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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abuso sessuale » Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

Pedofilia, l’intrigo internazionale che imbarazza la Chiesa di Bergoglio

Redazione WebNews by Redazione WebNews
6 Aprile 2017
in Triveneto
Reading Time: 6 mins read
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di Federico Tulli

Forse è solo una coincidenza, o forse no. Di certo colpisce che proprio mentre assume dimensioni fuori controllo lo scandalo degli abusi clericali su giovani allievi nelle due sedi dell’Istituto cattolico A. Provolo per sordomuti in Italia a Verona e in Argentina a Mendoza, papa Bergoglio si faccia ritrarre mentre viene accarezzato da una bambina affetta da disabilità. La foto della carezza ricevuta da una bimba cieca ha campeggiato per giorni sulle prime pagine dei media italiani, restituendo l’immagine di un pontefice sempre sensibile alla sofferenza dei più piccoli. Di contro poco o nulla è stato scritto su una vicenda, anch’essa intrisa di sofferenza, che a papa Francesco e alla Santa Sede, ma anche alla nostra opinione pubblica, dovrebbe interessare particolarmente. Almeno stando ai continui e apprezzatissimi proclami di “tolleranza zero” lanciati dal pontefice argentino nei confronti dei chierici che risultano coinvolti in casi di pedofilia.

Proviamo allora a ristabilire una gerarchia delle notizie e partiamo dai fatti che stanno accadendo a Verona, riportando prima brevemente in luce una storia che si presumeva conclusa poco più di quattro anni fa.

«Una vita unicamente dedita alla preghiera e alla penitenza; divieto di qualsiasi contatto con i minori; assidua sorveglianza da parte di responsabili individuati dal vescovo di Verona». È la pena più pesante inflitta ai sacerdoti protagonisti di una delle più agghiaccianti vicende di abusi su minori compiuti in ambito ecclesiastico mai emerse in Italia. Il destinatario del «precetto penale» comminato dalla Santa Sede è don Eligio Piccoli, come si legge nella lettera che fu inviata il 24 novembre 2012 dal vicario giudiziale, monsignor Giampietro Mazzoni, all’avvocato delle vittime riunite nell’Associazione sordi Provolo. Per gli abusi compiuti nell’Istituto per bambini sordi Provolo di Verona, nel quale era educatore, Piccoli era stato riconosciuto colpevole al termine di una inchiesta indipendente affidata dalla Santa Sede a un magistrato “laico”, Mario Sannite.

Le accuse formulate da 67 giovani ospiti dell’Istituto sin dalla metà degli anni 80 e inascoltate per quasi 30 anni, riguardavano 25 persone tra sacerdoti e fratelli laici. Al termine dell’indagine Sannite ravvisò elementi di colpevolezza solo per tre di loro: don Piccoli, don Danilo Corradi e frate Lino Gugole. Per Corradi le accuse «non risultano provate», ma «stante il dubbio, la Santa Sede formulò nei suoi confronti un’ammonizione canonica, vale a dire una stretta vigilanza da parte dei responsabili dei suoi comportamenti». Corradi è pertanto rimasto prete ed è finito sotto il controllo di chi per anni ha ignorato le accuse nei suoi confronti. Ancor più sconcertante, se possibile, il paragrafo relativo al terzo uomo.

«Gugole – si legge nel testo – è affetto da una grave forma di alzheimer che lo rende del tutto incapace di intendere e di volere. È ricoverato in una casa di riposo presso l’ospedale di Negrar. Nessun provvedimento, stante la sua condizione, è stato preso nei suoi confronti». In realtà sarebbe difficile anche solo recapitargli di persona un telegramma, poiché, come mi raccontò il portavoce dell’associazione, Marco Lodi Rizzini, «Lino Gugole è morto nel 2011, con tanto di necrologi pubblicati sui giornali locali e i gazzettini parrocchiali».

Riguardo gli altri accusati la Santa Sede liquidò la faccenda affermando che su alcuni di loro si continuerà a indagare mentre per altri non è possibile perché deceduti oppure perché dimessi dall’Istituto. Tra i “prosciolti” figurano i nomi di don Nicola Corradi (che non è parente di don Danilo) arrestato nel novembre del 2016 a Mendoza con l’accusa di aver abusato alcuni minori nella sede argentina del Provolo in cui fu trasferito a metà anni 80 e di cui è direttore. E c’è quello dell’ex vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro, per il quale il 16 luglio 2015 papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto riguardante le sue «virtù eroiche», inserendolo tra i venerabili, primo passo verso la beatificazione. Il loro accusatore, Gianni Bisoli, nel 2012 era stato ritenuto inattendibile nonostante la minuziosa descrizione della stanza in cui era costretto a «masturbazioni, sodomizzazioni e rapporti orali».

