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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

Un sondaggio sulla pedofilia boccia Bergoglio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Giugno 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Stando ai servizi della tv italiana, si direbbe che Bergoglio goda di una popolarità a dir poco straordinaria: semplice, alla mano, bonaccione, pronto a farsi delle belle e sonore risate, appare proprio come un nonnino universale, un vicino di pianerottolo, un buon parroco di campagna, se non addirittura un rivoluzionario dei costumi vaticani senza precedenti storici. L’apparenza inganna, mai proverbio fu più vero e potremmo constatarlo tutti se soltanto la stampa facesse parlare anche i suoi detrattori.

Lo prova un sondaggio realizzato dalla Rete L’Abuso fondata e diretta da Francesco Zanardi e incentrato proprio sulla sua persona: Giorgio Bergoglio alias papa Francesco. Un sondaggio coraggioso e rivelatore che si compone di appena cinque domande con l’obiettivo di capire qual è la percezione dello stato delle cose da parte dell’opinione pubblica e proporre possibili soluzioni già attuate con ottimi risultati in altri paesi.

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La partecipazione è stata davvero notevole, basti pensare che un sondaggio simile era stato proposto nel 2014 da “Il fatto quotidiano” che, sulla base già buona di un campione di circa 1600 votanti, ebbe un risultato coerente con quello ottenuto adesso dalla Rete L’Abuso su un campione di ben 4.010 votanti, raccolti sui vari social in soli 31 giorni.

Prima domanda: “Pensi che le misure adottate da Papa Francesco per contrastare la pedofilia nella Chiesa siano sufficienti?”. Il 15,1% ha risposto si mentre l’84,9% le ritiene insufficienti e questo nonostante la “tolleranza zero” tanto annunciata dalla Santa Sede e oggi assolutamente delusa.

Seconda domanda: “La Conferenza episcopale italiana ha deciso di non denunciare i preti pedofili “per tutelare la privacy delle vittime”. Sei d’accordo?” il 15,04% ha risposto di sì mentre il 84,96% ha risposto che non è per niente d’accordo.

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Terza domanda: “In molti Paesi europei le inchieste governative hanno accertato decine di migliaia di casi di violenza sui minori, inchiodando la Chiesa alle proprie responsabilità. Pensi che anche in Italia sarebbe utile una Commissione parlamentare d’inchiesta per fare piena luce sul fenomeno criminale della pedofilia nel clero?”. L’85,75% ritiene che sia utile e solo il 14,25% non la ritiene utile.
Il nostro paese infatti non ha mai quantificato l’entità del fenomeno sul territorio e non ha mai prodotto un dato pubblico ufficiale.

Quarta domanda: “Sai che dal 1985 un articolo di modifica del Concordato impone ai magistrati italiani di informare il vescovo riguardo i “procedimenti penali promossi a carico di ecclesiastici” appartenenti alla sua diocesi? Considerando che, di contro, mai nessun vescovo italiano ha denunciato un caso di violenza su minori, ritieni che il suddetto comma vada eliminato?”.  L’82,21% ha risposto sì mentre il 17,79% ritiene che questo articolo debba restare immutato. A tal proposito va ricordato che anche l’ONU nel 2014 chiese al governo italiano di rivedere alcuni articoli del Concordato tra Italia e Santa Sede tra i quali quelli che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia. Ma il Governo italiano si è guardato bene dal farlo.

Quinta domanda: “Molto spesso chi subisce una violenza da bambino trova la forza di denunciare dopo decenni, quando ormai il reato è prescritto. In Svizzera, il governo ha sospeso per sei mesi la prescrizione dando la possibilità a numerose vittime di denunciare le violenze subite. Pensi che sarebbe utile anche in Italia?”. L’87,95% ha risposto di sì e solo l’12,05% no.

In questi ultimi 15 anni, da quando emersero i primi casi negli Stati Uniti, al di là dei sermoni puntualmente riportati dai media, il Vaticano non ha ancora reso alle vittime nemmeno un risarcimento umano. Tocca dunque allo stato italiano il dovere di tutelare i propri cittadini anziché continuare a rendersi complice di crimini efferati come ha fatto fino ad oggi, rendendo sacrificabile la vita di tanti bambini e adolescenti.

“La Santa Sede – scrive infatti l’avvocato Carlos Lombardi, Procuratore della Rete dei sopravvissuti all’abuso sessuale ecclesiastico – non solo mantiene la rete di pedofilia istituzionalizzata e continua con la sua prolissa pratica di violare il diritto internazionale dei diritti umani, non solo non garantisce i diritti delle vittime, ma nega di informare le autorità statali e gli organismi internazionali dello stato dei suoi procedimenti interni”.

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“Si chiamano tribunali – spiega Francesco Zanardi – proprio come quelli civili, al loro interno si svolgono dei processi, proprio come nei tribunali civili, ma quello che non vi hanno detto, forse per leggerezza o forse solamente per incompetenza, è che al di la dell’analogia del nome hanno ben poco a che fare con i tribunali civili che tutti conosciamo.

Grazie ad alcuni dei nostri assistiti siamo riusciti ad avere prova di cosa accade durante quelli che la chiesa chiama processi canonici: la vittima è costretta a presentarsi senza il proprio difensore di fiducia, ma paradossalmente, con il consenso della vittima può assistere l’avvocato dell’imputato. Esattamente come è accaduto ai due giornalisti, Emiliano Fittipaldi e Gianluigi Nuzzi.

Durante questi processi, quando è presente la vittima, non lo è l’imputato e viceversa. Entrambi vengono sottoposti separatamente ad un interrogatorio dove vengono acquisite le varie informazioni che riguardano lo specifico caso. La vittima non può portare testimoni a suo favore, può certamente citarli, ma sarà discrezione del tribunale sentirli. Alla vittima non viene rilasciato inoltre nessun verbale e nessun documento nel quale emerga ciò che è stato verbalizzato durante la deposizione”.

Raffaella Mauceri

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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