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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » GIADA VITALE TORNA IN TV SUGLI ABUSI DI DON MARINO: “CHIEDO GIUSTIZIA”

GIADA VITALE TORNA IN TV SUGLI ABUSI DI DON MARINO: “CHIEDO GIUSTIZIA”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Febbraio 2017
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 4 mins read
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Portocannone. La ragazza di Portocannone coinvolta nel caso degli abusi da parte don Marino Genova, il quale ora si trova nel monastero di Santa Scolastica, a Subiaco alle porte di Roma, è tornata a raccontare nuovamente la sua storia in tv. In collegamento dallo studio del suo legale, Giuseppe D’Urbano, a Guglionesi, nel corso della trasmissione Pomeriggio 5 condotta da Barbara D’Urso. La 21enne ha ripercorso la vicenda e ha lanciato due appelli. Il primo rivolto al Santo Padre: «Ho scritto diverse volte al Papa, ma non ho mai ricevuto risposta. Lui chiede scusa per i preti pedofili ma perché non li caccia a calci nel sedere?». Il secondo è rivolto alla giustizia italiana: «Io il mio fascicolo è stato diviso in due tronconi e per la legge italiana dopo i 14 anni ero consenziente archiviando così tre anni di soprusi. Io chiedo che venga riaperto perché sono stata abusata per 4 anni non per due mesi». In diretta trasmesso anche uno sms di Don Marino che confessa gli abusi commessi.

Giada Vitale, la ventunenne molisana coinvolta nel caso di abusi sessuali da parte dell’ex parroco di Portocannone don Marino Genova, è tornata a raccontare la sua storia in televisione. Ospite della trasmissione “Pomeriggio 5”, condotta da Barbara D’Urso, la giovane era in collegamento video dallo studio del suo legale difensore Giuseppe D’Urbano.
La ragazza di Portocannone, incalzata dalla conduttrice, ha iniziato a raccontare sin dall’inizio la sua storia partendo da quell’aprile del 2009 quando «ero di ritorno da una ripetizione pomeridiana – all’epoca la Vitale frequentava la terza media e si stava preparando per gli esami – tornando a casa incontrai don Marino vicino alla chiesa. Aprì la porta, intrecciò le sue mani con le mie facendomi entrare in chiesa e poi conducendomi all’interno della sacrestia. Chiuse la porta e…iniziò tutto».

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Il racconto è proseguito elencando altri aneddoti ed episodi: «Mi ero operata al ginocchio e lui venne due volte a casa a trovarmi e per due volte si infilò nel mio letto, ero totalmente plagiata da lui. Controllava la mia mente». La conduttrice a questo punto chiede se avesse provato a confidarsi alla madre: «Si l’ho fatto ma mamma, in un primo momento non mi ha creduto, pensava che il mio stare male fosse dovuto alla scomparsa di mia nonna». Abusi che, stando al racconto, continuarono per quattro anni nei quali «ho cercato – ha spiegato Giada – di allontanarmi da lui: ho abbandonato il coro e anche la scuola e gli amici ma lui riusciva, con i suoi modi dolci e subdoli, sempre a tenermi vicino. Oggi, però, mi ritrovo senza diploma e senza amici: mi ha rovinato la vita per sempre».
All’epoca Giada riuscì a trovare la forza di raccontare la sua storia a una corista la quale ricevette un sms di conferma, sulla questione degli abusi subiti da Giada, proprio da Don Marino: «Ciao xxxx, quello che ho fatto è imperdonabile la colpa è solo mia e non ci sono scusanti perché lei è minorenne e poi perché io sono sacerdote. Vi chiedo perdono, perché ho fatto del male a lei, che invece di proteggere e aiutare a crescere l’ho rovinata e ho fatto del male a te perché ho sconvolto la tua vita ma soprattutto la tua anima e il tuo spirito. Ma una cosa è certa: stavo male ogni volta che stavamo insieme perché mi rendevo conto di tutto e dell’incoerenza nella mia vita e pregavo per lei perché potesse incontrare un bravo giovane e per me chiedevo al Signore e alla Mamma celeste la forza di superare questa situazione e imploravo ogni giorno la sua misericordia. Da quando il Signore mi ha dato la grazia di essere più forte e non cedere alla tentazione ho continuato a pregare invocando il suo perdono per noi due. Ed ora chiedo perdono a te per il male che ti ho fatto. Come posso mancarti di rispetto se ti ritengo una persona eccezionale e che il Signore ti ha scelto per aiutare la ragazza in questo momento difficile e far prendere ancora coscienza a me del male che le ho fatto? Ti sono e ti sarò sempre grato per aver trovato la forza di parlarmi e per preghiera che hai fatto in questo tempo per me. Ti benedico e prego per te».

La D’Urso ha inoltre ricordato di come Giada abbia scritto più volte al Santo Padre affinché prendesse a cuore la sua storia. Lettere che però non hanno mai ricevuto risposta. «Ho scritto diverse lettere al Papa, una glielo ho consegnata anche di persona – ha raccontato la Vitale – ma non ho mai ricevuta risposta. Il Papa, pubblicamente, chiede sempre e solo scusa per gli atti di pedofilia commessi da preti ma in concreto non fa nulla. Ma perché, invece, non li caccia dalla chiesa a calci nel sedere?». All’appello si è associata anche la D’Urso che ha aggiunto: «non è tollerabile che un prete che confessa di aver abusato di una ragazza possa continuare a celebrare le proprie funzioni religiose come nulla fosse successo». Funzioni che non è chiaro se abbia ripreso a svolgere, se dopo una sospensione di due anni abbia ripreso a celebrare messa. Dallo studio della trasmissione è partito un servizio che ha condotto l’ inviata della trasmissione fino al monastero di Santa Scolastica. L’inviata ha incontrato un confratello dell’ex parroco di Portocannone, al quale chiede se lo conosce e cosa faccia durante il giorno. «Certo, lo conosco – ha spiegato – durante il giorno volge alcuni lavoretti e rimane chiuso nella sua stanza». A questo punto, la giornalista ha chiesto di incontralo per potergli parlare e chiedere se abbia ripreso a celebrare messa, ma don Marino non c’è. « In questo momento non c’è: è fuori con l’Abate a fare alcuni commissioni» ha concluso il confratello.

Alessandro Corroppoli

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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