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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » conferenze » La strategia delle diocesi è sempre la stessa: prendersela con chi denuncia

La strategia delle diocesi è sempre la stessa: prendersela con chi denuncia

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Maggio 2013
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
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In aula il confronto tra periti. Per la difesa, il ragazzo ha disagi psichici e non sarebbe attendibile

PADOVA — Dubbi sull’attendibilità del ragazzo che dice di aver subito abusi dall’ex rettore del Seminario minore di Rubano, don Gino Temporin. A sollevarli sono gli avvocati della difesa del sacerdote che, nella prossima udienza, punteranno il dito sui problemi psicologici del giovane, già in cura presso alcune strutture psichiatriche. E intanto si allarga il fronte di chi difende l’imputato.A cominciare da don Giovanni Bortignon, che da ottobre dirige il seminario. «Ci metterei la mano sul fuoco…», dice. E intanto si dice certo che il suo predecessore, rinviato a giudizio per violenza sessuale sul seminarista all’epoca tredicenne, saprà dimostrare la sua innocenza. Non crede alla testimonianza del ragazzo, che oggi ha 22 anni e che ha raccontato ai giudici quanto successo nel 2004: carezze nelle parti intime, un rapporto sessuale completo e la promessa di non dire niente, eseguita «su una Madonnina in legno». La notizia del processo si è diffusa proprio nel giorno delle «Seminariadi », la maratona di sport ospitata giovedì a Padova per festeggiare i novant’anni del suo Seminario minore.

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L’evento ha richiamato oltre 300 giovani: «È stata una coincidenza sfortunata» ammette don Bortignon. «Ai ragazzi non abbiamo detto niente, per non rovinare questa giornata di festa. E non so ancora quali parole userò per dirglielo». Negli ultimi mesi, i prelati del Seminario hanno seguito gli sviluppi dell’inchiesta con trepidazione. «Pregavamo che la vicendanon uscisse sulla stampa, perché è assolutamente infondata. DonGino sta soffrendo ingiustamente e gli siamo sempre stati vicini: in 17 anni di rettorato ha visto passare centinaia di ragazzi, e non ha mai ricevuto nessuna accusa». Don Temporin non presta più servizio in Seminario: «A ottobre l’abbiamo invitato a messa per salutarlo e ringraziarlo, poi non è più venuto. Ora continua a svolgere il suo ministero partecipando a conferenze e incontri di preghiera».

Don Bortignon, che domenica incontrerà i genitori dei ragazzi in Seminario, rivolge anche un pensiero all’accusatore: «Non so perché si sia inventato questa storia. Spero che non si renda conto della sofferenza che ha arrecato a un prete, mettendo in dubbio la sua integritàmorale ». Anche i seminaristi si schierano in difesa di don Gino: «Se fosse vero mi cadrebbe unmito – dice Giacomo -. Don Gino è una persona devota, semplice e studiosa. Spero che questa vicenda non influenzi la vocazione, che rimane una scelta personale». «Conosco don Gino dalla quarta elementare – aggiunge Paolo, 20 anni – chi lo accusa ha certamente inventato tutto, magari per ripagare un contrasto avuto con don Gino».

Dal punto di vista giudiziario la tappa fondamentale sarà l’udienza fissata per giugno, quando parleranno i consulenti psichiatrici chiamati a verificare l’attendibilità del ragazzo. Secondo l’accusa delpmMaria Ignazia D’Arpa e stando alle tesi della parte civile, l’ex seminarista è credibile. Parere contestato dalla difesa di don Temporin, che con l’avvocato Paolo Marson intende verificare le capacità psichiche del giovane, che ha ammesso di essere in cura a Cernusco sul Naviglio, dopo che nel 2008 erano iniziati i ricoveri in strutture psichiatriche (prima a Teolo, poi ad Appiano Gentile). La prossima udienza sarà una tappa fondamentale perché il processo si basa solo sulle dichiarazioni delle due parti: le intercettazioni ambientali e il sequestro di pc e materiale cartaceo disposto dalla Squadra Mobile, avrebbero portato a poco.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Alessandro Macciò
Nicola Munaro
10 maggio 2013

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2013/10-maggio-2013/don-gino-dubbi-vittima-2121067436062.shtml

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.