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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » liguria » «I casi di pedofilia? Guardiamo avanti»

«I casi di pedofilia? Guardiamo avanti»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
4 Febbraio 2017
in Liguria
Reading Time: 3 mins read
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Il vescovo Marino: Savona ripiegata su se stessa, non rimuoviamo il passato ma guariamo dalle ferite

SILVIA CAMPESE SAVONA.

«Invito i savonesi a intraprendere un percorso di guarigione della memoria. Non rimuovere, ma imparare a guardare avanti». Risponde così il nuovo vescovo Calogero Marino, invitato a esprimersi sul dramma della pedofilia, che ha sconvolto la diocesi savonese. Ieri mattina, in visita al Campus di Legino, come aveva promesso sin dai primi giorni del suo insediamento, lo scorso 15 gennaio, don Gero (come ama farsi chiamare) ha voluto conoscere l’università savonese confrontandosi con gli studenti, in modo informale, senza sottrarsi alle domande dei ragazzi, nell’aula magna e, poi, in giro per le strutture e le palazzine della cittadella. Il tutto lontano dall’ufficialità: no all’abito talare, nessun accompagnatore. Soltanto lui, con la sua Punto grigia, con cui ha raggiunto, dal vescovado, l’università, in uno stile improntato alla semplicità, molto vicino a quanto predicato e messo in atto da Papa Francesco. «Dagli incontri che sto avendo in questo primo periodo–ha detto-ho percepito una città, per alcuni versi, ripiegata su se stessa. Persino nei rapporti con Genova, “nemica” di Savona, come si legge nei libri di storia, eppure percepita, ancora oggi, da alcuni anziani, come rivale. Bisogna imparare a guardare avanti: custodire la memoria del passato, ma investire sul futuro». Infastidito dalla domanda ricorrente, relativa alla pedofilia e ai drammatici casi che si sono verificati nella diocesi savonese, il vescovo Marino ha sottolineato il concetto di “«guarigione della memoria»: affrontare il passato, ma non restarne imprigionati. Un invito in diretto a voltare pagina, senza ignorare, o rimuovere, ciò che è accaduto. Al punto che il vescovo ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare le vittime di pedofilia, aderenti alla Rete l’Abuso, presieduta da Francesco Zanardi. «Sono disponibile a incontrare chiunque me lo chieda», ha chiosato sull’argomento. Un tema delicato, che monsignor Marino ha utilizzato come punto di partenza per una riflessione sul ruolo educativo degli adulti: i genitori, i docenti, ma anche i sacerdoti. «I nostri giovani–ha sottolineato–hanno bisogno di essere accompagnati, non invasi. Hanno bisogno di fiducia. Hanno bisogno, ancora, di avere al proprio fianco, adulti capaci di autorevolezza. Fior fiore di psicanalisti ha parlato di una società senza padri: un problema che riguarda anche la nostra chiesa. Si deve educare a giusta distanza. Non troppo vicini, ma nemmeno troppo distanti. Quella degli scout è una buona palestra di umanizzazione e vedo che, a Savona,i gruppi sono molto attivi». Una città da “annaffiare” ha detto il vescovo con una metafora. «A casa avevo una pianta quasi del tutto secca– ha raccontato -. La davo ormai per morta, ma poi, non so nemmeno il perché, le ho dato un po’ d’acqua. Si è ripresa e ho iniziato,ogni giorno, a innaffiarla. Credo che il meccanismo sia simile a quello che serve anche qui rispetto al rapporto con il passato e con il futuro». Parole accolte con interesse dai ragazzi, che hanno donato al vescovo la maglia del Campus. «Gli adulti che non si divertono – ha detto- non sanno fare i genitori, i docenti e nemmeno i preti. Qui vedo tanta passione, tanta cura nelle strutture, di grande bellezza. Ho studiato Legge in via Balbi a Genova, ma qui vedo un ambiente più accogliente e piacevole». Calogero Marino, accompagnato dal delegato del rettore,Federico Delfino, ha voluto conoscere le dotazioni tecnologiche del Campus, dalla centralina del controllo energetico, alla biblioteca multimediale. Ha parlato con gli studenti chiedendo a ciascuno di presentarsi informandosi sulle materie di studio, il paese di provenienza. A un giovane libanese ha detto: «Mi piace imparare dai giovani. Mi piacerebbe imparare la tua lingua». Affrettato nel salutare i ragazzi ai tavoli di studio, si è lasciato scappare, con i docenti, il timore di «far perdere tempo agli altri. È la mia paura costante». Una stretta di mano a tutti e via, sulla sua utilitaria.

IL SECOLO XIX del 04-02-17

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.