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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Acri » “Perché non denunciai il prete che abusò di mia figlia di 11 – 12 anni”

“Perché non denunciai il prete che abusò di mia figlia di 11 – 12 anni”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Luglio 2017
in Sicilia
Reading Time: 5 mins read
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“L’orco non si può perdonare”

“La storia di Lucia che a 11 anni ha subìto molestie da un prete. Nessuno le ha creduto: “Ti accorgi anche a quell’età se qualcuno ti tocca il seno”. Parla solo oggi dopo la vicenda di padre Turturro che torna a celebrare messa dopo la condanna per pedofilia. E chiede spiegazioni agli avvocati del sacerdote di Baucina: “Chissà se hanno mai raccontato questa storia ai loro figli…”

Lucia ha subìto violenza tra gli 11 e i 12 anni. Come tante ragazzine della sua età che hanno anima e testa da bambine ma corpo da adolescente, capì soltanto di non volere quelle attenzioni che le mettevano paura e le davano fastidio. Sul momento più paura, una paura paralizzante, poi a casa montava la rabbia. Era difficile dire alla mamma che proprio l’uomo da cui la lasciava per buona parte della giornata (“così stai con i tuoi amici e al sicuro”) non faceva la cosa giusta. Passò più di un anno prima di riuscire a comprendere che quella storia andava stoppata, anche perché quelle attenzioni, non erano più soltanto carezze.

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Oggi sono trascorsi quasi 10 anni da quando Lucia trovò la forza di parlare, prima con una zia che fece da ponte di trasmissione con una madre tanto incredula quanto poi determinata. Io non conoscevo Lucia, a stento la madre, meglio la nonna tra le più munifiche sovvenzionatrici di quella chiesa con oratorio di un quartiere semi residenziale di Palermo. L’incontro con madre e figlia avviene per volontà della ragazza, ovviamente sensibile al tema della violenza sui minori e sugli atti di pedofilia che talvolta si consumano in luoghi dove non ti aspetti di incontrare il diavolo. Siamo nello studio della casa di famiglia, dove Lucia guardò negli occhi sua madre e raccontò il suo calvario. È possibile immaginare le lacrime di allora guardando gli occhi lucidi di adesso. Una breve premessa prima di cominciare l’intervista. Il nome è di fantasia, il quartiere reale. Non si parlerà mai del padre, un medico tuttora in attività, già separato dalla famiglia all’epoca dei fatti e mai solidale con le scelte di madre e figlia. Qualche indizio temporale è appositamente falsato. È una delle poche condizioni poste dalla protagonista di questa vicenda infinitamente triste.

Lucia, quando trovò la forza e il coraggio di parlare…

“Avevo sopportato per diversi mesi, non capivo se ero io a fraintendere il comportamento del parroco. A quell’età le idee sono un po’ confuse. A casa mi chiudevo nella mia stanza a ripensare al significato di quelle carezze, ma prevaleva la voglia di dimenticare. Speravo che la storia finisse così com’era cominciata. Sapevo di non essere la prima a ricevere quelle attenzioni, c’era anche una ragazzina di poco più grande di me. Quando all’improvviso lei non venne più e si distaccò anche da me capii che anch’io dovevo fare qualcosa. Anche perché cominciò a diventare più insistente, più sfrontato”.

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Quindi niente più equivoci?

“Anche se hai 12 anni se qualcuno ti tocca il seno te ne accorgi”.

Perché si rivolse alla zia invece che a sua madre?

“Sia la nonna che mamma ritenevano quell’uomo uno di famiglia, di cui fidarsi. E poi per vergogna. Ricordo l’abbraccio di mia zia, pensai in quel momento di essere al sicuro, che tutto era finalmente finito. Non fu così facile, ovviamente”.

Cosa accadde dopo che sua madre lo venne a sapere?

