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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » il-punto-della-rete-labuso » Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

Milano – Prete accusato di abusi, la Diocesi ha agito con scrupolo e coscienza?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Giugno 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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«La diocesi e la parrocchia di Rozzano – si legge in una nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano – hanno gestito il caso con scrupolo e coscienza, provvedendo cautelativamente a sollevare don Mauro Galli dal ministero e a trasferirlo a Roma per completare i suoi studi. Il trasferimento è avvenuto diversi mesi prima che fosse presentata la denuncia querela da parte del legale del giovane, intervenuta solo nel luglio 2014. Tutto questo in attesa che la giustizia faccia luce con il processo penale».

Curiosa la nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano che si precipita a precisare che sia la diocesi che la parrocchia di Rozzano hanno gestito il caso “don Mauro Galli” con scrupolo e coscienza.

Curiosa anche la precisazione rispetto alle tempistiche: la denuncia querela da parte del legale del giovane intervenuta nel luglio 2014 e quindi il misterioso trasferimento cautelativo antecedente!?!

Forse non è un caso che nella nota dell’Ufficio comunicazioni sociali della diocesi di Milano sia stato omesso di dire che la denuncia all’autorità ecclesiastica è avvenuta due giorni dopo la presunta violenza sessuale.

C’è da domandarsi cosa si intenda per gestione del caso con scrupolo e quale la definizione di coscienza.

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Il Vicario Generale Monsignor Mario Delpini braccio destro del Cardinale di Milano Angelo Scola, è stato informato per la prima volta del presunto reato dal Parroco di Rozzano don Carlo Mantegazza nel dicembre 2011 come lui stesso dichiara alla Questura.

Non solo, durante l’interrogatorio il Monsignore precisa che appresa la notizia da don Carlo nei giorni immediatamente successivi al presunto reato, si è recato a Rozzano convocando don Mauro Galli per essere relazionato sull’accaduto, dichiara che don Mauro stesso ammette di aver portato il minore nel suo letto dormendo insieme la notte oggetto del procedimento penale.

Riferisce alla squadra mobile che ha deciso lui stesso l’imminente trasferimento da Rozzano a Legnano avvenuto il 1 marzo 2012 come vicario parrocchiale delle parrocchie di S. Pietro S. Teresa del Bambino Gesù, precisando che era consapevole del nuovo incarico da lui stesso deciso ovvero la pastorale giovanile delle nuove parrocchie (esattamente come a Rozzano direttamente a contatto con i giovani).

Dichiara di aver successivamente informato “informalmente” l’arcivescovo in carica (Cardinale Angelo Scola). Cosa vorrà dire “informato informalmente?

Qual’è dunque lo scrupolo e la coscienza nella gestione di queste gravi vicende?

A questa domanda vengono in soccorso in modo chiaro ed inequivocabile le linee guida per i casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di Chierici approvato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel gennaio 2012 dove si legge:

– cap. 1 Notizie di condotte illecite e giudizio di verosimiglianza

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… Quando il Vescovo abbia notizia di possibili abusi in materia sessuale nei confronti di minori ad opera di chierici sottoposti alla sua giurisdizione, deve procedere immediatamente a un’accurata ponderazione circa la verosimiglianza di tali notizie
(Nel caso oggetto del procedimento penale, don Mauro stesso ammette al suo Vescovo Mons. Delpini di aver portato a letto il minore. C’è da chiedersi se con una fonte così di prima mano come quella dell’imputato stesso lo scrupolo della gestione della diocesi non avrebbe richiesto quantomeno l’indagine previa prevista dalle linee guida della CEI?)

Proseguendo la lettura delle linee guida:

– cap. 2  Indagine Previa

… Durante l’indagine previa il Vescovo dovrà adottare, ove lo ritenga necessario affinché si eviti il rischio che i fatti delittuosi si ripetano, provvedimenti nei confronti del chierico accusato, ferma restando la presunzione di innocenza fino a prova contraria. A tal fine, il semplice trasferimento del chierico risulta generalmente inadeguato, ove non comporti anche una sostanziale modifica del tipo di incarico.

Nonostante la “denuncia” del parroco Don Carlo all’autorità ecclesiastica (aveva immediatamente informato il Vicario Episcopale Monsignore Delpini), nonostante l’ammissione di don Mauro della circostanza di aver dormito con il minore nello stesso letto nella propria abitazione, la scrupolosa e coscienziosa gestione della diocesi e della parrocchia prevedono lo spostamento dell’imputato in altra parrocchia con il medesimo incarico esattamente in opposizione a quanto previsto dalle linee guida della CEI.


Ieri nel frattempo, si è tenuta la prima udienza del processo che è stato rinviato al prossimo 21 settembre prossimo.  Continueremo a seguire il caso con attenzione in attesa di conoscere la verità nella speranza che siano accertate tutte le diverse responsabilità.

L’Ufficio di Presidenza

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.