecutivo, hanno fatto risaltare tutto.

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Per questo i due vescovi delle diocesi che riguardano il maggior numero di istituzioni cattoliche coinvolte, il vescovo di Down and Connor, Noel Trenor, e quello di Derry, Donal McKeown, chiedono a gran voce che un nuovo governo si faccia presto, anche nel rispetto delle vittime degli abusi, per mettere a punto la parte finale del lavoro della Commissione. «L’HIA inquiry – dice il vescovo McKeown – ha creato un Forum di ascolto delle vittime. Nelle sue conclusioni invita l’esecutivo Nord Irlandese a chiedere scusa a chi si trovava in questi istituti ed a dare loro supporto sia in termini di risarcimento che di assistenza sociale, ed, infine ad erigere un memoriale visibile di quanto accaduto».

La Chiesa cattolica in Nord Irlanda in questi anni ha compiuto un processo di avvicinamento e sostegno delle vittime degli abusi: «Tutte le persone che hanno vissuto in queste strutture, sia che siano state vittime di abusi e maltrattamenti, sia che non lo siano state, hanno salutato con favore l’HIA report ed ora attendono che le conclusioni siano tradotte in atti concreti. Oggi si trovano in un limbo. Sia io che il vescovo Trenor abbiamo richiamato fermamente l’Esecutivo alle proprie responsabilità. I bambini di allora oggi sono adulti, anziani e stanno morendo senza vedere riconosciuto quanto è accaduto».

Proprio una vicenda come quella che ha coinvolto il vescovo McAreavey spiega quanto sia urgente portare avanti il processo di memoria e riconciliazione: «Gesù ha detto la verità vi renderà liberi – sottolinea il vescovo di Derry – Tanti di questi sopravvissuti hanno avuto grossissime difficoltà nella loro vita. Sapere che la loro storia è stata riconosciuta dalla società come realmente accaduta li aiuterebbe molto. E aiuterebbe la Chiesa nel riconoscere i fallimenti del passato perché non vengano ripetuti. E, infine, inviterebbe la società a guardare come sono stati trattati i più deboli e più emarginati».

Anche perché si tratta di un passato che ha un doloroso specchio nel presente. «Le vicende di abusi che riguardano la Chiesa sono accadute 25 anni fa – conclude il vescovo Mc Keown – oggi emergono quelle di Hollywood, della BBC, di Oxfam. Commissioni come l’HIA aiutano la società a riconoscere perché e come il sistema fallisce nella protezione dei più vulnerabili, perché le organizzazioni trovano difficile accettare la verità su sé stesse. E che il “Peccato originale” opera ancora nella maniera più terribile».

http://www.lastampa.it/2018/03/02/vaticaninsider/ita/nel-mondo/nord-irlanda-la-chiesa-chiede-giustizia-per-le-vittime-di-abusi-rlqkSXbO9gNBIQ98YNrFsJ/pagina.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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