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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » Pedofilia, cardinale Barbarin sotto accusa in Francia. Valls: “Si assuma responsabilità”

Pedofilia, cardinale Barbarin sotto accusa in Francia. Valls: “Si assuma responsabilità”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
16 Marzo 2016
in World
Reading Time: 3 mins read
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L’arcivescovo di Lione è accusato di aver coperto sacerdoti responsabili di molestie sui bambini. Lui si difende: “Mai nascosto casi”. I vescovi transalpini: “Prioritario fare verità”

di ANDREA GUALTIERI

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IN Italia avevano imparato a conoscerlo ai tempi del conclave che ha eletto Bergoglio: Philippe Barbarin arrivava alle riunioni plenarie in sella alla sua bici,anche quando pioveva. Ora però, a tre anni di distanza, il cardinale francese arcivescovo di Lione si trova sotto ad un diluvio di polemiche. Su di lui è infatti piombata l’accusa di aver coperto due sacerdoti pedofili: il primo, padre Bernard Preynat, è accusato da un gruppo di ex scout; l’altro, padre Jérome Billioud, è accusato da un uomo da parte del quale è stata sporta ora una denuncia proprio contro Barbarin.

Entrambi i casi, in realtà, sono avvenuti quando l’attuale cardinale non era alla guida della diocesi. Quello che viene contestato al presule, però, è di non aver rimosso i responsabili delle molestie sui bambini. L’uomo che accusa Billioud, in particolare, dopo anni di silenzio, aveva sporto denuncia a carico del prete pedofilo: era il 2009 e il reato era ormai prescritto, per cui il caso era stato archiviato. In quell’occasione però la vittima aveva incontrato Barbarin, che gli avrebbe detto di conoscere la vicenda e di sapere che il sacerdote aveva già subito una condanna per esibizionismo. Barbarin, racconta Pierre, si era “scusato a nome del prete”, ma non aveva preso nessun altra iniziativa “per proteggere i bambini, lo ha lasciato allo stesso posto”. Per questo, l’uomo ha deciso di denunciare il prelat e ha ottenuto l’apertura di un’indagine preliminare a suo carico.

L’altra denuncia nei confronti del cardinale, quella relativa al caso di Preynat, arriva da un’associazione di vittime degli abusi che lo accusa di essere stato a conoscenza del fatto che il prete aveva abusato sessualmente di alcuni giovani tra il 1986 e il 1991 e di aver taciuto. Preynat, incriminato a gennaio, ha nel frattempo ammesso molte delle vicende che lo riguardano. Barbarin, invece, si difende in modo deciso: “Non ho mai nascosto alcun caso di pedofilia”. Il porporato, tramite una nota della diocesi, afferma che “pur comprendendo il dolore di ogni persona vittima di atti tanto più inammissibili in quanto commessi da un sacerdote” non può “non manifestare sua profonda incomprensione di fronte a questa denuncia”. La curia aggiunge che “è evidente che in nessun caso lui ha messo in pericolo la vita di altri né incoraggiato qualcuno a suicidarsi” e “chiede solennemente che si lasci la giustizia indagare con serenità”.

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Le pressioni però sono altissime, tanto che il premier francese Manuel Valls ha inviato il presule ad “assumersi le sue responsabilità”, “Parli e agisca”, ha detto l’esponente di governo che, a chi gli chiedeva se Barbarin debba dimettersi, ha risposto: “È una sua responsabilità, ma deve anche comprendere il dolore. Non mi aspetto parole, ma fatti”. Attacchi davanti ai quali il cardinale ha reagito affermando: “Consiglierei a Manuel Valls di moderare le sue affermazioni. Ma non ha altro da fare che pronunciarsi su un dossier che non conosce, visto che i magistrati non comunicano gli elementi della procedura? Sono stupefatto”.

Uno scontro che sta creando imbarazzo anche nella Conferenza episcopale francese, riunita proprio in questi giorni: “Voglio dire, a nome di tutti, che i vescovi di Francia hanno una volontà: dire la verità alle vittime. È questa la priorità che deve guidare tutte le nostre azioni di fronte a queste vicende così dolorose”, ha detto monsignor Georges Pontier, presidente dei vescovi transalpini. E un commento è arrivato anche dalla Santa Sede, tramite il portavoce padre Federico Lombardi, che alla Radio Vaticana d’Oltralpe ha sottolineato: “Un tribunale francese ha recentemente aperto un’indagine, è opportuno attendere i risultati”. Nei giorni scorsi il Vaticano era stato scosso da un altro filone d’indagine sulla copertura della pedofilia, quello relativo al cardinale australiano George Pell. Appena ieri, invece, la Conferenza episcopale italiana ha inaugurato la riunione del consiglio permanente che ha all’ordine del giorno la riforma del clero e della sua formazione, perché, ha detto Bagnasco, “alla luce di alcune recenti circostanze ogni volta che si accerta un caso di pedofilia si rinnova in noi il dolore e la vicinanza alle vittime e ai familiari”.

http://www.repubblica.it/vaticano/2016/03/15/news/pedofilia_bufera_in_francia_sul_cardinale_barbarin_valls_si_assuma_responsabilita_-135554021/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.