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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Don Marino Genova processato dalla Chiesa per abusi sessuali e sospeso dai ministeri

Don Marino Genova processato dalla Chiesa per abusi sessuali e sospeso dai ministeri

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Settembre 2014
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 3 mins read
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 Per l’ex parroco di Portocannone accusato di abusi sessuali nei confronti di una parrocchiana all’epoca dei fatti minorenne, la giustizia ecclesiastica conferma la sospensione ‘a divinis’, ovvero l’impossibilità di celebrare messa, di confessare, di somministrare sacramenti e di incontrare persone in qualità di sacerdote. Sostanzialmente non è un laico ma un sacerdote a tutti gli effetti privato, però, della possibilità di esercitare in pubblico i sacramenti. Il tutto in attesa del processo della giustizia civile, per il quale le indagini sono ancora in corso. L’avvocato di giada Vitale non si dice soddisfatto: “Troppe contraddizioni e poca trasparenza in questo processo”.

di Alessandro Corroppoli

Portocannone. Don Marino Genova, l’ex parroco di Portocannone accusato di pedofilia per aver abusato di una giovane parrocchiana (all’epoca dei fatti minorenne) è stato processato dalla Chiesa. E ritenuto responsabile di abusi sessuali. Confermata al termine del processo canonico la sospensione “a divinis” del sacerdote: significa che non potrà celebrare messa, né confessare, né somministrare sacramenti e nemmeno incontrare persone in qualità di sacerdote. Tuttavia la riduzione allo stato laicale non è arrivata, forse anche perché lo stesso don Marino ha fatto ammissioni in merito e chiesto di poter espiare in una struttura claustrale.Il responso del processo canonico svoltosi presso il Tribunale ecclesiastico di Pescara tra il novembre del 2013 e l’aprile del 2014, periodo in cui sarebbe terminato («Dopo Pasqua, per l’esattezza»)è comunicato in via esclusiva a Primonumero.it dal legale della presunta vittima, Giada Vitale. Per l’avvocato Sergio Cavaliere, che rappresenta la parte lesa nel procedimento civile per la rete L’Abuso, tante sono state le contraddizioni del processo ecclesiastico, a partire dal coinvolgimento della vittima. «E’ stata la mia cliente, Giada, a insistere per poter testimoniare durante il processo – dichiara l’avvocato – ma è stata costretta a farlo senza la mia presenza, senza un avvocato. Così come è sempre per sua volontà se oggi riusciamo ad avere e dare notizia sull’esito del processo».
La presenza di un legale difensore della vittima nel processo canonico non è in realtà prevista dal protocollo, essendo l’organismo accusatore la stessa Chiesa. Ma per Cavaliere ci sarebbero stato troppe ambiguità e poca trasparenza: «Non ho mai preteso si partecipare al processo, anche perché non sono abilitato davanti alle magistrature ecclesiastiche, semplicemente mi sembra poco trasparente che alla vittima non sia stata data la possibilità di munirsi di un difensore nel processo canonico».L’avvocato non si dice soddisfatto e ritiene che la sentenza apra a dubbi e interrogativi. «Perché la sospensione è solo provvisoria e non definitiva se lui ha ‘confessato’ i fatti? – si chiede il legale – E perché non ci vengono consegnati gli atti processuali? Quali fatti ha confessato l’ex parroco? E infine, è stato chiuso in un monastero lontano dal Molise, luogo in cui non potrebbe teoricamente più tornare, ma allora perché abbiamo testimonianze che dicono di averlo incrociato proprio nelle vicinanze dei luoghi dove sono avvenuti i fatti?».Era stato lo stesso vescovo della diocesi Termoli – Larino, Gianfranco De Luca, a sospendere ‘ a divinis’ qualche mese dopo l’allontanamento del sacerdoteimpedendo a don Marino di esercitare il ministero pastorale.

Lo stesso era stato mandato lontano dal Molise, in una comunità alle porte di Roma, sulla scorta di una denuncia dell’aprile 2013. E non una denuncia trascurabile: l’accusa, come detto, è pedofilia, ed è l’accusa più terribile per chi indossa l’abito talare. Inoltre, se un sacerdote sospeso ‘a divinis’ infrange il provvedimento, arriva la scomunica.
«Come rappresentante della Chiesa – aveva dichiarato il vescovo De Luca a Primonumero.it – ho fatto tutto ciò che era in mio potere. Ho rispettato ed eseguito alla lettera ciò che prevede il documento normativo della Conferenza episcopale italiana, il Delicta Graviora, in caso di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori».

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L’attesa ora è tutta rivolta alla chiusura delle indagini da parte della Procura della Repubblica di Larino,indagini che dovrebbero chiudersi entro l’anno, e l’inizio del processo con i primi rinvii a giudizio. Giada, non soddisfatta della sentenza canonica attende con fiducia l’iter giudiziario civile. « Mi aspettavo una cosa diversa dalla sospensione, ossia le dimissione dallo stato clericale. Ora spero che la giustizia civile faccia il suo percorso. Sono fiduciosa perché don Marino ha confessato di aver abusato di me».

(Pubblicato il 09/09/2014)

http://www.primonumero.it/attualita/primopiano/articolo.php?id=17522

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.