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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Abusi nella Chiesa: un problema di radici

Abusi nella Chiesa: un problema di radici

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Luglio 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Il problema sono i criteri di selezione dei sacerdoti, quelli adottati sono come mettere una bomba alla base del colonnato di San Pietro.

Un vescovo mi chiede quali sono le caratteristiche che deve possedere un ragazzo per diventare sacerdote di qualità. La mia risposta è ragionevole, deve essere una persona strutturata già prima di entrare in seminario, giacché il suo ruolo, se amministrato come si deve, è molto complesso e richiede doti umane non comuni.

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La maggior parte dei gravi problemi che affliggono oggi la Chiesa, sono legati ai criteri di selezione dei sacerdoti, spesso reclutati in base, diciamo così, al bisogno di mano d’opera spirituale e alla pretesa che il tempo e il seminario appianeranno le criticità. La stessa pretesa che un sacramento, ad esempio il matrimonio, per il fatto stesso che è un sacramento, riempia tutte le falle. Peccato che la situazione del matrimonio nel nostro Paese sia disperante e sarà sempre peggio, tanto che quasi nessuno dei giovani di oggi arriverà a termine corsa con lo stesso partner.
Selezionare il personale religioso con il criterio predetto è come mettere una bomba alla base del colonnato di San Pietro.

La vicenda del Cardinale australiano George Pell arriva pochi giorni dopo che la congregazione per la dottrina della fede aveva ridotto allo stato laicale un dominus di Comunione e Liberazione, già condannato in primo grado dal tribunale di Cremona a quasi cinque anni di reclusione, per una serie di abusi su minori, perpetrati, peraltro, nel silenzio dei genitori delle vittime. Gli stessi genitori che sono usciti dal processo di appello dietro risarcimento di circa 25 mila euro, una miseria, prosecuzione dell’atteggiamento omertoso di cui sopra. Questo silenzio, incredibile per un genitore normale, si giustifica proprio con i microclimi patologici che si creano all’interno di certe culture, in particolare religiose.

Ma il cardinale George Pell e don Mauro Inzoli, sono arrivati al sacerdozio dopo quella che sarebbe dovuta essere una selezione, il fatto è che i selezionatori sono a loro volta consacrati, persone scelte con il medesimo criterio con cui essi sceglieranno i nuovi candidati. Un cane che si morde la coda. Non solo, quello che non viene visto prima dovrebbe essere visto nei seminari, dove un ragazzo rimane per anni, ma anche questa stazione di controllo funziona a spanne, salvo eccezioni, e quando funziona può accadere che la persona respinta riesca a farsi ammettere in un nuovo seminario.

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Quello che succede alle vittime dei casi di pedofilia è colpa esclusiva della Chiesa, perché spetta a lei e solo a lei il grave compito della selezione del personale. Un conto, infatti, è un accadimento limitato e raro, può succedere a chiunque di lasciarsi scappare una pagliuzza, un conto è un fenomeno sistematico e diffuso, che è assai più vasto dei casi che vengono denunciati e perseguiti. Negli anni credo di avere intercettato una ventina di casi mai individuati e perseguiti. Non voglio dire che è così per tutti quelli che fanno il mio lavoro, ci mancherebbe, ma se ognuno di essi si fosse imbattuto in almeno un caso, saremmo di fronte ad un fenomeno che con le eccezioni sembra avere poco a che fare.

Intervenire sui casi conclamati è importante, questo Pontefice si è impegnato molto in questo senso, sono testimone diretto di suo intervento a favore della madre di una vittima, ma se non cambiano i criteri di selezione del personale religioso, la situazione è destinata ad aggravarsi. Le aziende private selezionano con molta attenzione i propri operatori, la Chiesa, invece, prende quello che capita, pescando peraltro in una platea ristretta, giacche gli eleggibili sono solo coloro che, almeno sulla carta, accettano le regole del celibato.

Un paio di mesi fa papa Francesco aveva ricevuto in Santa Marta un gruppo di novizi e prenovizi salesiani. Con schiettezza era andato subito al punto, raccomandando di stare attenti a tutti quei giovani che «vogliono entrare in seminario perché sentono che sono incapaci di cavarsela da soli nel mondo». Il papa sa benissimo che chi entra in seminario appartiene spesso alla categoria che egli evoca. C’è un deficit di preparazione umana piuttosto vistoso e preoccupante nella maggior parte dei sacerdoti, che non riguarda solo le trasgressioni più gravi ma tocca tutto il loro impianto relazionale, la capacità di stare in mezzo ai loro simili come delle vere autorità morali, come dovrebbe essere. Invece, non sono in grado di confrontarsi fuori dai loro piccoli confini, dai loro angusti formulari, scappano timorosi quando li si coinvolge in confronti adulti, temendo di compromettersi.

Il punto non è come saranno puniti George Pell, qualora dovesse risultare colpevole, don Mauro Inzoli o i preti che si macchiano di queste gravi mancanze, la vera questione aperta è che essi non sarebbero mai dovuti essere ammessi in un seminario. In caso di cecità dei selezionatori, non avrebbero dovuto superare l’altro passaggio cruciale, quello della consacrazione, anche perché una volta diventati sacerdoti cessa ogni possibile controllo su di essi.

La Chiesa si trova di fronte ad almeno quattro emergenze, la cui mancata soluzione aggraverà i suoi problemi, compreso quello della pedofilia, condannandola alla marginalità, soprattutto in Occidente, dove essa non è in grado di ‘leggere’ la dimensione della crisi dell’individuo e di ‘testimoniare’ una via d’uscita, proprio perché non possiede gli uomini per farlo.
Mi riferisco alla sua concezione della donna, davvero troglodita. Al rapporto con l’omosessualità, disumano e per nulla cristiano. Alla grottesca finzione del celibato, il cui superamento permetterebbe di selezionare i futuri sacerdoti tra una platea sconfinata di persone. Alla spaventosa questione del carrierismo tra i consacrati, che risparmia poche persone e tocca anche figure vicinissime al Papa.

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Questa rivoluzione è impossibile dall’interno della Chiesa, perché il bastone del comando è in mano a vescovi e cardinali che, una volta raggiunto il loro strapuntino, chiudono il portone e gettano via la chiave, rendendosi disponibili solo a piccoli aggiustamenti oppure a inutili ritualità, come il sinodo sulla famiglia, una specie di gioco di società privo di conseguenze chiare, non c’è un sacerdote che abbia capito davvero cos’è successo in quell’assise e come debba regolarsi nella pratica concreta, a proposito di comunione ai divorziati risposati.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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