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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Febbraio 2017
in Il punto della Rete L'ABUSO, Triveneto
Reading Time: 2 mins read
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E’ il 1950. L’Italia si rialzava a fatica dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e il divario tra il ricco nord e il povero sud era quasi impercettibile. Nel nord-est, la parte dello stivale che di lì a poco sarebbe diventata l’area più industrializzata, i bambini sentono ancora i morsi della fame e andare avanti è dura. Ma a Verona i bambini sordi e muti potevano contare sull’aiuto della Chiesa misericordiosa. Don Antonio Provolo, morto giovanissimo nel 1842, ha fondato un istituto dove i ragazzini vengono allevati, cresciuti, educati ed aperti alla società e al mondo del lavoro grazie ai volontari della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, che dipende direttamente dalla Santa Sede e di cui fanno parte anche tanti preti.

Tra quelle mura, all’interno delle quali le stanze erano più simili a una cella che a una casa d’accoglienza, si trovano bambini di ogni età, come tanti ne erano passati. Ma quelli che vi entrano a partire dai primi anni ’50 troveranno la forza solo 30 anni più tardi di raccontare violenze e abusi che avrebbero subito. L’occasione sono le parole dell’allora Papa Ratzinger che dal pulpito più famoso condannava, solo teoricamente, gli episodi di pedofilia negli ambiti clericali.

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E’ il 2008, l’Istituto Provolo ha cambiato pelle ed è gestito esclusivamente da laici, ma un folto gruppo di presunte vittime, tutto tra i 50 e i 70 anni a parte il più giovane di 41 anni, lo mette sotto accusa sottoscrivendo un’accorata lettera corredata da un video alla più nota redazione di inchiesta del Belpaese: L’Espresso. Il contenuto è agghiacciante. Decine di persone riferiscono di volontari e sacerdoti ossessionati dal sesso e dai bambini, di violazioni fisiche e psicologiche, di palpeggiamenti, di rapporti sodomitici, rapporti sotto la doccia, nelle stanze del dormitorio e persino nei confessionali. Bambini obbligati a fare qualunque cosa pur di soddisfare le voglie perverse di quegli uomini travestiti da benefattori. Ma anche bambini costretti alle peggiori offese e punizioni corporali. Quello che chiedono le presunte vittime è la rimozione dei preti e dei volontari fino ad allora tutti in attività. Di rivolgersi alla magistratura non se ne parla, se reati ci sono stati sono tutti caduti in prescrizione. Invocare giustizia alla curia di Verona neanche a parlarne. Il vescovo Giuseppe Zenti minaccia querele se non si dimostrerà che i fatti corrispondano al vero, anche perché, sostiene, la denuncia sarebbe partita unicamente dalle affermazioni di una sessantina di persone che sono in contrasto con quanto riferito da altre decine di ospiti. Il prelato, inoltre, grida al complotto ritenendo la vicenda un’intera montatura organizzata dal rappresentante dell’associazione denunciante, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe teso una trappola alla Curia di Verona al fine di ricattarla.

Chiaramente le vittime non si inibiscono e continuano la loro battaglia in solitaria e, dopo qualche tempo, riescono a mettersi in contatto con Rete L’Abuso, la più vasta congregazione a difesa delle vittime di pedofilia e dei crimini commessi in ambito clericale. Francesco Zanardi, vittima dell’ex prete Nello Giraudo e coraggioso presidente dell’associazione, l’uomo che da solo ha portato alla luce e seguito i casi più gravi dal dopoguerra ad oggi, l’attivista più odiato dai parroci con l’anima macchiata, ha riunito in un video gli ex ospiti del Provolo e altri compagni di sventura. Insieme chiedono intervento e spiegazioni a Papa Francesco, che non può non sapere considerate le ammissioni confermate dal Vaticano e insieme urlano: “Adesso basta”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.