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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » lombardia » Pedofilia, “gli abusi di don Inzoli durante le confessioni”: le motivazioni della condanna

Pedofilia, “gli abusi di don Inzoli durante le confessioni”: le motivazioni della condanna

Redazione WebNews by Redazione WebNews
25 Novembre 2016
in Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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MILANO – Toccava i ragazzini anche durante le confessioni, e per convincerli della bontà delle molestie sessuali citava brani del Vecchio Testamento, la relazione filiale fra Abramo e Isacco. Sono uscite le motivazioni della sentenza di condanna a quattro anni e nove mesi di reclusione nei confronti di don Mauro Inzoli, ai tempi uno dei massimi dirigenti di Comunione e Liberazione, accusato di pedofilia e a suo tempo condannato al ritiro a vita privata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede.

Oltre venti pagine che mettono nero su bianco la seconda passione di don Inzoli – oltre a quella per il lusso, il suo soprannome infatti è ‘don Mercedes’. Abusava sui minori della Gioventù studentesca – i ragazzi di Cl – un po’ dappertutto: nei soggiorni estivi e invernali della comunità, in ospedale, durante le confessioni. Lo faceva “approfittando con spregiudicatezza della propria posizione di forza e di prestigio, tradendo la fiducia in lui riposta dai giovani nei momenti di confidenza delle proprie problematiche personali ed anche nel corso del sacramento della Confessione, ammantando talora le proprie condotte di significato religioso così confondendo ulteriormente i giovani”, così scrive il gup Letizia Platè. La condanna per Inzoli è avvenuta per le molestie sessuali compiute, dal 2004 al 2008, su cinque ragazzini, 12 anni il più giovane, 16 il più grande, vittime di una “forte sottomissione psicologica”. Ma i casi sarebbero molti di più, come aggiunge il giudice: “Una pluralità indiscriminata di soggetti, all’epoca minorenni”, abusati “sin dalla metà degli anni Novanta”. Ma sono casi ormai prescritti.

Un ragazzo racconta che nel 1996 don Inzoli lo toccò “nel corso della confessione” e che alla sua richiesta di spiegazioni, il leader carismatico di Cl giustificò gli atti sessuali “facendo riferimento ad una sorta di ‘battesimo dei testicoli’ che gli aveva presentato come un rituale ebraico citato nell’Antico Testamento come segno dell’affetto del padre nei confronti del figlio”. Dentro la comunità in molti sapevano di ciò che faceva don Mercedes: “Se ne parlava in modo ironico” e tra i ragazzi “c’erano scambi di battute e scherzi”. Un altro ragazzo che frequentò fino al 2004 il gruppo racconta: “Si ironizzava sul fatto che don Mauro adorasse maneggiare il cambio e quindi si accennava ironicamente a una sua ipotetica passione per le corse automobilistiche e quando alcuni giovani mi chiedevano se anche a me avesse fatto il gran premio, ho capito a cosa alludessero e come tali comportamenti fossero frequenti…”. Un altro ancora ricorda che “quando, nell’estate del 2004, uno dei suoi amici aveva saputo di essere stato designato per dormire nella stanza d’albergo insieme a don Inzoli, aveva espresso il suo disappunto: ‘Che palle andare a dormire da don Mauro, ti tiene sveglio tutta la notte e continua a toccarti'”.

Nel 2014 fu lo stesso papa Francesco a stabilire che “in considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza. Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano”. Ma la giustizia italiana non si era ancora mossa. Lo fece dopo un esposto alla procura del deputato di Sinistra Italiana Franco Bordo, andato avanti nonostante l’ostruzionismo del Vaticano.

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http://milano.repubblica.it/cronaca/2016/11/25/news/cremona_motivazioni_condanna_inzoli-152773395/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.