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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » abruzzo-molise » Don Marino, Giada e il vescovo: in udienza tra “giustizia e vendetta”

Don Marino, Giada e il vescovo: in udienza tra “giustizia e vendetta”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Giugno 2017
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 3 mins read
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Nello scambio dialettico tra Pm, vescovo e difensore tutto il senso del processo a carico di don Marino Genova. Si sono ritrovati in aula, dinanzi a Giada Vitale e alla sua mamma, peraltro teste anche lei.

Il Pm ha anche chiesto al presule De Luca perché l’allora minorenne era andata da lui. Il vescovo ha risposto “perché voleva giustizia”, mentre il difensore dell’ex parroco di Portocannone ha tuonato, “per vendetta”.

Una vicenda che dovrebbe definirsi, giudiziariamente, il prossimo 3 ottobre, ma pende la richiesta di riapertura delle indagini presentata da Giada Vitale e dal suo legale Giuseppe D’Urbano.  La difesa, oltretutto, punta sugli innumerevoli impegni del sacerdote, tra vita parrocchiale, insegnamento di religione e messe, per confutare la tesi dei numerosi incontri a sfondo sessuale portati avanti per oltre 4 anni secondo la denuncia presentata e dai riscontri della Procura.

Una giornata molto particolare per la 22enne Giada Vitale, che al mattino si è recata a Salerno per affrontare la prima prova dell’esame di Stato e in tutta fretta, appena consegnato il compito, è ripartita alla volta di Larino, dove alle 15 era in programma la terz’ultima udienza del processo a carico di don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone, accusato di atti sessuali con minorenne (articolo del codice penale 609 quater) nei confronti della ragazza, per il periodo della loro frequentazione in cui la ragazza originaria di Portocannone aveva meno di 14 anni.

Dinanzi al collegio presieduto dal giudice Michele Russo l’ultima volta sono sfilati altri 5 testimoni, alcuni chiamati a deporre dalla Procura frentana, rappresentata dal Pm Ilaria Toncini. Insieme a don Michele Valentini, che prese il posto di don Marino all’indomani del suo allontanamento, è stata acquisita anche la deposizione del vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Gianfranco De Luca. Oltre alla madre di Giada, un corista e una violinista.

L’imputato è difeso dall’avvocato Ciro Intino, mentre per la parte civile Giuseppe D’Urbano, che nel novembre scorso ha sostituito Arturo Messere nel perorare la causa della parte lesa. «Monsignor De Luca ha risposto alle domande del Pm, della parte civile e della difesa. Ha raccontato tutto – ci riferisce la stessa Giada Vitale – della prima volta che andammo io e Teresa, di quello che gli ho raccontato, di quello che gli ha detto don Marino e del processo canonico». Secondo quanto emerso in aula, don Marino dinanzi al presule avrebbe sostanzialmente ammesso i fatti, come già il vescovo affermò quando venne sentito dal Pm Venturi in fase di indagini preliminari.

La madre di Giada, invece, ha rievocato alcuni particolari, come quando ci fu un primo approccio tra loro due e lei non volle credere alla ragazza, poiché pensava che il prete non potesse comportarsi così, ma ha anche detto come Giada sia stata in cura da diversi specialisti e costretta ad assumere psicofarmaci. Una deposizione che come quella della 22enne a dicembre, ha ripercorso l’intera vicenda, fino a quando scoprì la situazione e il suo primo colloquio col vescovo.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.