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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Le accuse contro tre frati francescani in Pennsylvania

Le accuse contro tre frati francescani in Pennsylvania

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Marzo 2016
in World
Reading Time: 4 mins read
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Secondo la procuratrice hanno permesso che un frate accusato di abusi sessuali su minori continuasse a lavorare con i bambini

Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti martedì 15 marzo i pubblici ministeri dello stato americano della Pennsylvania hanno accusato tre frati francescani di aver favorito abusi contro decine di bambini. Secondo i pubblici ministeri nonostante i tre accusati fossero a conoscenza delle accuse contro il frate Stephen Baker su presunti abusi sessuali risalenti agli anni Ottanta, i tre uomini avrebbero continuato ad assegnare a Baker incarichi che prevedessero contatto con dei bambini fino al 2010. Quando le accuse nei suoi confronti diventarono pubbliche nel 2013, Baker si suicidò all’età di 62 anni nel monastero dove viveva.

Lunedì scorso i pubblici ministeri hanno annunciato che i tre uomini a cui era affidata la supervisione di Baker – i frati Anthony M. Criscitelli, 61 anni, Robert J. D’Aversa, 69, e Giles A. Schinelli, 73 – sono stati accusati di associazione a delinquere e di aver messo in pericolo l’incolumità di minori.
«Queste persone sapevano che nella loro organizzazione c’era un uomo che abusava dei bambini. Ma hanno continuato ad affidargli incarichi in cui aveva moltissime possibilità di molestare dei bambini», ha dichiarato la procuratrice generale della Pennsylvania Kathleen Kane, «Il loro silenzio ha arrecato dolore e sofferenza smisurati a tantissime vittime. Questi uomini hanno finto di non vedere quello che veniva fatto a dei bambini innocenti che avrebbero dovuto proteggere». L’ufficio di Kane ha condotto anche un’indagine all’interno della diocesi di Altoona-Johnstown, in Pennsylvania, che questo mese ha portato a un rapporto incriminante del gran giurì. Il rapporto elenca dettagliatamente i presunti abusi commessi da 35 preti americani negli anni Cinquanta, senza però suggerire accuse formali contro nessuno di loro: la maggior parte dei preti citati nel rapporto sono morti, e in alcuni casi sono già scattati i termini per la prescrizione. Ma quando il gran giurì si è concentrato sul distretto amministrativo di Hollidaysburg in Pennsylvania, e in particolare sui frati francescani del terzo ordine regolare della provincia ecclesiastica dell’Immacolata Concezione, ha valutato che ci fossero gli estremi per accusare tre uomini che ricoprivano l’incarico di padri provinciali all’interno dell’organizzazione, che stando ai pubblici ministeri avevano il compito di decidere a che zona assegnare ogni frate. Criscitelli, D’Aversa e Schinelli furono quindi le persone che assegnarono a Baker gli incarichi che il frate sfruttò per molestare per anni dei minori.

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Secondo Marci Hamilton, una ricercatrice di diritto costituzionale della Yeshiva University e importante avvocato che si è occupata di casi di abusi sessuali su minori, la decisione della Procuratrice generale della Pennsylvania di accusare i supervisori di un presunto molestatore è un caso raro: «Stiamo assistendo a un graduale miglioramento nel modo in cui i pubblici ministeri considerano e gestiscono casi come questo. È un messaggio di sostegno concreto non solo per le vittime di Baker, ma anche per tutte le persone che hanno subito abusi negli Stati Uniti». Stando a Hamilton, negli Stati Uniti dei supervisori della Chiesa cattolica sono stati accusati di aver messo in pericolo dei bambini in soltanto altre tre occasioni. Il primo caso, sempre in Pennsylvania, portò all’arresto di un prete di Philadelphia nel 2012, e secondo Hamilton ha creato un precedente importante: «Il supervisore non deve necessariamente entrare in contatto diretto con i bambini per essere ritenuto responsabile della loro incolumità». Hamilton ha anche sottolineato che le recenti accuse sono le prime di questo genere a essere mosse contro un ordine religioso: ordini come quello dei francescani sono famosi per la loro segretezza, ma l’omogeneità nell’organizzazione dei monasteri a livello mondiale potrebbe aiutare i pubblici ministeri anche al di fuori degli Stati Uniti ad avviare procedimenti simili a quello della Pennsylvania. «È un fatto rivoluzionario: un pubblico ministero non aveva mai accusato un ordine di preti in passato», ha detto Hamilton.

L’ordine francescano americano ha diffuso un comunicato sulla vicenda:

Siamo profondamente rattristati dalla notizia diffusa oggi dall’ufficio della Pennsylvania della Procuratrice generale. Con compassione verso le vittime e le loro famiglie, e anche per la famiglia cattolica e l’intera comunità, la Provincia e la sua guida religiosa hanno collaborato con l’ufficio della procuratrice generale per l’intera durata dell’indagine, nella speranza di poter far luce su eventi che la stessa Provincia fatica a comprendere.

La Provincia porge le sue più sincere scuse alle vittime e alle comunità colpite, invitando la comunità a unirsi alle sue preghiere per la guarigione e la comprensione, e per tutti i preti e i fratelli che onorano la propria vocazione e la Chiesa.

Secondo il Pittsburgh Post-Gazette, prima della morte di Baker l’ordine francescano aveva raggiunto un accordo nell’ambito di una causa intentata da 11 persone che sostenevano di aver subito abusi da Baker negli anni Ottanta e Novanta, quando il frate lavorava in una scuola in Ohio. Successivamente altri 25 studenti della Bishop McCort Catholic High School di Johnstown in Pennsylvania – dove Baker aveva insegnato dal 1992 al 2000 – dissero di aver subito abusi da Baker. Secondo il gran giurì oggi oltre 80 studenti della scuola hanno dichiarato di aver subito abusi da Baker. Stando ai pubblici ministeri Baker faceva da allenatore di atletica agli studenti, nonostante non avesse la formazione per farlo. Baker poi toccava i genitali dei ragazzi e li penetrava con le dita.

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I pubblici ministeri hanno sottolineato come i preti avessero avuto diverse opportunità per fermare Baker: Schinelli aveva fatto sottoporre Baker a una perizia psicologica che aveva evidenziato che non sarebbe dovuto stare a contatto con i bambini, ma successivamente Schinelli assegnò Baker alla Bishop McCort. D’Aversa ritenne fondata un’accusa per abusi sessuali contro Baker e lo rimosse dalla scuola, per poi affidargli la gestione di alcuni rifugi notturni per ragazzi in giro per gli Stati Uniti e, nel 2008, assegnarlo al St. Aloysius College, dove il gran giurì ha scoperto che Baker abusò di tre minori. Sempre secondo i pubblici ministeri, infine, Criscitelli permise a Baker di lavorare in un centro commerciale, ancora una volta intorno a dei bambini.

http://www.ilpost.it/2016/03/16/pedofilia-pennsylvania/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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