In particolare, Bisoli ha sempre raccontato di essere stato violentato dal vescovo anche nel 1964, durante il suo ultimo anno di permanenza nell’istituto. Tuttavia, quando lo intervistai nel 2013 per uno dei miei libri su Chiesa e pedofilia, mi spiegò che il dottor Sannite gli fece vedere un documento firmato da don Danilo Corradi nel quale era apposta come data di sua dismissione dall’Istituto Provolo il 20 giugno 1963 (vedi foto).

La data quindi non coincideva con la ricostruzione fornita dalla presunta vittima. Ebbene, mi disse Bisoli, «sull’originale che mi fu mostrato la data ha un refuso, appare abrasa e modificata ed è scritta con una grafia diversa rispetto al resto del documento, ma soprattutto è antecedente a quella della mia ultima pagella a firma dell’insegnante don Eligio Piccoli, che ricordavo datata 27 giugno 1964». A nulla portarono le sue perplessità. Nonostante le evidenti manomissioni non fu creduto.

E qui veniamo all’oggi e a un misterioso furto avvenuto intorno al 20 marzo scorso nell’Istituto Provolo, denunciato dall’associazione sordi Provolo e da Bisoli, i quali hanno chiesto alla magistratura scaligera di indagare sulla «sparizione» di documenti inerenti proprio la vicenda degli abusi. Tra questi documenti ci sarebbe il foglio di congedo dalla scuola la cui copia Sannite mostrò a Bisoli nel corso dell’audizione. Il vecchio “Provolo” non è protetto da sofisticati sistemi d’allarme, del resto cosa può mai offrire un istituto scolastico ormai dismesso? Fatto sta che dei ladri sarebbero entrati con il fine di portar via delle carte apparentemente prive di valore.

C’è da dire che a gennaio è stata aperta un’inchiesta nei confronti dei responsabili del Provolo da parte della magistratura scaligera in seguito ad alcuni esposti presentati dall’associazione Rete L’Abuso. E che il 27 febbraio anche l’associazione sordi Provolo e Bisoli – che nel frattempo ha ritrovato la propria pagella del 1964 (vedi foto) – hanno depositato formale querela per la presunta manomissione del documento che potrebbe essere stato trafugato alcuni giorni fa dall’istituto Provolo. Certo, anche questo furto appare come una singolare coincidenza e fin qui non c’è nulla che possa far pensare diversamente. Staremo a vedere come evolve la situazione che per quanto appena scritto è legata a filo doppio con quanto sta accadendo al di là dell’Atlantico, nella sede dell’istituto presente nel Paese d’origine di papa Francesco.

In riferimento all’arresto di don Nicola Corradi, il 29 marzo, la Rete L’Abuso e l’ex allievo Gianni Bisoli, hanno chiesto tramite un esposto alla procura di Verona di accertare eventuali omissioni giuridicamente rilevanti “in capo ai soggetti preposti al controllo dell’operato dei sacerdoti pure in termini di insufficiente vigilanza o di negligenza nel mettere in atto le cautele necessarie ad impedire la reiterazione di gravi reati come quello di pedofilia”. Vale a dire i responsabili dell’istituto di Verona. La sede legale dell’istituto Provolo argentino sito in Mendoza e diretto da Corradi fino all’arresto risulta infatti coincidere con quella italiano, in Stradone Provolo 20, a dieci minuti a piedi dalle più famose attrazione turistiche del capoluogo scaligero: l’Arena e la casa di Giulietta.

Nei confronti di don Nicola, oggi 80enne, la magistratura italiana non è mai potuta intervenire per via della prescrizione ma il presidente della Rete l’Abuso, Francesco Zanardi, spiega che l’esposto serve ad appurare eventuali responsabilità della diocesi di Verona: «Abbiamo chiesto di verificare se ci sono state omissioni e negligenze, dal momento che Corradi era già stato denunciato dalle vittime italiane ben prima dei fatti di cui è accusato in Argentina, senza che venisse preso alcun provvedimento». L’obiettivo di Rete l’Abuso è far riaprire il caso anche in Italia. «Perché – si chiede Zanardi – don Corradi nonostante le accuse nei suoi confronti venne trasferito dalla Curia di Verona in un’altra sede, sempre a contatto con dei minori, invece di essere rimosso dai suoi incarichi?».

Ad intricare ulteriormente la vicenda e addensare nubi sull’Istituto Provolo, sulla diocesi di Verona e sulle strategie attuate dalla Santa Sede per gestire il fenomeno criminale degli abusi su minori compiuti personale ecclesiastico, c’è la recente notizia data dalla stampa argentina relativa a un mandato di cattura internazionale spiccato nei confronti di una suora dell’istituto Provolo di Mendoza, Kosaka KumiKo. La suora è accusata di complicità in abuso sessuale aggravato e secondo le fonti locali potrebbe essersi rifugiata in Paraguay dove l’Istituto cattolico veronese ha un’altra succursale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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