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“Alcuni particolari li seppi anni dopo, attorno a me all’inizio scattò un muro di protezione. Mia madre cercò, con cautela, di informarsi con i genitori degli altri ragazzini che frequentavano l’oratorio. La presero quasi per pazza, tranne un professore che intuì o forse sapeva. Io intanto non misi più piede da sola in quella chiesa. Una volta andai di domenica con mia madre, credo che lo volesse sfidare o qualcosa del genere. Io tenni gli occhi bassi per tutto il tempo”.

Avete denunciato il prete? (A questa domanda risponde la madre)

“La prima idea fu questa, mio marito mi frenò per evitare che Lucia potesse subire un trauma ancora più prolungato. Grazie ad un conoscente mi recai in Curia e chiesi consiglio ad un amico di amici. Feci nome e cognome, raccontai ciò che mia figlia mi aveva svelato. Mi ascoltò, mi disse che si trattava di un parroco di grande capacità con i ragazzi e di ottima reputazione. Ebbi l’impressione di non essere creduta. Mi chiese di vedere mia figlia. E così lasciai perdere”.

“Non ha lasciato perdere del tutto – s’intromette Lucia -. Un giorno si presentò in sagrestia, fece uscire tutti e restò faccia a faccia con il prete. Mi dicono che le urla si sentirono sino in piazza. Poi mia madre scrisse una lettera che inviò a tutti i genitori dei ragazzi dell’oratorio. Nessuno le rispose, ma pian piano l’oratorio si svuotò. Il prete disse una volta che c’erano certe malelingue…E la nonna disse a tutte le sue amiche che quel prete era un porco. Così finimmo per essere emarginate in tre”.

Non lo incontrò mai più?

“Evitavo di passare davanti alla chiesa, per andare a scuola facevo il giro da dietro il mio palazzo. Poi cambiammo casa. L’ho visto in un paio di circostanze ma non a tu per tu. Una volta a Palazzo Jung, in un convegno della Provincia”.

Crede che si riconoscerà leggendo la sua storia?

“Sono stata a lungo combattuta se raccontare tutto ad un magistrato, adesso che sono passati tanti anni e sono maggiorenne. Mi sono consultato con un avvocato, mi ha detto che senza testimoni e dopo così tanti anni sarebbe difficile sostenere l’accusa. Però una cosa l’ho fatta: ho spedito una lettera alla Curia, qualche anno fa, mettendo tutto nero su bianco”.

Risultato?

“Nessuno. Ma non potranno dire di non avere saputo”.

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Il prete è ancora al suo posto?

“E’ l’unica domanda a cui non voglio rispondere. Ma credo che oggi sia innocuo. Non posso dirle di più”.

Ha perdonato?

“Non posso perdonare. Quello che ha fatto è schifoso. Ho superato la voglia di vendetta, questo sì. È anche per questo che posso parlarne”.

Perché proprio oggi?

“Ho letto la notizia di padre Turturro, un prete che ha scontato la sua pena ma che è tornato a fare il sacerdote, non è stato sospeso a divinis. E allora è giusto ricordare che, in un certo periodo, per ogni caso di pedofilia accertata ce n’erano almeno altri due sommersi. Io ne sono la prova. Mia madre mi ha voluto proteggere, oggi penso che denunceremmo, senza riserve. E sono anche convinta che all’interno della Chiesa alcune cose sono cambiate, anche se la storia di Turturro resta un mistero. Mi permette un ultimo pensiero su questa vicenda?”

Prego…

“Ho letto che l’accusa più grave è caduta perché gli avvocati di Turturro sono riusciti a dimostrare che la violenza più grave era stata compiuta un anno prima rispetto ai fatti contestati. E che grazie a ciò il reato è andato in prescrizione. Io studio giurisprudenza e so che il diritto alla difesa è inalienabile. Ma quegli avvocati hanno raccontato questa storia ai loro figli? Hanno spiegato loro come sono riusciti ad evitare una pena più esemplare ad un prete condannato per pedofilia? Saranno anche bravi ma devono avere una coscienza corazzata e tanto pelo nello stomaco…”

“L’orco non si può perdonare”

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