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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alassio » Libera Chiesa. Di ignorare le sentenze di pedofilia dello Stato

Libera Chiesa. Di ignorare le sentenze di pedofilia dello Stato

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Febbraio 2018
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Marco Preve

Un prete di Alassio don Luciano Massaferro venne condannato in Cassazione a sette anni e otto mesi per atti di pedofilia, ovvero di violenza sessuale, nei confronti di una bambina della sua parrocchia.

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Ieri nei suoi confronti si è concluso il processo canonico celebrato dal Tribunale ecclesiastico regionale presieduto al cardinale Angelo Bagnasco. Le conclusioni sono opposte e secondo i giudici del clero don Luciano «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti». Quindi tornerà a dire messa e celebrare.

Se il processo penale non fu per nulla controverso, con sentenze confermate nei tre giudizi, le udienze furono invece accompagnate da una mobilitazione di alcuni fedeli della parrocchia che sostenne l’innocenza del prete ignorando del tutto le ragioni della vittima.

La Cassazione ha stabilito che quel prete è stato, almeno in una parte della sua vita, un pedofilo. Le regole del vivere civile, non le regole religiose, ci dicono che scontata la pena a chiunque deve essere consentito di riallacciare i fili delle sua esistenza. Naturalmente con le precauzioni del caso e nel rispetto delle vittime.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

L’oblio a cui avrebbe diritto don Luciano gli viene negato in primis dallo schiaffo alla Stato italiano, ma soprattutto alla bambina vittima di violenza, contenuto nelle parole scritte dal cardinale Bagnasco.

Il perdono cristiano è una cosa, la negazione di tre sentenze pronunciate dal paese con cui intrattieni relazioni diplomatiche porterebbe in altre situazioni a una crisi internazionale.

Si può essere convinti dell’innocenza di una persona, ma rispettare una sentenza è dovere di ogni cittadino. Il cardinale Bagnasco che utilizza milioni di soldi pubblici per costruire il suo nuovo ospedale Galliera dovrebbe essere il primo a ricordarlo. Il cardinale Bagnasco che esprime giudizi sulle leggi dello Stato, sul fine vita e sui diritti dei gay, ignora una sentenza che certifica davanti agli uomini uno degli atti più infamanti concepiti da mente umana (o dal maligno per chi ci crede). Ma oggi abbiamo scoperto che in Italia esiste il quarto grado di giudizio: quello davanti a dio.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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